La Cina ha registrato mercoledì 4 maggio 360 nuovi casi di Covid-19 trasmessi localmente, di cui 261 a Shanghai e 42 a Pechino: in base agli aggiornamenti diffusi dalla Commissione sanitaria nazionale, le infezioni residue fanno capo a 11 province, come l'Henan (14 contagi), il cui capoluogo Zhengzhou, una città con quasi 13 milioni di abitanti, è finito in lockdown. Shanghai, che resta ancora soggetta a restrizioni molto rigide, ha registrato altri 4.390 portatori asintomatici sui complessivi 4.678 segnalati a livello nazionale, oltre a 13 nuovi decessi.
L'attività dei servizi in Cina è scesa ad aprile ai minimi da inizio 2020, scontando i focolai di Covid-19 e i relativi lockdown draconiani di contenimento che hanno colpito la spesa dei consumatori, la produzione, la supply chain e messo a rischio la crescita economica del Paese: l'indice dei gestori degli acquisti Pmi sponsorizzato dalla rivista Caixin è a 36,2, al livello più basso da febbraio 2020. Il dato è inferiore al 42 di marzo e al 40 atteso in media dagli analisti, ed è sotto quota 50 per il secondo mese di fila, segnalando una pericolosa e profonda contrazione delle attività.
Con la "grande incertezza" sull'andamento della pandemia, un rilassamento delle politiche di prevenzione e controllo del Covid-19 porterebbe "infezioni su larga scala, malattie gravi e decessi". Lo si legge nella nota diffusa dall'agenzia Xinhua sulla riunione del Comitato permanente del Politiburo del Pcc, con a capo il presidente Xi Jinping. La Cina, in una rarissima autocritica al sistema, ha "una popolazione numerosa che invecchia, uno sviluppo regionale squilibrato e risorse mediche insufficienti. Con prevenzione e controllo rilassati, si produrrebbero inevitabilmente infezioni su larga scala, malattie gravi e decessi".