✕

Chi è Weijian Shan, il miliardario cinese che ha osato sfidare il Partito per la strategia Zero Covid

Il presidente Xi Jinping in videocollegamento al Boao Forum (reuters) 
L'accusa di uno degli uomini d’affari più di successo di tutta l’Asia: "Penso che il malcontento popolare in Cina sia al punto più alto degli ultimi 30 anni"
2 minuti di lettura

PECHINO - Non è solito criticare il Partito. Anzi, è sempre stato un tenace sostenitore delle politiche del presidente Xi Jinping: dalle campagne nel Xinjiang contro la minoranza musulmana degli uiguri fino alla riconquista di Taiwan. Eppure in questi giorni la voce di Weijian Shan, miliardario, uno degli uomini d’affari più di successo di tutta l’Asia, a capo del fondo di private equity Pag, è quella che sta facendo più rumore contro la politica zero Covid che la Cina di Xi si ostina a portare avanti, nonostante le dure restrizioni che la strategia del presidente sta causando alla vita delle persone e all’economia cinese.

"Penso che l'economia cinese in questo momento sia nella condizione peggiore degli ultimi 30 anni”, ha detto qualche giorno fa durante una riunione il cui video è stato recuperato dal Financial Times. "Il sentimento del mercato verso le azioni cinesi è al punto più basso d…

PECHINO - Non è solito criticare il Partito. Anzi, è sempre stato un tenace sostenitore delle politiche del presidente Xi Jinping: dalle campagne nel Xinjiang contro la minoranza musulmana degli uiguri fino alla riconquista di Taiwan. Eppure in questi giorni la voce di Weijian Shan, miliardario, uno degli uomini d’affari più di successo di tutta l’Asia, a capo del fondo di private equity Pag, è quella che sta facendo più rumore contro la politica zero Covid che la Cina di Xi si ostina a portare avanti, nonostante le dure restrizioni che la strategia del presidente sta causando alla vita delle persone e all’economia cinese.

"Penso che l'economia cinese in questo momento sia nella condizione peggiore degli ultimi 30 anni”, ha detto qualche giorno fa durante una riunione il cui video è stato recuperato dal Financial Times. "Il sentimento del mercato verso le azioni cinesi è al punto più basso degli ultimi 30 anni. E penso anche che il malcontento popolare in Cina sia al punto più alto degli ultimi 30 anni. La Cina sembra come gli Stati Uniti e l'Europa nel 2008", ha aggiunto Shan. "Pur rimanendo fiduciosi a lungo termine nella crescita e nel potenziale di mercato, siamo molto cauti nei confronti dei mercati cinesi. Le draconiane regole zero-Covid del Partito comunista hanno semi-paralizzato ampie parti dell’economia cinese”.

Weijian è un simbolo del successo delle riforme cinesi. A 15 anni, durante la Rivoluzione culturale, venne spedito a lavorare nel deserto dei Gobi, in Mongolia interna. Sei anni dopo gli fu permesso di tornare a Pechino e proprio l’apertura della società cinese dopo quegli anni terribili e il successivo riavvicinamento tra Cina e Usa lo porta negli Stati Uniti: si laurea a Berkeley, studiando sotto la guida del futuro capo della Federal Reserve Janet Yellen, diventa uno dei top manager di Jp Morgan, poi è alla Banca Mondiale, insegna alla Wharton School dell'Università della Pennsylvania: tutte esperienze raccontate nel suo Out of the Gobi, libro uscito negli Usa tre anni fa con tanto di prefazione proprio della Yellen, oggi segretario al Tesoro. La sua Pag, con sede a Hong Kong, gestisce circa 50 miliardi di dollari. Il mese scorso Weijian è entrato pure nel board di Alibaba. 

"Abbiamo una leadership che pensa di sapere cosa è meglio per l'economia e cosa è meglio per il sostentamento delle persone. Sfortunatamente penso che la loro conoscenza e la loro razionalità siano entrambe limitate”, ha rimarcato la dose, secondo le parole riportate dal Financial Times. 

Commenti che sarebbero pericolosi in qualsiasi momento, ma che lo sono soprattutto ora che ci avviciniamo all’atteso 20esimo Congresso del Partito che incoronerà Xi presidente per un terzo - e inedito - mandato. E visto che la sua Pag lo scorso 25 marzo ha presentato alla Borsa di Hong Kong un’Offerta pubblica iniziale. Per questo alcuni commentatori iniziano a tracciare parallelismi con Jack Ma, il fondatore di Alibaba che, dopo aver criticato il Partito scomparve per tre mesi e l’Ipo della sua Ant venne accantonata. 

La Cina per quest’anno ha fissato una crescita del Pil al 5,5 per cento: previsioni, secondo molti analisti e secondo pure il Fondo monetario internazionale, troppo rosee. I lockdown nelle città cinese stanno sopprimendo i consumi, ingolfando le catene di approvvigionamento, e i dati di crescita delle singole province in questo primo trimestre non sono stati incoraggianti. L’attività manifatturiera è calata a livelli che non si vedevano da due anni: l’indice Pmi, infatti, si è fermato a 47,4 contro il 49,5 di marzo. Il governo ha promesso nuovi stimoli all’economia e nuovi investimenti per le infrastrutture: vedremo se basterà. 

Ma come nota Pete Sweeney, analista dell’agenzia Reuters, “sarà difficile per Pechino ignorare l'implicita critica politica di Shan. I suoi sentimenti sono condivisi anche da tutta la comunità finanziaria che la Cina ha bisogno di rassicurare. Pechino potrebbe essere incline ad ascoltarlo”.