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Dark web, mafie e Servizi: ecco la guerra sotterranea di Putin per bypassare le sanzioni

Fra nuovi mezzi e vecchi metodi, l'invasione dell'Ucraina ha alimentato una rete transnazionale di gruppi criminali. È accaduto anche con il proibizionismo negli anni Venti, che coincise con l’emergere della Cosa nostra americana
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L’altro fronte della guerra è tutto sotterraneo. Le sanzioni che isolano la Russia ne stanno rapidamente trasformando l’economia, privilegiando i baroni dei traffici capaci di imbastire reti invisibili per esportare materie prime e importare beni proibiti. La sopravvivenza del potere di Vladimir Putin oggi dipende dall’abilità di boss vecchi e nuovi, in grado di soddisfare i bisogni primari della nazione. Una rivoluzione che – come sottolinea il saggio pubblicato da Alexander Kupatadze, docente del King’s College di Londra – rischia di rendere la Russia “uno Stato pirata o mafioso”. 

Le sanzioni generano dei mercati illegali ed è già tornato il mercato nero: scarseggiano beni di prima necessità, mancano le medicine e la polizia inglese ha riscontrato un boom degli acquisti di farmaci sul dark web russo.

“Ci sono almeno un centinaio di siti che sono l’Amazon dell’illegale: …

L’altro fronte della guerra è tutto sotterraneo. Le sanzioni che isolano la Russia ne stanno rapidamente trasformando l’economia, privilegiando i baroni dei traffici capaci di imbastire reti invisibili per esportare materie prime e importare beni proibiti. La sopravvivenza del potere di Vladimir Putin oggi dipende dall’abilità di boss vecchi e nuovi, in grado di soddisfare i bisogni primari della nazione. Una rivoluzione che – come sottolinea il saggio pubblicato da Alexander Kupatadze, docente del King’s College di Londra – rischia di rendere la Russia “uno Stato pirata o mafioso”. 

Le sanzioni generano dei mercati illegali ed è già tornato il mercato nero: scarseggiano beni di prima necessità, mancano le medicine e la polizia inglese ha riscontrato un boom degli acquisti di farmaci sul dark web russo.

“Ci sono almeno un centinaio di siti che sono l’Amazon dell’illegale: uno si chiama Lampedusa. Basta chiedere con un messaggio e attendere la risposta: clicchi e compri. E le autorità non contrastano questi commerci”- spiega a Repubblica Federico Varese, professore di criminologia all’università di Oxford e autore di saggi sulla mafia russa. Che avverte: “La nascita e lo sviluppo delle organizzazioni criminali sono legati a momenti di caotica transizione economica e politica”. È accaduto con il proibizionismo negli anni Venti che coincise con l’emergere di Cosa nostra americana. Ora la guerra di Putin in Ucraina rischia di generare opportunità simili.

Nell’Unione Sovietica il termine italiano 'mafia' aveva un’accezione diversa dalla nostra: indicava le cricche che riuscivano ad accaparrarsi le risorse pubbliche e gestire la vendita di prodotti introvabili oltre la cortina di ferro. Una categoria che poi si è evoluta negli oligarchi, quelli che allo sfascio dell’Urss sono riusciti stabilmente a mettere le mani sulle migliori risorse del Paese, accreditandosi come imprenditori di successo. Il loro istinto predatorio ora può tornare utile, strizzando l’occhio alle cosche che nel frattempo sono prosperate e hanno eccelso nella fornitura di servizi illeciti a livello internazionale.

In The Vory Russia's Super Mafia (ed.Yale University Press 2019) Mark Galeotti documenta come gli uomini che sono emersi dai gulag siano diventati la tanto temuta classe criminale russa: i vory v zakone che significa “ladri nella legge”, chiamati anche la Fratellanza. Sono l’altra faccia della corsa verso il capitalismo: hanno sfruttato l’esperienza nella corruzione e la forza delle armi per fare il salto di qualità, impadronendosi di industrie e banche per poi espandersi all’estero. La loro saga è una serie tv popolarissima: Brigada ossia cosca, che descrive la metamorfosi di una banda di ragazzi dall’inizio degli anni Novanta agli albori dell’era putiniana, quando il clan si fa partito politico.

