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Russia, l'ultima sfida della Pussy Riot Masha Aljokhina: latitante per protesta contro l'offensiva in Ucraina

Maria "Masha" Aljokhina 
Il suo nome nella lista dei ricercati dopo che ha rimosso il braccialetto elettronico mentre era ai domiciliari e ha postato la foto del gesto per protesta. Nel 2012 cantò una "preghiera anti-Putin" nella Cattedrale del Cristo Salvatore e scontò due anni di carcere
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MOSCA - Maria "Masha" Aljokhina è ufficialmente una "ricercata" in Russia. Non importa quanti giorni abbia già passato in carcere, quanti processi abbia già subito: la Pussy Riot continua a ribellarsi al sistema russo.

Nel febbraio 2012 l'attivista cantò per una manciata di secondi una "preghiera anti-Putin" nella Cattedrale del Cristo Salvatore con altre ribelli in passamontagna. Masha finì con lo scontare quasi due anni di carcere per "vandalismo e odio religioso" insieme a Nadja Tolokonnikova. Due anni di abusi e umiliazioni che però non hanno affatto scalfito il suo piglio rivoluzionario.

 

Il sostegno a Aleksej Navalnyj e "l'affare sanitario"

Negli ultimi dieci anni Aliokhina è sempre stata in prima fila nelle proteste o ha organizzato nuove performance per denunciare nuovi soprusi. Un anno fa quando Aleksej Navalnyj fu incarcerato e poi condannato, c'era …

MOSCA - Maria "Masha" Aljokhina è ufficialmente una "ricercata" in Russia. Non importa quanti giorni abbia già passato in carcere, quanti processi abbia già subito: la Pussy Riot continua a ribellarsi al sistema russo.

Nel febbraio 2012 l'attivista cantò per una manciata di secondi una "preghiera anti-Putin" nella Cattedrale del Cristo Salvatore con altre ribelli in passamontagna. Masha finì con lo scontare quasi due anni di carcere per "vandalismo e odio religioso" insieme a Nadja Tolokonnikova. Due anni di abusi e umiliazioni che però non hanno affatto scalfito il suo piglio rivoluzionario.

 

Il sostegno a Aleksej Navalnyj e "l'affare sanitario"

Negli ultimi dieci anni Aliokhina è sempre stata in prima fila nelle proteste o ha organizzato nuove performance per denunciare nuovi soprusi. Un anno fa quando Aleksej Navalnyj fu incarcerato e poi condannato, c'era anche lei a manifestare e a invitare sui social la gente a scendere in piazza.

Un'azione che le è costata un'incriminazione nell'ambito del cosiddetto "affare sanitario", una controversa raffica di procedimenti penali per violazione delle norme anti-pandemia lanciati dalle autorità contro dieci oppositori dopo le proteste di inizio 2021 seguiti all'arresto di Navalnyj. Tra loro anche un'altra Pussy Riot, Lucy Shtein, che ha lasciato il Paese dopo aver rimosso il suo braccialetto elettronico.

Masha Aljokhina durante una performance 

Lo scorso settembre Aljokhina era stata giudicata colpevole e condannata a 12 mesi di "restrizione della libertà". Vietato uscire di casa di notte, lasciare Mosca o partecipare a eventi di massa. Con l'accusa di aver incitato la gente a violare le restrizioni anti-Covid in un Paese che aveva dichiarato sconfitta la pandemia.

L"operazione speciale" e la latitanza

Ma quando il 24 febbraio Vladimir Putin ha lanciato in Ucraina quella che chiama "operazione militare speciale", Aljochina ha tagliato il suo braccialetto elettronico per protesta. E ha pubblicato la foto del cinturino divelto sui social. L'ultima sfida.

Il 21 aprile, un tribunale allora l'ha condannata in contumacia a 21 giorni di carcere vero e, infine, cinque giorni dopo, il ministero della Giustizia l'ha inserita nella lista dei latitanti. Nessuno sa dove sia. Ma molti aspettano la sua prossima mossa.