Sloviansk, anziani giocano a scacchi. Nei pressi della città sei ponti sono stati fatti saltare. Non è una metafora, ancora una volta è la vita
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Sloviansk, Ucraina orientale. Foto di Yasuyoshi CHIBA / AFP
In un mercato vuoto a Sloviansk, nei cui pressi sei ponti sono stati fatti saltare dagli ucraini, questi anziani giocano a scacchi. Come se per un’ora si potesse dimenticare di essere lì, di essere in guerra: con quella concentrazione elegante che isola dal rumore del mondo e ti tiene incollato alla scacchiera, ai movimenti dei pezzi, al disegno di guerra senza armi - se non quelle dell’intelligenza - che è una partita a scacchi. Non è una metafora di niente; ancora una volta è la vita. E tuttavia viene da chiedersi perché quella che poteva essere una disarmata partita nel cosiddetto scacchiere internazionale è diventata una carneficina.
Come scrive Ivano Porpora nell’illuminante 'Un re non muore. Corso letterario di scacchi (Utet),'
gli scacchi non sono solo un gioco di pezzi ma di territorio; è lì che si smette di pensare in termini di re – la difesa – e la donna – l’attacco – e si inizia a considerare la strategia, forse degli scacchi il punto più alto.
Ecco, appunto: la strategia. Dice Porpora che i giocatori russi sono stati fra i migliori nel pensare come gli avversari anticipandone le mosse. Ma parla di una guerra aerea, astratta; una guerra dell’intelligenza che nessuno ha voluto giocare. E giocano a scacchi, loro sì, quegli anziani cittadini dimenticati, mentre la partita della morte non si interrompe.