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Affari e politica: perché Erdogan è andato in Arabia Saudita per incontrare Bin Salman dopo il caso Khashoggi

(reuters)
La visita del presidente turco a Riad segna una svolta nei rapporti tra le due potenze dl Medio Oriente, dopo le tensioni scoppiate con le primavere arave e deflagarte dopo l'omocidio del giorbalista dissidente saudita
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La stretta di mano e l'abbraccio a Riad tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il principe erede al trono saudita, Mohammed Bin Salman (mbs), segnano una svolta nei rapporti tra le due potenze del Medio Oriente, dopo anni di tensioni iniziate nel 2011 con le primavere arabe e deflagrate nel 2018, dopo l'assassinio a Istanbul del giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi.

Khashoggi fu ucciso da un commando di sicari inviati da Riad: Erdogan non ha mai accusato esplicitamente Mbs dell'omicidio ma ha attribuito "ai livelli più alti" della monarchia saudita la responsabilità di aver ordinato l'operazione. Quella presa di posizione costò alla Turchia il boicottaggio su larga scala delle merci turche in Arabia Saudita, e un quasi congelamento dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. Alle accuse di Ankara seguì un rapporto dell'intelligence americana che confermava la responsabilità di Mbs come mandante dell&…

La stretta di mano e l'abbraccio a Riad tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il principe erede al trono saudita, Mohammed Bin Salman (mbs), segnano una svolta nei rapporti tra le due potenze del Medio Oriente, dopo anni di tensioni iniziate nel 2011 con le primavere arabe e deflagrate nel 2018, dopo l'assassinio a Istanbul del giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi.

Khashoggi fu ucciso da un commando di sicari inviati da Riad: Erdogan non ha mai accusato esplicitamente Mbs dell'omicidio ma ha attribuito "ai livelli più alti" della monarchia saudita la responsabilità di aver ordinato l'operazione. Quella presa di posizione costò alla Turchia il boicottaggio su larga scala delle merci turche in Arabia Saudita, e un quasi congelamento dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. Alle accuse di Ankara seguì un rapporto dell'intelligence americana che confermava la responsabilità di Mbs come mandante dell'omicidio. La Turchia condivise le prove raccolte con gli Stati Uniti e con l'Onu e i dettagli sull'omicidio - compreso l'utilizzo di una motosega per smembrare il corpo di Khashoggi, circostanza che contribuì a gettare una luce cupa sull'immagine di sovrano illuminato e riformatore su cui Mbs ha investito tutto il suo capitale politico. La svolta è arrivata tre settimane fa quando la Turchia ha autorizzato il trasferimento del processo che ha come imputati 26 funzionari sauditi, accusati di aver ucciso KHashoggi, da una corte di Istanbul alla capitale saudita, preludio alla vista di Stato. 

"Siamo pronti ad aprire una nuova era nelle nostre relazioni. Rafforzare la cooperazione in aree come la Difesa e la finanza, di mutuo interesse", ha detto Erdogan alla vigilia della partenza. Il viaggio in Arabia Saudita ha un duplice significato. Il primo è politico: fin dal 2011, con lo scoppio delle primavere arabe, Riad ha accusato la Turchia di finanziare e sostenere i Fratelli Musulmani, considerati una minaccia esistenziale dalle monarchie del Golfo e in particolare delle autorità politiche e religiose del Regno. Nell'ultimo anno però Erdogan ha parzialmente virato la politica estera turca, riallacciando i rapporti con vecchi avversari come gli Emirati arabi, l'Egitto, l'Armenia, ma anche Israele e provando a rinsaldare le relazioni con l'Occidente, indebolite dal ruolo ambiguo della Turchia che è membro della Nato (Ankara per esempio ha acquistato sistemi di Difesa russi S-400), dalle dispute sulle esplorazioni nel Mediterraneo orientale, e dalle violazioni dei diritti umani.

Il raivvicinamento con Riad rientra nella nuova strategia turca. Ma la ragione principale della svolta diplomatica è economica: la Turchia sta affrontando una profonda crisi economica, con l'inflazione che il mese scorso ha sforato il tetto del 60% e i prezzi dei beni di prima necessità schizzati alle stelle. Ha bisogno di recuperare il mercato saudita per la vendita dei suoi prodotti ma anche di attrarre nuovi investimenti esteri di qualità. Nella primavera del 2023 in Turchia si voterà, Erdogan deve fronteggiare e far rientrare la crisi prima del voto, al ragione che ha spinto il governo turco nell'ultimo anno ad avviare un processo di normalizzazione con molti dei vicini dell'area, un tempo considerati avversari se non apertamente nemici.