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Ucraina, la talpa di Azovstal che consegnò ai russi la mappa del tunnel: così Putin ha deciso l'ultimo assalto a Mariupol

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Un elettricista ucraino avrebbe rivelato i segreti dell'acciaieria nella città-martire. Putin cerca la vittoria entro il 9 maggio, ma nella fabbrica non si arrendono
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KRAMATORSK - A mettere in fila i fatti c'è il sospetto molto forte che il presidente russo Putin abbia provato a far cadere l'acciaieria Azovstal d Mariupol con un inganno spettacolare e grazie a un infiltrato ucraino.

Ricapitoliamo. Il 26 aprile i russi dicono che non tenteranno più di assaltare l'acciaieria, dove circa duemila combattenti ucraini - inclusi quelli del reggimento Azov - resistono da due mesi. Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e Putin appaiono davanti alle telecamere: "Abbiamo sigillato il perimetro della Azovstal, abbiamo bisogno di altri tre-quattro giorni per completare lo sforzo", dichiara Shoigu. "Credo che non sia consigliabile attaccare la zona industriale. Ordino di cancellare il piano" risponde Putin. Sissignore, è la chiusa del ministro. A quel punto il grosso dei soldati russi lascia davvero la città.

Il briefing quotidiano del Pentagono di martedì certifica che dei circa dod…

KRAMATORSK - A mettere in fila i fatti c'è il sospetto molto forte che il presidente russo Putin abbia provato a far cadere l'acciaieria Azovstal d Mariupol con un inganno spettacolare e grazie a un infiltrato ucraino.

Ricapitoliamo. Il 26 aprile i russi dicono che non tenteranno più di assaltare l'acciaieria, dove circa duemila combattenti ucraini - inclusi quelli del reggimento Azov - resistono da due mesi. Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e Putin appaiono davanti alle telecamere: "Abbiamo sigillato il perimetro della Azovstal, abbiamo bisogno di altri tre-quattro giorni per completare lo sforzo", dichiara Shoigu. "Credo che non sia consigliabile attaccare la zona industriale. Ordino di cancellare il piano" risponde Putin. Sissignore, è la chiusa del ministro. A quel punto il grosso dei soldati russi lascia davvero la città.

Il briefing quotidiano del Pentagono di martedì certifica che dei circa dodicimila soldati russi presenti a Mariupol durante i combattimenti di aprile ne sono rimasti soltanto duemila, assieme alle milizie cecene. Duemila è il numero di militari necessario a controllare Mariupol in questa fase di transizione dopo che molte zone della città sono state rase al suolo dai bombardamenti russi e dopo la strage di decine di migliaia di civili. Dentro la Azovstal - che è molto difficile da prendere perché è costruita su più piani sotterranei e dispone di bunker progettati per resistere a un attacco atomico -   i combattenti ucraini ripetono che non si arrenderanno mai e rifiutano ogni giorno a mezzogiorno, quando i russi ne danno la possibilità, di alzare la bandiera bianca.

Domenica 1° maggio più di cento civili, donne, anziani e bambini, lasciano i rifugi sotto l'acciaieria e grazie a un accordo con i russi mediato dalla Nazioni Unite sono trasferiti verso nord, in territorio ucraino. I civili raccontano a Repubblica che dopo mesi di bombe e combattimenti sono impressionati, quando vengono consegnati ai russi, dal silenzio assoluto. È fuor di dubbio che i russi osservano senza soste la Azovstal con i droni per tenere d'occhio i movimenti degli assediati. Viene il dubbio che abbiano approfittato dell'evacuazione di quei civili per osservare in una situazione di tregua - che prima non si era mai verificata - la disposizione dei combattenti dentro l'acciaieria, gli ingressi usati, i tempi dei loro spostamenti. Ma è soltanto una speculazione.

A Mariupol intanto arriva Vladimir Solovyov, giornalista tv russo e propagandista putiniano seguitissimo, forse per assistere a una vittoria a sorpresa. Martedì, mentre i civili evacuati dall'acciaieria arrivano a Zaporizhia dopo quaranta ore di viaggio in bus per fare duecento chilometri, ecco la notizia di attacchi violentissimi, che durano anche il giorno dopo, dei soldati russi contro la Azovstal. Le sequenze video mostrano anche un bombardamento senza precedenti sull'area dell'acciaieria, che mal si accorda con l'ordine di Putin di attendere che gli assediati stremati decidano prima o poi di arrendersi. È così intenso che si perde il contatto con gli assediati per qualche ora.

Il Cremlino nega che ci sia un assalto, dice che è una semplice manovra per non consentire agli ucraini di piazzarsi in posizioni di fuoco fuori dai bunker. La notizia è che i soldati russi sono riusciti a penetrare fin dove non erano mai arrivati prima, all'interno del perimetro di Azovstal. Il giorno dopo Anton Gerashchenko, consigliere per il ministero dell'Interno ucraino, rivela che un elettricista ucraino che ha lavorato dentro l'area industriale avrebbe consegnato ai russi la mappa dei tunnel che servono per arrivare fino agli assediati. Non si sa se sia stato costretto oppure se invece abbia deciso di collaborare con i russi di sua volontà. Il piano non riesce, perché dopo combattimenti intensissimi - "è l'assalto finale", dicono gli assediati - i soldati russi che in teoria non avrebbero dovuto fare nulla per ordine di Putin si ritirano.

Non sfugge la vicinanza con la data simbolica del 9 maggio, celebrazione della vittoria dell'Unione sovietica contro la Germania nazista. La caduta di Azovstal sarebbe stata una coincidenza perfetta e l'assedio dentro i bunker da simbolo della capacità degli ucraini di resistere sarebbe diventato un piccolo trionfo putiniano. Non è andata così.