“Simulazione nucleare”, la nuova sfida di Mosca che allarma l’Occidente: i test con 'lancio elettronico' di missili da Kaliningrad
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Stavolta non c'è stato neppure bisogno di lanciare un missile in aria. È bastato premere qualche pulsante e muovere un manipolo di cento soldati per inviare un messaggio all'Occidente. Mercoledì, settantesimo giorno di quella che qui chiamano "operazione militare speciale", la Russia ha simulato il "lancio elettronico" di missili con capacità nucleare da Kaliningrad, la sua strategica exclave affacciata sul mar Baltico, stretta tra Polonia e Lituania.
Oltre a ospitare la base della Flotta Baltica nel porto di Baltijsk, questo lembo di terra incuneato nel fianco orientale della Nato e dell'Unione Europea è la strategica rampa di lancio dei temuti missili russi Iskander. Cosa che i talk show russi non smettono di rammentare. Il 28 aprile, ad esempio, durante il programma 60 Minuti in onda su Pervyj Kanal (Primo Canale), Aleksej Zhuravliov, presidente del partito nazionalista Rodina (Patria), spiegava che b…
MOSCA - Stavolta non c'è stato neppure bisogno di lanciare un missile in aria. È bastato premere qualche pulsante e muovere un manipolo di cento soldati per inviare un messaggio all'Occidente. Mercoledì, settantesimo giorno di quella che qui chiamano "operazione militare speciale", la Russia ha simulato il "lancio elettronico" di missili con capacità nucleare da Kaliningrad, la sua strategica exclave affacciata sul mar Baltico, stretta tra Polonia e Lituania.
Oltre a ospitare la base della Flotta Baltica nel porto di Baltijsk, questo lembo di terra incuneato nel fianco orientale della Nato e dell'Unione Europea è la strategica rampa di lancio dei temuti missili russi Iskander. Cosa che i talk show russi non smettono di rammentare. Il 28 aprile, ad esempio, durante il programma 60 Minuti in onda su Pervyj Kanal (Primo Canale), Aleksej Zhuravliov, presidente del partito nazionalista Rodina (Patria), spiegava che basterebbe lanciare, giustappunto da Kaliningrad, uno dei missili di ultissima generazione Sarmat per polverizzare le principali capitali europee entro pochi secondi: 106, per l'esattezza, per raggiungere Berlino, 200 Parigi e 202 Londra, come ben illustrava una mappa.
La scorsa domenica, invece, è stato il presentatore Dmitrij Kiseliov a ipotizzare un attacco sulle isole britanniche in un segmento del suo programma della domenica intitolato "L'isola affondabile". "Solo un lancio, Boris", ha detto riferendosi al premier britannico Johnson. "E l'Inghilterra è andata. Una volta per tutte. Perché giocare con noi?".
Il primo ad alludere alla possibilità di schierare le armi nucleari tattiche, peraltro in stato d'allerta dal 27 febbraio, è stato del resto lo stesso presidente russo Vladimir Putin. Come quando ha minacciato ritorsioni "fulminee" nell'eventualità di un intervento diretto dell'Occidente in Ucraina. E la minaccia è tutt'altro che virtuale, ha voluto ricordare più volte. Il 18 febbraio - non era ancora iniziata l'offensiva in Ucraina - Putin supervisionò le esercitazioni nucleari Grom (Tuono), con l'intera "triade nucleare" in azione. Il 20 aprile testò per la prima volta il missile balistico intercontinentale Sarmat: "un'arma impareggiabile", la definì, in grado di "superare astutamente tutti i moderni sistemi antiaerei" e di trasportare testate atomiche. "Farà riflettere due volte - disse ancora Putin - coloro che cercano di minacciare il nostro Paese con una retorica selvaggia e aggressiva". Infine, mercoledì, le manovre sul Mar Baltico. A una quarantina di chilometri dai confini Ue e Nato.
L'esercito russo, ha spiegato in una nota il ministero della Difesa, ha effettuato attacchi singoli e multipli su obiettivi che simulavano sistemi missilistici, aeroporti, infrastrutture, postazioni militari e di comando di un nemico - neppure tanto - immaginario. Dopo i lanci "elettronici", un centinaio di soldati ha effettuato una manovra di cambio posizione per evitare "un possibile attacco di rappresaglia" e ha compiuto "operazioni in condizioni di radiazioni e contaminazione chimica".
Sono prove muscolari che l'Occidente non "prende alla leggera", ha detto lo scorso mese il direttore della Cia William Burns. Stessa linea del capo di stato maggiore dell'esercito statunitense Mark Milley: "Monitoriamo con attenzione e prendiamo sul serio le minacce nucleari da parte della Russia", ha detto in una recente intervista. Il timore dell'intelligence Usa è che la Russia metta in pratica quella che chiama dottrina della "eskalatsija radi deeskalatsii": "escalation per la de-escalation". Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov non fa che rassicurare che non accadrà. Putin, invece, continua con le velate minacce. Mentre la tv russa allude apertamente a un Armageddon nucleare. Tanto che il direttore di Novaja Gazeta e premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov, parlando a Ginevra martedì, ha constatato: "Da settimane non facciamo che sentire in tv che i silos nucleari dovrebbero essere aperti. Non sarebbe la fine del conflitto, ma dell'umanità". La domanda che si fanno tutti è dove finisca il bluff.