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Prima portavoce afroamericana e omosessuale alla Casa Bianca: Biden nomina Karine Jean-Pierre

Karine Jean-Pierre, la nuova portavoce della Casa Bianca (afp)
Ora è la vice dell'attuale responsabile del servizio stampa Jen Psaki, che lascerà il suo incarico il 13 maggio. "Sarà la prima donna nera e apertamente Lgbtq+", ha commentato Psaki in un tweet
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NEW YORK - Quando un anno fa Karine Jean-Pierre fece il suo ingresso nella sala briefing della Casa Bianca, il momento fu storico: per la prima volta in trent’anni una 'black woman', e rappresentante della comunità Lgbtq+, era salita sul podio più importante della comunicazione del presidente degli Stati Uniti, e lo aveva fatto per rispondere alle domande dei giornalisti. Sotto la presidenza di George H. W. Bush era toccato brevemente nel 1991 a Judy Smith, prima afroamericana della storia come portavoce, ma poi era prevalsa a lungo la linea tradizionale.

Adesso si rompe un altro muro. Dal 14 maggio sarà Jean-Pierre, 44 anni, prima afroamericana e Lgbtq+ a rappresentare volto e voce del presidente Joe Biden, la donna che condurrà gli incontri con i giornalisti alla Casa Bianca. Il suo arrivo, dopo l’epopea di Jen Psaki, attesa da un futuro come commentatrice televisiva su Msnbc, rappresenta quel messaggio di uguaglianza e attenzione ai …

NEW YORK - Quando un anno fa Karine Jean-Pierre fece il suo ingresso nella sala briefing della Casa Bianca, il momento fu storico: per la prima volta in trent’anni una 'black woman', e rappresentante della comunità Lgbtq+, era salita sul podio più importante della comunicazione del presidente degli Stati Uniti, e lo aveva fatto per rispondere alle domande dei giornalisti. Sotto la presidenza di George H. W. Bush era toccato brevemente nel 1991 a Judy Smith, prima afroamericana della storia come portavoce, ma poi era prevalsa a lungo la linea tradizionale.

Adesso si rompe un altro muro. Dal 14 maggio sarà Jean-Pierre, 44 anni, prima afroamericana e Lgbtq+ a rappresentare volto e voce del presidente Joe Biden, la donna che condurrà gli incontri con i giornalisti alla Casa Bianca. Il suo arrivo, dopo l’epopea di Jen Psaki, attesa da un futuro come commentatrice televisiva su Msnbc, rappresenta quel messaggio di uguaglianza e attenzione ai diritti civili a cui Biden - Sleepy, l’”addormentato", per gli avversari ma Joe Rock per gli amici - tiene fin dal primo giorno del suo mandato presidenziale, in aperta rottura con il suo predecessore, Donald Trump.

Non è pienamente il paradigma dell’attuale America, ma al tempo stesso lo è. Questa è la terra divisa su tutto, con una parte ostile ai diritti delle donne, alle minoranze etniche e alla cultura Lgbtq+, ma allo stesso tempo è sempre America, dove si valutano le persone, non in base ai loro gusti sessuali e non c’è tetto che possa firmare un'ascesa. Jean-Pierre, legata alla giornalista della Cnn Suzanne Malveaux, con cui ha una figlia, porterà una grande esperienza politica e un passato di attivista.

“Non solo garantirà esperienza, talento e integrità - ha detto Biden - ma sarà una voce forte, mia e dell’amministrazione”. Nata nella Martinica da genitori haitiani, fluente in inglese, francese e haitiano creolo, Jean-Pierre è cresciuta nel sobborgo multietnico del Queens a New York, occupandosi dei fratelli più giovani, perché i genitori stavano tutto il giorno via per fare più di un lavoro. Prima la luarea all’Institute of Technology di Manhattan, poi il master in Affari internazionali alla Columbia University, le prime esperienze in politica a livello, poi il grande salto nella comunicazione dei Democratici, direttore politico per la campagna di Barack Obama, nel 2008, consigliera per gli affari politici della Casa Bianca, poi nello staff di Biden e in quello della campagna della vicepresidente Kamala Harris.

Nel mezzo, le battaglie da attivista per i diritti civili in favore degli immigrati, le missioni al confine con il Messico in difesa delle famiglie separate sotto l’amministrazione Trump, gli interventi tv sui temi razziali, l’incontro con quelle donne entrate nel suo Pantheon personale: Barbara Jordan, prima afroamericana, nel 1976, a fare il discorso programmatico alla convention democratica; Joan Trumpauer Mulholland, icona bianca delle battaglie civili, e Dolores Huerta, paladina dei lavoratori agricoli sottopagati.

Quando, una volta, le chiesero cosa avesse significato per lei, apertamente lesbica, lavorare nello staff di Obama, Jean-Pierre aveva risposto: “Quello che è fantastico è che non sono la sola, ma una dei tanti. Il presidente non assunse personale Lgbtq+, ma gente preparata a cui era capitato di essere Lgtbq+”. Se glielo richiederanno nei prossimi giorni, è probabile che risponderà con la frase che più ama: “Questa storia non riguarda me. Riguada ognuno di noi”.