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Usa, la grande paura dell'inflazione: la Fed aumenta i tassi ma Powell esclude maxirialzi. E Wall Street fa subito festa

La banca centrale americana, ovvero la più influente del mondo, ha aumentato i tassi di interesse sui Fed funds di mezzo punto percentuale, materializzando il maggiore rincaro del dollaro da 22 anni
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MILANO - La Federal Reserve ha più paura dell'inflazione che della recessione negli Usa. "La nostra priorità è riportare l'inflazione al nostro obiettivo del 2%". Ma a metà aprile il carovita era all'8,5%. Per questo ieri sera, con scelta unanime, la banca centrale più influente del mondo ha aumentato i tassi di interesse sui Fed funds di mezzo punto percentuale, portandoli allo 0,75%-1% dallo 0,25-0,50% precedente, e materializzando il maggiore rincaro del dollaro da 22 anni. Con simili argomenti, la Fed ha deciso di ridurre l'espansione monetaria nell'area del dollaro, e il proprio bilancio, lievitato a 9 mila miliardi di dollari dopo un ventennio più che generoso nei confronti degli operatori dei mercati e dei debitori.

La sede della Federal reserve (Fed), la banca centrale degli Usa 

I listini di Wall Street, senza…

MILANO - La Federal Reserve ha più paura dell'inflazione che della recessione negli Usa. "La nostra priorità è riportare l'inflazione al nostro obiettivo del 2%". Ma a metà aprile il carovita era all'8,5%. Per questo ieri sera, con scelta unanime, la banca centrale più influente del mondo ha aumentato i tassi di interesse sui Fed funds di mezzo punto percentuale, portandoli allo 0,75%-1% dallo 0,25-0,50% precedente, e materializzando il maggiore rincaro del dollaro da 22 anni. Con simili argomenti, la Fed ha deciso di ridurre l'espansione monetaria nell'area del dollaro, e il proprio bilancio, lievitato a 9 mila miliardi di dollari dopo un ventennio più che generoso nei confronti degli operatori dei mercati e dei debitori.

La sede della Federal reserve (Fed), la banca centrale degli Usa 

I listini di Wall Street, senza neanche studiare troppo il messaggio del presidente Jerome Powell, hanno scelto di cogliere la parte piena del bicchiere, con un repentino rialzo di tutti gli indici: Dow Jones, Nasdaq e S&p 500, che prima dell'annuncio erano quasi fermi, un'ora dopo guadagnavano oltre il 2%.
L'economista statunitense non è stato ambiguo: "Ci sono ottime possibilità di recuperare la stabilità dei prezzi senza provocare una recessione. L'economia sta facendo molto bene, non ci sono segnali verso la recessione e la crescita è solida". E malgrado nel primo trimestre il Pil Usa sia sceso dell'1,4% annualizzato, "le spese per consumi e gli investimenti delle imprese sono rimasti forti".

Vale anche per il mercato del lavoro: "È un buon momento per essere un lavoratore che cerca lavoro o un aumento di stipendio". I messaggi positivi sono stati considerati validi dagli operatori nonostante ci siano in cantiere altri aumenti "doppi" dei tassi: "Puntiamo a portare rapidamente il tasso di riferimento a livelli più normali, partendo dal presupposto che le condizioni economiche e finanziarie evolvono in linea con le aspettative - ha aggiunto Powell parlando ai giornalisti, per la prima volta in presenza dopo tanto tempo - È opinione diffusa nel Comitato di politica monetaria (Fomc) che ulteriori aumenti da 50 punti base dovrebbero essere sul tavolo nei prossimi due incontri", mentre un rincaro dello 0,75% è stato escluso. "Le decisioni saranno guidate dai dati e dall'evoluzione delle prospettive economiche, e continueremo a comunicare il nostro pensiero più chiaramente possibile".

Le decisioni della Fed, su cui c'è stato "ampio consenso" nella riunione, non hanno risentito dei recenti problemi sul tavolo globale: "Sia la situazione in Ucraina che quella in Cina possono ostacolare le catene di approvvigionamento o produrre nuove pressioni sui prezzi, temporanee". Quindi anche il portafoglio titoli Fed sarà ridotto, a partire da inizio giugno, a un ritmo di 47,5 miliardi di dollari mensili, e poi a 95 miliardi.

Per arrivarci, sarà possibile reinvestire in titoli di Stato in scadenza solo una volta superato il tetto di 30 miliardi al mese, tetto che fra tre mesi raddoppierà. Per i reinvestimenti in titoli con sottostanti mutui (i mortgage Abs) il tetto è fissato in 17,5 miliardi al mese, che salirà a 35 miliardi tre mesi dopo. Anche se la banca centrale qui non ha posto obiettivi, alcuni operatori del mercato stimano che il bilancio Fed (raddoppiato con la pandemia) possa ridursi di 1.000 dollari l'anno, fino alla soglia dei 7 mila miliardi