Filippine, nel nome del padre Marcos jr. si riprende il trono di Manila
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Cinquant’anni fa il padre Ferdinand proclamava la legge marziale. Mezzo secolo dopo, il figlio del dittatore che per un ventennio ha governato col pugno di ferro il Paese, si appresta a diventare il nuovo presidente delle Filippine. Al potere a Manila sono tornati i Marcos.
Dopo anni di campagne revisioniste a colpi di disinformazione sui social per dare una bella ripulita al periodo buio della dittatura - presentandolo, soprattutto ai giovani, come “l’epoca d’oro” per i filippini - Ferdinand “Bongbong” Marcos Junior sarà il nuovo padrone dell’arcipelago. Sarà lui - secondo i primi conteggi che gli attribuiscono 25 milioni di voti, più del doppio della sua sfidante - a sedersi nelle stanze del palazzo di Malacañang, lo stesso dal quale suo padre ordinava omicidi (3.257), torture (35mila casi), manette per i suoi oppositori (70mila gli arresti). Lo stesso dal quale venne cacciato nel 1986 - dopo 20 a…
PECHINO - Cinquant’anni fa il padre Ferdinand proclamava la legge marziale. Mezzo secolo dopo, il figlio del dittatore che per un ventennio ha governato col pugno di ferro il Paese, si appresta a diventare il nuovo presidente delle Filippine. Al potere a Manila sono tornati i Marcos.
Dopo anni di campagne revisioniste a colpi di disinformazione sui social per dare una bella ripulita al periodo buio della dittatura - presentandolo, soprattutto ai giovani, come “l’epoca d’oro” per i filippini - Ferdinand “Bongbong” Marcos Junior sarà il nuovo padrone dell’arcipelago. Sarà lui - secondo i primi conteggi che gli attribuiscono 25 milioni di voti, più del doppio della sua sfidante - a sedersi nelle stanze del palazzo di Malacañang, lo stesso dal quale suo padre ordinava omicidi (3.257), torture (35mila casi), manette per i suoi oppositori (70mila gli arresti). Lo stesso dal quale venne cacciato nel 1986 - dopo 20 anni al potere - dalle rivolte di piazza, lasciando un buco nelle casse dello Stato di 10 miliardi di dollari.
Bongbong governerà in tandem con Sara Duterte, figlia del presidente uscente Rodrigo: un matrimonio politico tra due delle dinastie più potenti del Paese. Duterte che in questi anni di linguaggio violento e sanguinarie campagne anti-droga, sostengono gli analisti, ha contribuito a preparare il terreno al ritorno dei Marcos. “Il suo populismo ha alimentato un’ondata di nostalgia autoritaria”.
Battuta Leni Robredo, l’attuale vicepresidente, candidata dell’opposizione liberale. Altri otto candidati erano in corsa, tra i quali il pugile Manny Pacquiao. Qualche polemica durante la giornata, con più 1.800 apparecchi per il voto che non hanno funzionato a dovere. E pure scontri: 6 i morti.
Privo di un programma politico degno di nota, in campagna elettorale Bongbong ha promesso un vago concetto di “unità”, più posti di lavoro e più investimenti, evitando interviste e dibattiti elettorali. Sul fronte della politica estera, Washington e Pechino osserveranno con attenzione le mosse del nuovo presidente. I legami con gli Stati Uniti rimarranno solidi - Manila è un’alleata degli Usa in quest’area delicata, il Mar cinese meridionale, centro dello scontro con la Cina di Xi - anche se Marcos non nasconde le sue simpatie verso Pechino.
Marcos Jr entra in politica a 23 anni, vice-governatore della provincia di Ilocos Norte, il feudo di famiglia. Sei anni più tardi scappa col resto del clan alle Hawaii a bordo di elicotteri dell’esercito americano. Il padre lì morirà, in esilio a Honolulu, nel 1989. Due anni dopo l’allora presidentessa Corazon Aquino permise però ai Marcos di tornare.
Cresciuto nel lusso, pochi credevano che Bongbong riuscisse un giorno a diventare presidente. “E’ pigro e indifferente”, scrisse proprio il padre in uno dei suoi diari. Iscritto a Oxford, ma senza mai laurearsi, dopo il ritorno nel Paese riesce a sfruttare il suo “buon” nome: deputato, governatore e poi senatore. Nel 2016 si candida a vicepresidente: corsa persa proprio contro Leni Robredo.
La vera mente dietro al suo successo è però la madre Imelda: oggi 92 anni e a lungo simbolo dello sfarzo e della corruzione del regime del marito (famosa in tutto il mondo la sua collezione di tremila paia di scarpe). Ieri con il figlio al seggio sfoggiava un elegantissimo vestito rosso. Da anni la vedova del dittatore aspettava questo momento. “E’ da quando avevo 8 anni che mia madre voleva che diventassi presidente”, disse Marcos Jr in una vecchia intervista.