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I generali russi davanti al bivio, l’incubo della guerra di logoramento

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L’incognita su che cosa Putin rivendicherà in occasione delle celebrazioni del 9 maggio
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C’è una data che continua a dominare le discussioni sul futuro della guerra: il 9 maggio, l’anniversario della vittoria sovietica sul nazismo. Cosa dirà Vladimir Putin alle truppe allineate sulla Piazza Rossa e al popolo collegato in diretta tv? L’analisi dello schieramento russo in Ucraina esclude la possibilità di sviluppi rapidi: lunedì prossimo il nuovo Zar non avrà successi da magnificare. Quello mostrato dalla mappa – realizzata da Henry Schlottman, un ricercatore universitario veterano dell’Us Army – è un esercito destinato a un lungo conflitto, che avrà bisogno di settimane prima di ottenere risultati significativi.

Gli stati maggiori usano equazioni e algoritmi per tradurre questi organigrammi in possibili piani d’azione. In questo caso però l’analisi è abbastanza semplice. La concentrazione maggiore resta diretta sui due obiettivi chiave nel Donbass: le citt&ag…

C’è una data che continua a dominare le discussioni sul futuro della guerra: il 9 maggio, l’anniversario della vittoria sovietica sul nazismo. Cosa dirà Vladimir Putin alle truppe allineate sulla Piazza Rossa e al popolo collegato in diretta tv? L’analisi dello schieramento russo in Ucraina esclude la possibilità di sviluppi rapidi: lunedì prossimo il nuovo Zar non avrà successi da magnificare. Quello mostrato dalla mappa – realizzata da Henry Schlottman, un ricercatore universitario veterano dell’Us Army – è un esercito destinato a un lungo conflitto, che avrà bisogno di settimane prima di ottenere risultati significativi.

Gli stati maggiori usano equazioni e algoritmi per tradurre questi organigrammi in possibili piani d’azione. In questo caso però l’analisi è abbastanza semplice. La concentrazione maggiore resta diretta sui due obiettivi chiave nel Donbass: le città di Izyum e di Popasna. Lì c’è un BTG, i Gruppi Tattici Mobili che costituiscono la pedina operativa delle forze russe, ogni due chilometri e mezzo di fronte. E lì le cronache elencano il fuoco di sbarramento più massiccio per superare la resistenza ucraina. Anche in queste zone, però, l’avanzata è lenta ed alternante.

Truppe d’assalto degli Spetsnaz, miliziani secessionisti e mercenari della Wagner si muovono solo dopo che l’artiglieria ha devastato le abitazioni, combattendo casa per casa. L’altra spinta che pare prossima a crescere è nell’area di Donetsk. Lì però ci sono quasi esclusivamente battaglioni della repubblica secessionista, forse più motivati e più esperti negli scontri urbani ma senza la capacità di condurre manovre in profondità. Il vero interrogativo è dove e quando il comandante supremo Valery Gerasimov giocherà le sue ultime riserve, incluse le brigate fresche arrivate dall’Estremo Oriente. La scelta potrebbe forse ricadere su Zaporizhzhia, per cercare di tagliare i rifornimenti verso il Donbass. Oggi lì ci sono 13 BTG ossia uno per ogni venti chilometri: pochi per un attacco tradizionale ma la caratteristica di queste formazioni dovrebbe essere la rapidità per scompaginare le difese.

Il quartiere generale di Mosca ha un problema strategico: aerei spia e satelliti Nato permettono a Kiev di anticipare le sue mosse. Per questo deve inventare una tattica per colpire di sorpresa. Oppure rassegnarsi a una lungo conflitto di logoramento.