 “Con la creazione del mercato libero la criminalità si è lanciata nel mondo degli affari”, racconta Nicolai Lilin, autore di Educazione siberiana passato in gioventù dai penitenziari russi. “Prima le regole interne vietavano persino le estorsioni: un criminale vero doveva solo rubare, meglio se lo faceva allo Stato. Negli anni ‘90 c’è stata una guerra generazionale e una sostituzione dei valori così i gruppi della Fratellanza sono passati a collaborare apertamente con gli oligarchi”. 

L’invasione dell’Ucraina può essere il loro eldorado. La Russia è ora l'economia più sanzionata del mondo, tagliata fuori dalle reti finanziarie e dai mercati che operano in dollari o euro per questo secondo il professor Kupatadze “le riserve d'oro potrebbero diventare un’ancora di salvezza per Mosca”. La Banca centrale russa ha aumentato significativamente il ritmo dei suoi acquisti di oro a partire dal 2014: Putin ha risposto così alle prime sanzioni imposte dopo l’occupazione della Crimea, mettendo da parte un tesoro che nessuno può sequestrare. 

Contrariamenti ai depositi bancari, i lingotti possono essere portati all’estero senza lasciare traccia e scambiati con valuta pregiata. È già successo: nel 2011, il presidente venezuelano Hugo Chavez ne ha rimpatriato 160 tonnellate dall'Europa. Una mossa che si è rivelata fondamentale per permettere al successore, Nicolas Maduro, di resistere alle sanzioni.  E a chi si è rivolto? Proprio alla Russia.

“L’assistenza russa ha assunto varie forme, dalla vendita di armi al supporto per sviluppare una propria criptovaluta sostenuta dal petrolio. L’ha anche aiutato a trasportare tonnellate di oro in tutto il mondo per venderlo in mercati non regolamentati”, sostiene Daniel McDowell, professore associato di scienze politiche alla Maxwell School of Citizenship and Public Affairs della Syracuse University. “A bordo di aerei charter russi, lingotti sono volati in varie destinazioni tra cui Uganda, Emirati Arabi Uniti, Turchia. Qui sono stati acquistati in contanti che poi sono rientrati in Venezuela. E con l’oro si possono comprare direttamente beni e servizi: nel 2020, l'Iran – altro grande maestro nell’aggirare le sanzioni – lo ha accettato come contropartita per la manutenzione delle raffinerie di Caracas”. 

A chi possono interessare in questo momento le riserve auree di Mosca? I gruppi del crimine organizzato, come i cartelli della droga, ne sono attratti perché è una ricchezza che non può venire minacciata dai sequestri delle polizie: Uganda e Dubai sono esempio di piazze del riciclaggio che accettano lingotti. “La Banca centrale della Russia potrebbe anche trovare acquirenti in altri Stati preoccupati da futuri embarghi finanziari. La Turchia, nazione che ha subìto le sanzioni americane ed ha rinforzato le scorte d'oro negli ultimi anni, è stata uno dei destinatari delle vendite venezuelane. L'Iran è un'altra possibilità”, chiarisce il professor McDowell.

Con tutti i ponti verso occidente tagliati, il Cremlino ha un’altra strada obbligata su cui muoversi: la Via della Seta. La Cina è l’unica potenza che ha l’interesse politico ed economico a sostenere Putin. Mercanti scaltri, che potrebbero fare incetta di lingotti a un prezzo ridotto e trasferirli attraverso la lunghissima frontiera comune senza lasciare traccia. 

