Irlanda del Nord, è ufficiale: Sinn Fein primo partito, vittoria storica. Ma i protestanti: "Boicottaggio"
dal nostro inviato Antonello Guerrera , dal nostro inviato Antonello GuerreraMAGHERAFELT (IRLANDA DEL NORD). Poco dopo le 15, allo spoglio del centro congressi di Magherafelt nel cuore verde dell'Irlanda del Nord, arriva l'intera nomenklatura di Sinn Féin. In testa, assediate dai giornalisti, la futura prima ministra locale Michelle O'Neill e la sua "pigmalione" politica, la leader nazionale dei nazionalisti repubblicani Mary Lou McDonald, fazzoletto rosso da pasionaria al collo.
Manca, come da tempo, il vecchio leader Gerry Adams, dal curriculum troppo scomodo. Appena le vede, il leader unionista e grande sconfitto, Sir Jeffrey Donaldson, si volta e va via. Il passato e il futuro dell'Irlanda del Nord non si guardano nemmeno in faccia.
Perché "questa è una nuova era", annuncia la 45enne O'Neill, entrata in politica con l'ex braccio politico dei terroristi dell'Ira dopo la Pace del Venerdì Santo nel 1998. Sir Jeffrey mastica amaro. Di lì a poco arriva l'epocale annunc…
MAGHERAFELT (IRLANDA DEL NORD). Poco dopo le 15, allo spoglio del centro congressi di Magherafelt nel cuore verde dell'Irlanda del Nord, arriva l'intera nomenklatura di Sinn Féin. In testa, assediate dai giornalisti, la futura prima ministra locale Michelle O'Neill e la sua "pigmalione" politica, la leader nazionale dei nazionalisti repubblicani Mary Lou McDonald, fazzoletto rosso da pasionaria al collo.
Manca, come da tempo, il vecchio leader Gerry Adams, dal curriculum troppo scomodo. Appena le vede, il leader unionista e grande sconfitto, Sir Jeffrey Donaldson, si volta e va via. Il passato e il futuro dell'Irlanda del Nord non si guardano nemmeno in faccia.
Perché "questa è una nuova era", annuncia la 45enne O'Neill, entrata in politica con l'ex braccio politico dei terroristi dell'Ira dopo la Pace del Venerdì Santo nel 1998. Sir Jeffrey mastica amaro. Di lì a poco arriva l'epocale annuncio: Sinn Féin, con almeno 27 seggi nel Parlamentino locale Stormont, diventa il primo partito.
Sinn Fein primo partito: svolta storica
Si apre un nuovo mondo: per la prima volta nella Storia, 101 anni dopo la partizione dell'isola, saranno i cattolici repubblicani, e non gli unionisti, a indicare il primo ministro dell'Irlanda del Nord. Esplodono la festa e gli abbracci tra donne e uomini in verde di Sinn Féin.
Sinn Féin, l’ex braccio politico dei terroristi repubblicani dell’Ira, al potere al Belfast. L’incubo degli unionisti è diventato realtà: nel censimento del prossimo giugno, potrebbero diventare per la prima volta minoranza rispetto a cattolici/repubblicani. Una temutissima riunificazione con la Repubblica d’Irlanda, dove Sinn Féin potrebbe fare doppietta alle elezioni del 2025, è più vicina, seppur tuttora complicata, perché è Londra ad avere l'ultima parola, ma non è tuttavia impossibile.
La questione riunificazione
“Ora pensiamo solo a risolvere i problemi dei cittadini, dal costo della vita alle case popolari”, ci promette O’Neill, nata in una famiglia di repubblicani di ferro, studi da contabile, divorziata, due figli, fino alla folgorazione della politica dopo la Pace del Venerdì Santo del 1998, qui nella stessa circoscrizione del suo ex padrino politico, defunta star dell’Ira e poi di Sinn Féin, Martin McGuinness. Ma l’unificazione resta un obiettivo campale di O’Neill e dei repubblicani: “È lo sbocco naturale per l’Irlanda del Nord. Il futuro sarà migliore con noi di Sinn Féin: più soldi per i nordirlandesi, più diritti, più lavoro, più opportunità. Noi siamo il cambiamento. E arriverà anche il cambiamento costituzionale per Belfast. È tempo di un’Irlanda migliore, per tutti. Coloro che hanno provato a negarcelo sinora, come nella tragedia del Bloody Sunday 50 anni fa, hanno perso”.
"Ma intanto, lunedì, quando ci insedieremo, inizieremo la nuova era" promettono O'Neill e McDonald ai presenti, "e aiuteremo i cittadini ad affrontare la crisi economica". Ma molto difficilmente Donaldson e il Dup glielo permetteranno: hanno promesso che boicotteranno Sinn Féin, se prima Boris Johnson non straccerà il protocollo Brexit che impone un confine doganale tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord per evitarne un altro sull'isola e proteggere la pace.
La vittoria del Sinn Fein, il Dup e il futuro dell'Irlanda del Nord
È questo il tavolo, lungo da Belfast a Bruxelles, su cui ora si gioca tutta la partita e anche il futuro dell'Irlanda del Nord.
Sir Jeffrey, 59 anni, deputato a Westminster ed ex paramilitare unionista, sembrava meno oltranzista del solito: "Vediamo sul governo, in base agli sviluppi sul protocollo Brexit". Apparentemente, un chiaro messaggio a Boris Johnson: ferma il protocollo - per quello che sarebbe uno scontro frontale con l'Europa - o qui facciamo le barricate politiche. Dalle conseguenze imprevedibili, vista tensione e sindrome da accerchiamento crescenti nella comunità protestante.
Brexit, il problema del confine e la sfida degli unionisti del Dup
In realtà, il Dup, lacerato dalla scelta di sostenere la Brexit e stretto tra unionisti moderati in fuga ed estremisti altrettanto, il tavolo vuole farlo saltare. Un'alta fonte del massimo partito unionista ci racconta che "per noi non sarebbe sufficiente se Johnson innescasse l'articolo 16 del protocollo Brexit con l'Ue: così lo sospenderebbe soltanto. Per noi, invece, il protocollo deve sparire". Ma lo sa che è impossibile? "E allora non faremo il governo con Sinn Féin. Ci saranno sei mesi di pantano, e si ritornerà al voto e rivinceremo noi. Non ci fermeremo davanti a niente".