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La guerra elettronica e l'incubo di un attacco nucleare: l'escalation delle armi nella strategia di Vladimir Putin

Il Cremlino ha ormai messo in campo tutto il suo arsenale convenzionale senza scalfire la determinazione di Kiev a resistere. Di fronte a uno smacco del genere, molti analisti ritengono che Mosca sarebbe spinta a prendere in considerazione lo scenario più terribile
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Mosca ha bisogno di mostrarsi forte ed evoca lo spettro della guerra nucleare. Lo ha fatto sin dall'inizio dell'invasione, esibendo l'esercitazione che ha messo in massima allerta tutti i reparti atomici: dai sottomarini ai bombardieri e ai missili intercontinentali. Poi il 20 aprile, mentre le truppe si ritiravano dalla periferia di Kiev, ha lanciato il prototipo del Sarmat: una vera arma dell'apocalisse, che disperde a 18 mila chilometri di distanza una pioggia di navette nucleari impossibili da intercettare. Adesso arriva la "simulazione elettronica", il wargame per ricordare che ci sono ordigni piazzati a Kaliningrad, pronti a colpire nel cuore dell'Europa.

A queste minacce, ministri e generali hanno sempre accompagnato la negazione di qualsiasi volontà di escalation. Ribadendo che la dottrina russa, come quella sovietica, esclude l'uso preventivo dell'atomica: è prevista solo come risposta a un "pericolo vitale per l…

Mosca ha bisogno di mostrarsi forte ed evoca lo spettro della guerra nucleare. Lo ha fatto sin dall'inizio dell'invasione, esibendo l'esercitazione che ha messo in massima allerta tutti i reparti atomici: dai sottomarini ai bombardieri e ai missili intercontinentali. Poi il 20 aprile, mentre le truppe si ritiravano dalla periferia di Kiev, ha lanciato il prototipo del Sarmat: una vera arma dell'apocalisse, che disperde a 18 mila chilometri di distanza una pioggia di navette nucleari impossibili da intercettare. Adesso arriva la "simulazione elettronica", il wargame per ricordare che ci sono ordigni piazzati a Kaliningrad, pronti a colpire nel cuore dell'Europa.

A queste minacce, ministri e generali hanno sempre accompagnato la negazione di qualsiasi volontà di escalation. Ribadendo che la dottrina russa, come quella sovietica, esclude l'uso preventivo dell'atomica: è prevista solo come risposta a un "pericolo vitale per la nazione", interpretato come un attacco nucleare nemico. Una differenza rispetto alla Nato, che ai tempi della Guerra Fredda ipotizzava l'impiego di testate "tattiche", ossia di potenza limitata, per fermare le colonne corazzate sovietiche.

Il presidente russo, Vladimir Putin (ansa)

Ma come si definisce oggi un "pericolo vitale per la nazione"? Cosa accadrebbe se gli ucraini tra un mese riuscissero a lanciare un'offensiva in territorio russo? Il Cremlino ha ormai messo in campo tutto il suo arsenale convenzionale di cannoni, razzi, tank e missili senza scalfire la determinazione di Kiev a resistere. Di fronte a uno smacco del genere, molti analisti ritengono che Putin sarebbe spinto a prendere in considerazione lo scenario più terribile: un attacco nucleare "dimostrativo". Una testata "tattica", con un'energia distruttiva simile a quella della bomba di Hiroshima, scagliata contro una cittadina minore dell'Ucraina. Un'ipotesi mostruosa, tale da provocare migliaia di vittime, e che per questo continua a restare lontanissima dalla realtà del conflitto.