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Il ritorno di Trump: alle primarie repubblicane in Ohio vincono i suoi candidati

(ansa)
J D Vance, autore di Hillbilly Elegy, un tempo critico con l'ex presidente, ha vinto la candidatura per il Senato. Un altro candidato sostenuto dal tycoon, Frank LaRose, ha avuto vita facile contro i suoi opponenti
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La stagione delle primarie inizia all'insegna di Donald Trump. Mentre l'attenzione dell'America era concentrata sulla decisione (anticipata da una soffiata) della Corte Suprema sull'aborto, in Ohio (e Indiana) diversi candidati repubblicani e democratici hanno affrontato il giudizio dei rispettivi elettori in vista delle elezioni di Mid-Term del prossimo 8 novembre. Era il primo vero test per capire il peso elettorale reale dell'ex presidente e The Donald lo ha superato.

Il candidato che lui ha scelto (James David Vance) per battersi con i democratici nel seggio per il Senato dell'Ohio - una delle sfide decisive di novembre - ha vinto piuttosto largamente, dopo essere stato per mesi in svantaggio in tutti i sondaggi. Un altro candidato sostenuto da Trump, il Segretario di Stato (in Ohio) repubblicano, Frank LaRose, ha avuto vita facile contro i suoi opponenti. Solo nelle primarie per Governatore, Mike De Wine (attualmente in carica) ha vinto contro tre sfidant…

La stagione delle primarie inizia all'insegna di Donald Trump. Mentre l'attenzione dell'America era concentrata sulla decisione (anticipata da una soffiata) della Corte Suprema sull'aborto, in Ohio (e Indiana) diversi candidati repubblicani e democratici hanno affrontato il giudizio dei rispettivi elettori in vista delle elezioni di Mid-Term del prossimo 8 novembre. Era il primo vero test per capire il peso elettorale reale dell'ex presidente e The Donald lo ha superato.

Il candidato che lui ha scelto (James David Vance) per battersi con i democratici nel seggio per il Senato dell'Ohio - una delle sfide decisive di novembre - ha vinto piuttosto largamente, dopo essere stato per mesi in svantaggio in tutti i sondaggi. Un altro candidato sostenuto da Trump, il Segretario di Stato (in Ohio) repubblicano, Frank LaRose, ha avuto vita facile contro i suoi opponenti. Solo nelle primarie per Governatore, Mike De Wine (attualmente in carica) ha vinto contro tre sfidanti dell'estrema destra. L'ex presidente non aveva però appoggiato ufficialmente nessuno.

Da un punto di vista politico quella di J.D. Vance è rilevante perché può condizionare le prossime primarie in senso favorevole ai candidati più trumpiani, dove (come in Georgia ed Idaho) sono piuttosto indietro rispetto a candidati più freddi con l'ex presidente. Inoltre, a differenza delle primarie che si sono tenute in Texas, dove Trump ha appoggiato i candidati repubblicani elettoralmente più forti, con Vance si è preso un rischio. Quando a metà aprile The Donald ha deciso di appoggiarlo ufficialmente Vance era nettamente in ritardo contro diversi contendenti (l'ex tesoriere statale dell'Ohio Josh Mandel, l'ex presidente del partito repubblicano statale Jane Timken, il senatore statale Matt Dolan e il potente uomo d'affari Mike Gibbons).

Il dato forse ancora più importante è però un altro. Vance, autore di un libro di grade successo e finanziere di 37 anni, era stato infatti in passato un feroce critico di Donald Trump. Hillbilly Elegy, libro di memorie sulla sua infanzia nei monti Appalachi gli aveva dato fama e visibilità. Era il 2016, con Trump già sceso in campo, Vance aveva ricevuto commenti entusiasti da parte dei commentatori 'liberal', molti dei quali lo avevano visto come un campione di quegli elettori bianchi che avrebbero portato The Donald alla Casa Bianca.

Il New York Times aveva descritto il libro come una "compassionevole e perspicace analisi sociologica della sottoclasse bianca che ha contribuito a guidare la politica di ribellione"; il fondatore di Vox, Ezra Klein, aveva invitato Vance in un podcast per discutere da pari a pari. Un entusiasmo, quello dei 'liberal', dovuto soprattutto alle ripetute dichiarazioni anti-Trump del finanziere-scrittore ("è un idiota", "è il cancro dell'America", "è l'eroina della cultura", "è l'Hitler degli Stati Uniti").

Da allora molte cose sono cambiate. Grazie anche a una nuova ondata di popolarità dopo l'adattamento cinematografico del suo libro (soprattutto tra il popolo trumpiano) il laureato in legge a Yale, il 'venture capitalist' diventato scrittore, si è fatto crescere la barba e si è presto trasformato (anche fisicamente, barba lunga e camicie a scacchi) in un personaggio pubblico in piena sintonia con The Donald. Ha attaccato i media, la sinistra "che non fa figli", la mollezza dell'America intellettuale, si è fatto vedere in giro sempre più spesso con il blogger di destra radicale Curtis Yarvin, ottenendo infine l'appoggio esplicito proprio di Trump.

Nell'accettare la candidatura ufficiale del Grand Old Party dopo la vittoria alle primarie ha detto che si trattava di "un referendum su che genere di partito repubblicano vogliamo e che genere di Paese vogliamo vivere". A novembre dovrà affrontare il democratico Tim Ryan nella corsa al seggio del Senato lasciato vacante dal senatore repubblicano uscente Rob Portman. Il candidato democratico tenta un'impresa impossibile in uno Stato che Trump ha vinto due volte con un margine di 8 punti e dove circa il doppio dei repubblicani ha partecipato alle primarie rispetto ai democratici.