La sfida del Sinn Féin nella Belfast divisa: “Vinciamo le elezioni”
dal nostro inviato Antonello Guerrera , dal nostro inviato Antonello GuerreraBELFAST - Connor, 35 anni, protestante e felpa con cappuccio, abbozza nuovi graffiti sul "Muro della Pace" di Belfast, uno dei tanti ossimori di questa tormentata capitale dell'Irlanda del Nord. Belfast è l'ultima città d'Europa lacerata da barriere, peraltro moltiplicatesi dalla pace del 1998. Allora erano 18, oggi 109. E questo enorme muro, lungo un chilometro e alto 20 metri contro sassi e molotov, divide il depresso quartiere protestante Shankill dalla cattolica e più graziosa Falls Road. Due mondi opposti, ancora feriti dai memoriali delle vittime della guerra civile "Troubles" e collegati da due cancelli di ferro, che chiudono alle 21. E che l'anno scorso sono stati incendiati dalla violenza di teenager protestanti.
"Eppure quando i ragazzi cattolici vengono a disegnare da questa parte, per noi non è un problema". Connor incarna i paradossi di Belfast: "Ho amici cattolici", precisa, "ma non…
BELFAST - Connor, 35 anni, protestante e felpa con cappuccio, abbozza nuovi graffiti sul "Muro della Pace" di Belfast, uno dei tanti ossimori di questa tormentata capitale dell'Irlanda del Nord. Belfast è l'ultima città d'Europa lacerata da barriere, peraltro moltiplicatesi dalla pace del 1998. Allora erano 18, oggi 109. E questo enorme muro, lungo un chilometro e alto 20 metri contro sassi e molotov, divide il depresso quartiere protestante Shankill dalla cattolica e più graziosa Falls Road. Due mondi opposti, ancora feriti dai memoriali delle vittime della guerra civile "Troubles" e collegati da due cancelli di ferro, che chiudono alle 21. E che l'anno scorso sono stati incendiati dalla violenza di teenager protestanti.
"Eppure quando i ragazzi cattolici vengono a disegnare da questa parte, per noi non è un problema". Connor incarna i paradossi di Belfast: "Ho amici cattolici", precisa, "ma non repubblicani". Come invece lo sono i nazionalisti di Sinn Féin, ex braccio politico dei terroristi dell'Ira, che oggi potrebbe vincere per la prima volta nella Storia le delicatissime elezioni in Irlanda del Nord. Oggi, 5 maggio: stesso giorno in cui, 41 anni fa, l'attivista repubblicano Bobby Sands morì di sciopero della fame in carcere contro i britannici.
Sei anni fa Connor ha votato Brexit, e "non so perché". Oggi sceglierà il Dup. Ovvero il Democratic Unionist Party di Sir Jeffrey Donaldson, 59 anni, due cugini uccisi dall'Ira, ex paramilitare e oggi leader unionista che potrebbe dilaniare la Pace del Venerdì Santo del 1998. Donaldson è una furia, da mesi. Il Dup, contrario a quegli storici accordi e unico grande partito nordirlandese pro Brexit, potrebbe perdere le elezioni per la prima volta dal 2003. L'incubo unionista, in una nazione dove i cattolici fanno più figli dei protestanti, è la "resa" da minoranza. L'alienazione da Londra. La riunificazione dell'Irlanda. Perciò Donaldson, lo scorso giugno, ha fatto dimettere il primo ministro unionista Paul Givan, impantanando così il Parlamento locale Stormont.
Oggi pretende da Boris Johnson la distruzione del protocollo Brexit sull'Irlanda del Nord, che impone un confine doganale tra Gran Bretagna e Belfast per evitare il ritorno di un'incendiaria frontiera tra Irlande, spaccando però de facto il Regno Unito. Non solo:"Se Sinn Féin vincerà le elezioni", assumendo per la prima volta la carica di primo ministro nordirlandese, "boicotteremo l'esecutivo di coalizione", promette Donaldson. Rischia dunque di affondare il complesso sistema di governo su base confessionale che sinora ha garantito la fragile pace in Irlanda del Nord, già minacciata da Brexit e ritorno dei confini Uk-Ue. Ian Paisley junior, deputato unionista, brexiter e figlio dell'omonimo reverendo protestante fondatore del Dup che con il suo estremismo anti-irlandese fomentò i "Troubles", è ancora più duro. "La nostra identità è sotto minaccia", ha detto ieri a Londra in un incontro con la stampa estera "Fpa", "il protocollo Brexit è un disastro e Johnson è stato un traditore per averlo firmato. Ma può ancora rimediare".
"Ma Sinn Féin vincerà comunque", sostiene Connor. Secondo i sondaggi, è così. Con i repubblicani al 26,2%, la leader di Sinn Féin in Irlanda del Nord, la 45enne Michelle O'Neill, diventerebbe premier. Un evento epocale nel feudo protestante dell'isola. "Risolveremo noi i problemi della gente, dalle case popolari al carovita", assicura O'Neill. Mantra anche della leader nazionale di Sinn Féin, l'altra potente donna del partito Mary Lou McDonald, che potrebbe vincere le elezioni pure in Irlanda, nel 2025. A quel punto, un referendum sulla riunificazione non sarebbe più un miraggio.
Così Donaldson punta sulla sindrome di assedio dei protestanti: "I sondaggi", che danno il Dup al 18% con gli altri unionisti "Uup" al 12%, "si sbagliano. Vinceremo noi". A Shankill Road, George Armstrong, 69 anni e occhi di rughe, fuma davanti al Club dei Rangers, l'amata squadra protestante di Glasgow: "Per la prima volta voterò Dup. Sinn Féin è ancora pieno di ex terroristi dell'Ira. Non deve andare al potere".
Poi c'è un'altra Irlanda del Nord. Delusa, affranta, sfiduciata dalla politica. Ce lo dicono in tanti, giovani e anziani. Come dargli torto. Questa nazione è una delle più segregate d'Occidente, scuole e case popolari vengono assegnate in base a religione e appartenenza. Tutti i politici locali non hanno mai incentivato l'integrazione, preferendo i voti "facili" della propria comunità. Anche per questo l'astensionismo potrebbe essere alto, mentre il partito centrista "Alliance", guidato da un'altra donna in ascesa, Naomi Long, potrebbe far segnare uno storico 18%. Il duopolio settario verrebbe incrinato. Anche Trevor, 62 anni, autista protestante, è stufo: "È un sistema antiquato. Servono coalizioni di maggioranza anche qui". Ma nel frattempo, secondo Trevor, le tensioni settarie stanno già ribollendo: "Serviranno generazioni per epurarle. Se oggi vince Sinn Féin, torneranno a saltare gli autobus".