Da sette secoli è la fortezza: il simbolo dello scontro tra Occidente e Oriente. Un tempo era Königsberg, maniero turrito dei cavalieri teutonici impegnati nella crociata contro gli slavi e poi capitale della Prussia. Oggi è Kaliningrad, l'enclave russa incastonata tra la Polonia e i Paesi Baltici che minaccia la Nato con la sua tripla falange di missili, evocata ieri dal Cremlino: armi nucleari puntate contro Berlino, Stoccolma, Helsinki, Varsavia, Copenaghen, Riga e Vilnius.
La frontiera di un confronto non solo militare, ma pure religioso - da una parte la sfera ortodossa; dall'altra cattolici e luterani - che è rimasto un cardine dell'identità di Mosca pure nell'era comunista, reso popolare dalla scena clou dell'"Aleksandr Nevskij" di Ejzestejn, con la spettacolare battaglia sul lago ghiacciato tra i fanti russi e i cavalieri teutoni, trascinati nell'abisso dal peso delle loro corazze.
Konisberg era il cuore …
Da sette secoli è la fortezza: il simbolo dello scontro tra Occidente e Oriente. Un tempo era Königsberg, maniero turrito dei cavalieri teutonici impegnati nella crociata contro gli slavi e poi capitale della Prussia. Oggi è Kaliningrad, l'enclave russa incastonata tra la Polonia e i Paesi Baltici che minaccia la Nato con la sua tripla falange di missili, evocata ieri dal Cremlino: armi nucleari puntate contro Berlino, Stoccolma, Helsinki, Varsavia, Copenaghen, Riga e Vilnius.
La frontiera di un confronto non solo militare, ma pure religioso - da una parte la sfera ortodossa; dall'altra cattolici e luterani - che è rimasto un cardine dell'identità di Mosca pure nell'era comunista, reso popolare dalla scena clou dell'"Aleksandr Nevskij" di Ejzestejn, con la spettacolare battaglia sul lago ghiacciato tra i fanti russi e i cavalieri teutoni, trascinati nell'abisso dal peso delle loro corazze.
Konisberg era il cuore della visione imperiale tedesca. La patria degli Hohenzollern, la dinastia prussiana che ha unito la Germania ed è rimasta sul trono fino al 1918. Una storia completamente cancellata. Nel 1944 ci sono stati i bombardamenti alleati, che hanno incenerito il borgo. In quell'inverno le avanguardie sovietiche l'hanno circondata e gli abitanti sono fuggiti in massa: chi si è messo in marcia a piedi sulla laguna ghiacciata; chi ha cercato scampo sulle navi, prese di mira dai sottomarini. Infine l'assalto, con l'artiglieria che ha raso al suolo tutto.
Al tavolo della pace Stalin ha preteso di stravolgere la geografia: Königsberg doveva diventare territorio russo, nonostante fosse lontanissima dai confini, perché gli serviva "un porto che non gela". È stata ribattezzata in onore del leader bolscevico Michail Kalinin e i coloni arrivati dall'Urss hanno eliminato qualsiasi elemento tedesco, anche nella memoria dei luoghi.
Quando l'Urss è crollata, questa è rimasta orgogliosamente una scheggia di Russia piantata nel mezzo dell'Europa. Tutto intorno il mondo è cambiato: Polonia e Lituania sono entrate nella Nato e nell'Ue, ma nulla ha scalfito il controllo di Mosca su Kaliningrad.
All'inizio gli abitanti hanno pensato agli affari: è diventato il porto franco per smerciare nelle ex repubbliche sovietiche i lussi del capitalismo e un'attrazione turistica per i tedeschi in cerca di origini, tanto da ipotizzare di ripristinare il vecchio nome e allestire un quartiere di casette prussiane. Con Putin al potere però è risorto il disegno dell'impero russo e Kaliningrad è stata riconsegnata alla sua vocazione militare. I bunker dell'Armata Rossa sono stati riattivati, riportando in servizio una ragnatela sotterranea di cunicoli e depositi.
Quando nel 2014 l'occupazione della Crimea ha aperto la frattura tra Mosca e l'Occidente, questo avamposto ha assunto un ruolo strategico. Il Cremlino l'ha trasformata in un esperimento bellico, il prototipo dell'idea moderna di castello. Tecnicamente viene chiamata A2/AD ossia "Anti-Access/Area Denial" più spesso definita "bolla missilistica". Il concetto è quello delle roccaforti alla Ghino di Tacco: fortezze in grado di impedire a chiunque il passaggio.
Nel Medioevo lo si otteneva grazie alla posizione impervia che dominava le strade e alle mura merlate. Nel Terzo Millennio i russi hanno pensato di realizzarlo con più strati di missili, in modo da condizionare qualsiasi movimento nel Baltico. Vi hanno schierato i loro armamenti più moderni. I missili antiaerei S-400 e quelli antinave Bastion sono lo scudo che può sbarrare l'accesso al Baltico. Gli ipersonici Iskander invece sono la spada, che nelle ultime versioni è in grado di colpire sette capitali anche con testate nucleari: la presenza delle atomiche non è mai stata ammessa, ma si ritiene che siano lì dai tempi dell'Urss.
All'inizio della crisi ucraina è arrivata una squadriglia di Mig-31 con sotto il ventre i Kinzhal: ordigni che viaggiano a dieci volte la velocità del suono, presentati da Putin come "arma invincibile". Nel porto hanno fatto capolino i sottomarini con i cruise Kalibr, gli stessi che bombardano Kiev e Leopoli. E tutto è stato ostentato dalla propaganda del Cremlino, per dare concretezza agli avvertimenti lanciati contro l'Occidente e nascondere le sconfitte sul campo dietro l'esibizione di forza.
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Molti analisti dubitano delle reali capacità dell'arsenale schierato a Kaliningrad: un dossier del centro studi svedese Foi tre anni fa lo ha giudicato "una bolla gonfiata". Di sicuro però questa è il confine più nervoso della nuova sfida tra blocchi, con continue provocazioni dei velivoli russi che sfiorano lo spazio aereo delle altre nazioni provocando duelli virtuali tra caccia. Una ferita mai sanata, diventata pericolosissima. Il più famoso cittadino di Königsberg, Immanuel Kant, nel 1795 scrisse "Per la pace perpetua": un saggio in cui riteneva che si potesse superare le guerra costruendo un sistema di equilibrio internazionale. Proprio quello che ora servirebbe in Europa.