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Irlanda del Nord, Sinn Féin in vantaggio. O’Neill vede la svolta: “È attesa da una vita”

Michelle O'Neill (afp)

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La leader a Repubblica: "La riunificazione è lo sbocco naturale per l'Irlanda del Nord. Il futuro sarà migliore con noi: più soldi per i nordirlandesi, più diritti, più lavoro, più opportunità. Siamo il cambiamento”. Sarebbe la prima leader cattolica e repubblicana del Paese protestante dalla sua formazione
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MAGHERAFELT - Sotto la pioggia grigia di Mountcollyer Street, l'enclave protestante dello struggente film premio Oscar "Belfast" di Kenneth Branagh, nessuno vuole parlare. Quei pochi più loquaci ribollono inquietudine e rabbia: "E ora? Cosa faremo?". Del resto, come scriveva il Nobel Seamus Heaney, chi è nato e cresciuto in Irlanda del Nord non può mai essere troppo ottimista.

A Magherafelt, invece, nella contea di (London)Derry a 55 chilometri dalla capitale, Michelle O'Neill ha un sorriso straordinariamente contagioso: "Sono ottimista, molto ottimista", ci confessa subito radiosa, quando la incontriamo ieri nella Meadowbank Sports Arena, dove si contano i voti dell'Irlanda del Nord. Dopo le elezioni del 5 maggio, lo spoglio è proseguito per tutta la notte: a meno di sorprese, il suo partito Sinn Féin sembra destinato non solo a essere il più votato (circa il 30% dei voti) ma anche quello con pi&ugra…

MAGHERAFELT - Sotto la pioggia grigia di Mountcollyer Street, l'enclave protestante dello struggente film premio Oscar "Belfast" di Kenneth Branagh, nessuno vuole parlare. Quei pochi più loquaci ribollono inquietudine e rabbia: "E ora? Cosa faremo?". Del resto, come scriveva il Nobel Seamus Heaney, chi è nato e cresciuto in Irlanda del Nord non può mai essere troppo ottimista.

A Magherafelt, invece, nella contea di (London)Derry a 55 chilometri dalla capitale, Michelle O'Neill ha un sorriso straordinariamente contagioso: "Sono ottimista, molto ottimista", ci confessa subito radiosa, quando la incontriamo ieri nella Meadowbank Sports Arena, dove si contano i voti dell'Irlanda del Nord. Dopo le elezioni del 5 maggio, lo spoglio è proseguito per tutta la notte: a meno di sorprese, il suo partito Sinn Féin sembra destinato non solo a essere il più votato (circa il 30% dei voti) ma anche quello con più seggi nel tormentato parlamento locale "Stormont". In tal caso, la 45enne O'Neill, per la divisione "confessionale" del governo, sarebbe la prima leader cattolica e repubblicana della protestante Irlanda del Nord dalla sua formazione nel 1921.

O'Neill e i militanti si baciano e si abbracciano, sotto gli occhi torvi dei candidati unionisti. Forse stiamo assistendo a un epocale sisma politico. O'Neill, che cosa risponde agli unionisti del partito Dup che giurano di boicottare il suo esecutivo, impantanando l'Irlanda del Nord, se lei diventerà prima ministra? "Il Dup e il loro leader Sir Jeffrey Donaldson dovrebbero imparare il significato di democrazia", ci risponde nel suo manicheo vestito bianconero, "Invece, per i loro scopi, preferiscono bloccare l'Irlanda del Nord nonostante la grave crisi energetica ed economica in corso. Ciò dice tutto". Prima del voto, sempre a Repubblica, O'Neill aveva aggiunto: "Il Dup vuole portarci ai giorni in cui cattolici e repubblicani venivano discriminati in Irlanda del Nord. Ma quell'epoca non tornerà mai più. Ne stia certo".

Seline, una giovane donna cattolica, ci confessa: "I protestanti saranno una furia stanotte. Ma abbiamo aspettato tutta la vita questo momento". E cioè Sinn Féin, l'ex braccio politico dei terroristi repubblicani dell'Ira, al potere al Belfast. L'incubo degli unionisti, a meno di clamorose sorprese nello spoglio, sembra diventato realtà, completando la sindrome di accerchiamento: nel censimento del prossimo giugno, potrebbero diventare per la prima volta minoranza rispetto a cattolici/repubblicani. Una temutissima riunificazione con la Repubblica d'Irlanda, dove Sinn Féin potrebbe fare doppietta alle elezioni del 2025, è più vicina, seppur tuttora complicata.

"Ora pensiamo solo a risolvere i problemi dei cittadini, dal costo della vita alle case popolari", ci promette O'Neill, nata in una famiglia di repubblicani di ferro, studi da contabile, divorziata, due figli, fino alla folgorazione della politica dopo la Pace del Venerdì Santo del 1998, qui nella stessa circoscrizione del suo ex padrino politico, defunta star dell'Ira e poi di Sinn Féin, Martin McGuinness. Ma l'unificazione resta un obiettivo campale di O'Neill e dei repubblicani: "È lo sbocco naturale per l'Irlanda del Nord. Il futuro sarà migliore con noi di Sinn Féin: più soldi per i nordirlandesi, più diritti, più lavoro, più opportunità. Noi siamo il cambiamento. E arriverà anche il cambiamento costituzionale per Belfast. È tempo di un'Irlanda migliore, per tutti. Coloro che hanno provato a negarcelo sinora, come nella tragedia del Bloody Sunday 50 anni fa, hanno perso".

Tutti sperano che l'Irlanda del Nord non torni a essere una terra "assetata di sangue cattivo", come scriveva Colm Tóibín, soprattutto se gli unionisti del Dup non cedessero sul boicottaggio e sulla pretesa di stracciare l'accordo Brexit che spacca il Regno Unito e avvicina l'Irlanda del Nord a Dublino. Ma il successo di Sinn Féin, facilitato dalla crescente disillusione popolare nella politica e dal boom dei centristi di "Alleanza" (intorno al 18%), è innegabile, dopo aver puntato proprio sui temi sociali. Un trionfo che porta la profonda firma di due donne. O'Neill, appunto, e la leader nazionale Mary Lou McDonald.

"Le donne sono la metà della popolazione. Il ruolo mio, di Mary Lou e delle altre di Sinn Féin non dovrebbe stupire" conclude O'Neill a Repubblica e alla tedesca Dpa mentre saluta gli scrutatori, "è qualcosa di molto salutare. Sono fiera di tutte noi. E questo è solo l'inizio". Ma di cosa per l'Irlanda del Nord, nessuno davvero lo sa.