L'intelligence Gb: "Ora l'esercito russo è in difficoltà". Ma la Cia avverte: "Mosca alzerà il tiro, Putin non può permettersi una sconfitta"
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - I più negativi sono i servizi segreti britannici, convinti che le forze armate russe siano nei guai, al punto di rischiare un'umiliante sconfitta in Ucraina. Proprio per questo, però, il capo della Cia William Burns avverte che Putin "è in uno stato d'animo in cui crede di non poter permettersi di perdere, e penso sia convinto che raddoppiare gli sforzi gli consentirà di fare progressi". Il conflitto in Ucraina, aggiunge Burns, viene osservato con attenzione anche dalla "leadership cinese per trarre tutte le lezioni utili pensando alle sue ambizioni relative a Taiwan".
Alla vigilia della celebrazione di domani, quando dal discorso del capo di Cremlino si capirà che strategia intende adottare per la seconda fase della guerra, gli alleati occidentali fanno le loro analisi di intelligence sullo stato delle operazioni militari di Mosca. E oggi discuteranno le prossime mosse, in un vertice virtuale del G7 a cui…
NEW YORK - I più negativi sono i servizi segreti britannici, convinti che le forze armate russe siano nei guai, al punto di rischiare un'umiliante sconfitta in Ucraina. Proprio per questo, però, il capo della Cia William Burns avverte che Putin "è in uno stato d'animo in cui crede di non poter permettersi di perdere, e penso sia convinto che raddoppiare gli sforzi gli consentirà di fare progressi". Il conflitto in Ucraina, aggiunge Burns, viene osservato con attenzione anche dalla "leadership cinese per trarre tutte le lezioni utili pensando alle sue ambizioni relative a Taiwan".
Alla vigilia della celebrazione di domani, quando dal discorso del capo di Cremlino si capirà che strategia intende adottare per la seconda fase della guerra, gli alleati occidentali fanno le loro analisi di intelligence sullo stato delle operazioni militari di Mosca. E oggi discuteranno le prossime mosse, in un vertice virtuale del G7 a cui parteciperà anche il leader di Kiev Zelensky, dedicato all'accelerazione delle forniture di armi e all'inasprimento delle sanzioni, petrolio incluso.
Secondo il bollettino pubblicato ieri dai servizi di Londra, gli ucraini sono riusciti a distruggere almeno un T-90M, ossia il carro armato più potente e moderno dell'esercito russo, introdotto nel 2016 e dotato di armatura, cannone e sistema di navigazione satellitare particolarmente sofisticati. Il senso della notizia è che se Kiev riesce a demolire anche i mezzi più avanzati di Mosca, dà una dimostrazione pratica di quanto profonde siano le sue difficoltà. Anche perché Putin ha solo 100 T-90M, e non può rimpiazzare facilmente gli armamenti più sofisticati che perde, perché le sanzioni occidentali lo privano delle componenti tecnologiche di cui avrebbe bisogno per costruirli.
L'intelligence britannica stima che nella prima fase fallimentare del conflitto le forze armate russe abbiano perso circa il 25% della loro capacità operativa, tanto in termini di soldati quanto di mezzi, e farà assai fatica a ricostituirlo. Un altro segnale dei problemi di Mosca sta nel bombardamento di tre ponti nella zona orientale di Khariv, vicino ai villaggi di Tsyrkuny e Ruski Tyshky. Secondo Kiev, lo scopo era "rallentare le azioni di controffensiva delle unità delle Forze di difesa ucraine". Fino a ieri era vero il contrario. Erano gli uomini di Zelensky che dovevano distruggere le infrastrutture dei trasporti, per frenare la presunta incontenibile avanzata immaginata dal Cremlino. Se ora invece sono i russi a sparare su ponti e ferrovie, per rallentare la controffensiva e impedire la consegna degli armamenti in arrivo dall'Occidente, ciò dà la dimensione di come si siano quasi rovesciate le posizioni.
La Wagner al fronte del Donbass
Le analisi americane sono più caute di quelle britanniche, come dimostrano le parole di Burns, richiamato dal presidente Biden insieme al capo del Pentagono Austin e la direttrice dell'intelligence nazionale Haines, affinché finiscano le soffiate tipo quelle secondo cui gli Usa hanno aiutato ad uccidere i generali russi e ad affondare la nave Moskva. La seconda fase dell'offensiva procede più lentamente del previsto, con conquiste di territorio ucraino nel Donbass che non superano quasi mai un miglio al giorno, e spesso vengono ricacciate indietro il giorno dopo.
Questo dipende dalle difficoltà russe, ma pure dal cambio di strategia rispetto all'attacco fallito nel Nord. Allora i carri armati si erano messi in fila sulle strade, anche perché i campi erano un pantano, diventando facili obiettivi della resistenza. Ora invece Mosca bombarda a tappeto il territorio nemico, e fa avanzare i suoi mezzi solo quando ritiene che le difese ucraine siano state debellate.
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Poi il tempo è destinato a migliorare, offrendo migliori capacità di manovra, mentre la logistica è meno complicata a causa della vicinanza al confine russo e consente anche di ricostruire i reparti più danneggiati. Quindi questa fase della guerra diventa in parte una corsa contro il tempo, in cui il Cremlino deve aggiustare la strategia, ricostituire le forze, e conquistare più terreno possibile, prima che i militari di Kiev ricevano tutti gli armamenti pesanti in arrivo dall'Occidente, che potrebbero consentire loro non solo di frenare la seconda offensiva, ma anche di ricacciarla indietro. Si tornerebbe così alle posizioni precedenti al 24 febbraio, ossia le condizioni indicate da Zelensky per avviare una trattativa.
Escludendo per ora un conflitto nucleare che non avrebbe vincitori, anche se Putin sembra intenzionato quanto meno a minacciarlo domani, il problema diventa capire quanto efficace possa essere la mobilitazione generale convenzionale che sembra pronto a dichiarare. La Russia arruola circa 260.000 coscritti all'anno, ma non sono pronti per andare al fronte, e ha 2 milioni di riservisti, che però non vengono addestrati da tempo, e lasciando case e lavoro farebbero finalmente capire al paese che combatte una guerra e non la sta vincendo, con tutti i rischi conseguenti per la stabilità interna. Mosca poi ha 10.000 carri armati, però la maggior parte non sono T-90M, ma mezzi vecchi e non in buone condizioni.
Dunque Putin può ancora scatenare l'inferno temuto dalla Cia, ma è anche possibile che la sua forza militare sia in gran parte propaganda, non in grado di sostenere uno scontro convenzionale aperto con la Nato.