✕

Klimov: “Pronti a integrare i popoli che vogliano unirsi alla Federazione”

Ascolta l'audio

Intervista al senatore di Russia Unita
2 minuti di lettura

MOSCA - Da uomo che naviga nella politica russa dagli anni Novanta, il senatore del partito Russia Unita Andrej Klimov evita abilmente di confermare le voci su un imminente referendum nel Donbass o a Kherson, ma dice: "Ci sono tutti gli strumenti legislativi per soddisfare il desiderio di chi voglia entrare a far parte della Federazione russa". Vicecapo della commissione Esteri del Consiglio legislativo, la Camera alta del Parlamento russo, Klimov del resto è l'autore della legge "Sulla procedura di incorporazione nella Federazione Russa e sulla formazione di un nuovo territorio federale al suo interno" che nel 2014 ha permesso la ratifica dell'annessione della Crimea.

Quando si potrà dire conclusa "l'operazione militare speciale"?
"Lo sarebbe già se l'Occidente non impedisse agli ucraini di svolgere normali negoziati con noi e non fornisse a Kiev armi, mercenari, dati di intelligence ed altra assistenza te…

MOSCA - Da uomo che naviga nella politica russa dagli anni Novanta, il senatore del partito Russia Unita Andrej Klimov evita abilmente di confermare le voci su un imminente referendum nel Donbass o a Kherson, ma dice: "Ci sono tutti gli strumenti legislativi per soddisfare il desiderio di chi voglia entrare a far parte della Federazione russa". Vicecapo della commissione Esteri del Consiglio legislativo, la Camera alta del Parlamento russo, Klimov del resto è l'autore della legge "Sulla procedura di incorporazione nella Federazione Russa e sulla formazione di un nuovo territorio federale al suo interno" che nel 2014 ha permesso la ratifica dell'annessione della Crimea.

Quando si potrà dire conclusa "l'operazione militare speciale"?
"Lo sarebbe già se l'Occidente non impedisse agli ucraini di svolgere normali negoziati con noi e non fornisse a Kiev armi, mercenari, dati di intelligence ed altra assistenza tecnico-militare 24 ore su 24. È difficile spegnere l'incendio con la benzina. Quanto prima risolviamo questi problemi, tanto meglio sarà per i popoli che abitano tutti insieme in questo grande territorio da più di mille anni. La domanda "Quando finirà?" andrebbe indirizzata a Londra e a Washington".

Nikolaj Patrushev ha detto che l'Ucraina verrà "disintegrata" in più Stati. Come pensate di farlo? Annetterete il Donbass? Riconoscerete altre Repubbliche popolari dopo Donetsk e Lugansk?
"La Russia ha annunciato gli obiettivi di quest'operazione militare speciale. Li conoscete già. Il primo è difendere le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk nell'ambito dei loro precedenti confini. Il secondo è smilitarizzare l'Ucraina, cioè privarla della possibilità di ricorrere a qualsiasi atto di aggressione nei confronti del nostro Paese. Il terzo è denazificare. Un altro obiettivo è far tornare l'Ucraina allo status di neutralità proclamato insieme all'indipendenza nel 1991 da loro stessi. Infine: privare l'Ucraina della possibilità di usare armi nucleari. Ma nel frattempo il mondo sta cambiando. In Ucraina c'è tanta gente stufa di questa guerra civile che cerca soluzioni per garantirsi una vita pacifica. Ma spetta a loro decidere come sistemare la loro vita. Noi rispetteremo la loro decisione".


Il deputato della Crimea Mikhail Sheremet ha proposto ad esempio di ripristinare il "governatorato della Tauride". Davvero non avete varie opzioni sul tavolo?
"Se ci sarà un'espressione ufficiale della volontà del popolo di un certo territorio, in tal caso si potrà valutare e reagire in un modo o in un altro. Se una tale espressione non c'è, non c'è niente di cui discutere dal punto di vista ufficiale".

Lei stesso però ha accolto con favore la volontà dell'Ossezia del Sud di tenere un referendum sull'annessione. Anche il leader separatista di Lugansk Leonid Pasechnik ha annunciato un'imminente iniziativa simile. E da giorni si parla dei preparativi di un voto a Kherson...
"Sono uno degli autori della legge in base alla quale la Crimea è entrata a far parte della Federazione russa nel 2014. La legge risale al 2001. L'obiettivo non era l'espansione del territorio russo come tale, ma avere la possibilità giuridica di soddisfare le esigenze di certi popoli: sia quelli che vivono all'interno del nostro Paese qualora vogliano creare nuovi territori federali, sia di quelli che teoricamente potrebbero chiedere di aderire al nostro spazio comune. Però il primo passo è che siano loro stessi a svolgere un referendum".

E qual è nei vostri piani il destino politico di Volodymyr Zelensky dopo il completamento dell'operazione?
"Non considero Zelensky un politico. Credo sia un buon attore che interpreta con successo il proprio ruolo di presidente dell'Ucraina secondo il copione sfornato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Temo che lo possano annientare i suoi stessi padroni a Londra o Washington, perché è un testimone di troppo, è a conoscenza di troppe cose. La sua vita è in pericolo. Mi dispiace anche un po' per lui, ma se ricordo quali crimini vengono compiuti in nome e per conto suo, questo dispiacere se ne va via subito. Poroshenko, Janukovich, Kuchma erano politici, Zelensky è un pagliaccio. Non è una figura retorica, non è una mia iperbole, ma è un fatto".