Donne e bimbi deportati: l’odissea degli ucraini nei “campi-filtro” russi
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraKIEV - "Tirate fuori i cellulari e le password per sbloccarli". Passa dai "Campi di filtrazione" russi la speranza di salvarsi la vita in qualche modo, se sei finito in trappola sotto le bombe. E finisce nei Centri di accoglienza temporanea aperti in tutta la Russia: sono migliaia, e secondo gli ucraini in alcuni casi sono veri e propri centri di detenzione. Gli uffici della Presidenza ucraina hanno riferito alla vice presidente dell'Europarlamento, Pina Picierno, che in alcune aree stanno deliberatamente trasferendo bambine ucraine per "risolvere il calo demografico".
Il viaggio comincia nei centri di filtrazione: esci da una cantina in cui sei sopravvissuto al gelo per settimane, senza luce e con un dito d'acqua incerta, e finisci in coda per ore. A volte "per interi giorni", in attesa di essere "filtrato". Documenti sul tavolo, agenti dei servizi, domande e indagini: "Hai visto le postazioni dei soldati?". S…
KIEV - "Tirate fuori i cellulari e le password per sbloccarli". Passa dai "Campi di filtrazione" russi la speranza di salvarsi la vita in qualche modo, se sei finito in trappola sotto le bombe. E finisce nei Centri di accoglienza temporanea aperti in tutta la Russia: sono migliaia, e secondo gli ucraini in alcuni casi sono veri e propri centri di detenzione. Gli uffici della Presidenza ucraina hanno riferito alla vice presidente dell'Europarlamento, Pina Picierno, che in alcune aree stanno deliberatamente trasferendo bambine ucraine per "risolvere il calo demografico".
Il viaggio comincia nei centri di filtrazione: esci da una cantina in cui sei sopravvissuto al gelo per settimane, senza luce e con un dito d'acqua incerta, e finisci in coda per ore. A volte "per interi giorni", in attesa di essere "filtrato". Documenti sul tavolo, agenti dei servizi, domande e indagini: "Hai visto le postazioni dei soldati?". Scattano foto e prendono impronte digitali. Ancora domande: conosci qualcuno nei servizi ucraini? Hai amici nelle forze armate o nella polizia? I racconti sono sempre uguali. Chi sbaglia risposta, chi ha svastiche o chat compromettenti sul cellulare, sparisce dai radar.
Quasi tutti vorrebbero tornare nelle regioni controllate da Kiev, e invece a migliaia sono stati portati in Russia. Chiedono Zaporizhzhia, ottengono risposte vaghe: "Salite in pullman che starete bene". E finiscono a migliaia di chilometri dalla casa che gli hanno distrutto. L'odissea aggrava la disperazione dei profughi. Kiev la chiama con una parola ben precisa: "Deportazione".
La Commissaria per i diritti umani della Rada, Lyudmila Denisova, si è rivolta al difensore civico russo, Tatyana Moskalkova, chiedendo gli elenchi degli ucraini "portati con la forza oltre confine". "È una deportazione di fatto - dice Picierno, rientrata la scorsa settimana da una missione ufficiale in Ucraina - ci hanno raccontato in maniera molto preoccupata che bambini, donne e anziani vengono portati in Bielorussia e in Russia, confermando le segnalazioni che ci arrivano dalle organizzazioni internazionali. Vengono trattenuti contro volontà nei campi allestiti in Russia, privati dei passaporti e dei telefoni impedendo loro di comunicare con familiari e amici. Siamo molto preoccupati, sto seguendo personalmente anche se è difficile ottenere informazioni ufficiali: ma abbiamo conferma che i campi esistono e le persone vengono trattenute".
Passato il confine, la destinazione non viene scelta ma imposta. Se si accetta lo status di rifugiato, ottenendo l'asilo, vengono dati diecimila rubli. Bisogna consegnare il passaporto e i documenti ucraini e si riceve un certificato di rifugiato. Ma, ha spiegato alla Bbc l'avvocata Maria Krasova, gli attivisti per i diritti umani non sono preoccupati: a richiesta il passaporto ucraino può essere restituito. Sulle detenzioni e il sequestro di cellulari e documenti, in realtà ci sono accuse ucraine ma non prove: "Non siamo in grado di verificare in modo indipendente", dicono fonti di Unhcr. L'argomento è a rischio propaganda, e molti ucraini non chiedono l'asilo e tengono i documenti: lasciata la Russia, sono già entrati in Europa.