La Cina e l’Iran vengono citati come i principali terminali del nuovo contrabbando. “Sono più preoccupato per gli attori iraniani perché sono già molto esperti nell'infrangere le sanzioni e non si preoccupano delle ripercussioni, mentre le aziende cinesi sono integrate nell'economia globale e devono fare attenzione a non venire punite, ad esempio con l’esclusione dagli Usa e dall’Europa. Possono essere anche utili come terreno di trasbordo per acquistare prodotti vietati ma legali che poi vengono portati clandestinamente in Russia. La Cina in questo senso di più dell’Iran, perché ha un volume di commercio enorme con l'Occidente”.

Ma se la guerra non si fermerà, più dei governi complici diventerà determinante il ruolo delle organizzazioni criminali. Per il professor Kupatadze l'economia russa affonda le radici in uno "stato di illegalità permanente" che si può riconvertire alla nuova realtà. L'ampio uso di società offshore, attive nel riciclaggio dei soldi sporchi o nella copertura degli investimenti all’estero, è in grado di nascondere le catene di approvvigionamento.

Il trasporto delle merci proibite passerà attraverso le triangolazioni in Paesi terzi: “La criminalità organizzata ha canali stabili di collegamento con altre Repubbliche ex-sovietici: molti boss della Fratellanza provengono dalla Georgia, Armenia, Kirghizistan e Uzbekistan” sottolinea il docente. E intanto le agenzie turistiche di Mosca hanno iniziato a pubblicizzare "tour con carta di credito" in Uzbekistan, dove i cittadini russi possono viaggiare per ottenere Visa o Mastercard oggi vietate dalle sanzioni. Sono sufficienti due giorni, costa 23mila rubli a persona compreso hotel quattro stelle.

Ci sono preoccupazioni anche in Georgia, dove alcune banche stanno chiudendo un occhio su chi c’è dietro i servizi offerti a società controllate da cittadini russi e dove per l’intelligence militare ucraina la Russia sta organizzando programmi di contrabbando di armi. Un segnale della nuova stagione secondo Kupatadze è la “delocalizzazione” delle imprese commerciali: “Stanno aprendo filiali nei paesi vicini ad esempio in Georgia, Armenia, Turchia, Uzbekistan, Kyrgyzstan. Non abbiamo prove specifiche, ma alcune di queste operazioni potrebbero servire per aggirare l'embargo”. 

Al fianco del Cremlino ci sono anche alcune delle capitali mafiose più spregiudicate. La Cecenia, patria delle famiglie più antiche e dinamiche nei traffici di droga. E la Transnistria, l’enclave russa in Moldavia, trampolino di lancio per gli affari occulti in Europa. “Fino a poco fa era un crocevia importante per i traffici grazie alla vicinanza al Mar Nero: i gruppi di Bender, la mia città natale, erano molto forti nel porto di Odessa. Ma con la guerra in Ucraina, le strade bloccate e Odessa assediata, i traffici ora si spostano sulla Crimea”, sottolinea Lilin.

Le esportazioni intanto hanno già cominciato a entrare nell’ombra. Kupatadze cita i transponder delle petroliere russe, che da marzo sempre più spesso spengono i segnalatori di tracciamento della navigazione. Vanno al buio, con il rischio che “si dirigano verso i paesi che non hanno aderito alle sanzioni ma sono importanti partner commerciali della Russia. Lì imprese di import-export, spedizionieri e corrieri potrebbero essere già coinvolti nei nuovi traffici”.

Non bisogna poi dimenticare l’altra grande rete occulta esistente in Russia: quella degli onnipresenti servizi segreti, che da sempre hanno gestito accordi con le mafie. Patti per tutelare lo Stato dai nemici garantendo profitti e sostegno. “Sì – conferma Federico Varese - la criminalità organizzata russa è stata spesso arruolata dallo Stato per vari compiti e oggi con uno Stato sempre più autoritario è ancora più portata a mettersi al servizio”. E conclude: “La crisi economica manderà sul lastrico milioni di russi che diventeranno possibili vittime della criminalità o in alcuni casi manovalanza mafiosa”.