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Israele celebra il 9 maggio ma rinuncia alla parata dei veterani per evitare tensioni tra russi e ucraini

(reuters)
A Gerusalemme una cerimonia solenne per il Giorno della Vittoria. Ma il governo Bennett non ha invitato rappresentanti dei Paesi esteri, preferendo mantenere un profilo basso con grande attenzione agli equilibri geopolitici
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GERUSALEMME - Una cerimonia solenne ma sobria, incentrata sull’omaggio ai veterani di guerra, sempre più anziani, e senza alcun rappresentante di Paesi esteri. Israele ha celebrato il Giorno della Vittoria, unico stato del mondo al di fuori dell’ex blocco sovietico a scegliere il 9 maggio come data della ricorrenza con legge dello Stato nel 2017 – ma lo ha fatto mantenendo un profilo basso e con grande attenzione agli equilibri geopolitici.


Nello Stato ebraico sono arrivati nel corso dei decenni quasi 50mila veterani dell’Armata Rossa. Oggi ne sono rimaste poche centinaia, ma sono circa un milione (su nove milioni di abitanti) i cittadini di lingua russa, arrivati da Russia, Ucraina e altre ex repubbliche sovietiche, oppure figli e nipoti che hanno mantenuto forti legami culturali con i paesi d’origine.

A sottolineare come il 9 maggio rappresenti un simbolo dell’affinità tra Russia e Israele è stato negli scorsi giorni ad…

GERUSALEMME - Una cerimonia solenne ma sobria, incentrata sull’omaggio ai veterani di guerra, sempre più anziani, e senza alcun rappresentante di Paesi esteri. Israele ha celebrato il Giorno della Vittoria, unico stato del mondo al di fuori dell’ex blocco sovietico a scegliere il 9 maggio come data della ricorrenza con legge dello Stato nel 2017 – ma lo ha fatto mantenendo un profilo basso e con grande attenzione agli equilibri geopolitici.


Nello Stato ebraico sono arrivati nel corso dei decenni quasi 50mila veterani dell’Armata Rossa. Oggi ne sono rimaste poche centinaia, ma sono circa un milione (su nove milioni di abitanti) i cittadini di lingua russa, arrivati da Russia, Ucraina e altre ex repubbliche sovietiche, oppure figli e nipoti che hanno mantenuto forti legami culturali con i paesi d’origine.

A sottolineare come il 9 maggio rappresenti un simbolo dell’affinità tra Russia e Israele è stato negli scorsi giorni addirittura il presidente Vladimir Putin, durante la sua telefonata con il premier Naftali Bennett – quando, secondo quanto riferito da Gerusalemme, Putin si è scusato per le parole del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov sulle presunte origini ebraiche di Hitler. Nel comunicato del Cremlino le scuse non sono menzionate, ma in compenso si rimarcava come “alla vigilia del Giorno della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, che Russia e Israele celebrano il 9 maggio, Vladimir Putin e Naftali Bennett hanno sottolineato l'importanza speciale di questa data per i popoli di entrambi i Paesi”.


Dall’invasione dell’Ucraina, Israele si è sforzata di preservare i suoi rapporti con Mosca, e allo stesso tempo di mostrarsi solidale con Kiev, in considerazione della connessione profonda con entrambe le nazioni, da cui appunto hanno origine un gran numero dei suoi cittadini e dove vivono numerose comunità ebraiche, nonché di cruciali interessi strategici (la presenza delle truppe di Mosca in Siria e il suo asse con l’Iran). Un equilibrismo che è emerso anche nelle celebrazioni del 9 maggio.

Negli anni precedenti, infatti alla cerimonia sul Monte Herzl di Gerusalemme – il luogo in cui sono sepolti statisti e militari e dove Israele si ritrova per onorare la sua storia e i suoi caduti – venivano invitati i vari ambasciatori degli Stati che resero possibile la vittoria contro Hitler, ma stavolta, per evitare complicazioni, il Ministero dell’Immigrazione, cui è sempre affidata l’organizzazione dell’evento, ha scelto di soprassedere. Soprattutto è stata annullata la tradizionale parata dei veterani, ufficialmente per ragioni di età anagrafica dei partecipanti, ma in realtà per evitare occasioni di scontro.

“Le persone sarebbero venute con le bandiere – russe, ucraine – e avrebbero strappato le bandiere altrui. E noi veterani dovevamo assistere a uno spettacolo del genere?”, ha detto al quotidiano Haaretz, Avraham Grinzaid, 96 anni, a capo dell'associazione dei veterani israeliani della Seconda Guerra Mondiale.


Alla vigilia dell’appuntamento, il notiziario del Canale 12 aveva addirittura sostenuto che l’Ucraina avrebbe chiesto a Israele di cancellare completamente la ricorrenza, oppure di celebrarla in un'altra data, richiesta respinta da Bennett e poi smentita dall’ambasciatore ucraino nel paese Yevgen Kornichuk in un’intervista al Jerusalem Post. Kornichuk ha affermato che il governo israeliano “ha fatto molto” per evitare la propaganda russa legata all'evento.

Alcune cerimonie di deposizione di corone e altre iniziative in tono minore sono state comunque organizzate in vari centri del Paese. “Condanno la guerra e l’ho dichiarato apertamente”, ha concluso Grinzaid. “Quando è iniziata, mi sono tolto l'uniforme con le medaglie e ho detto che non le avrei indossate fino alla fine del conflitto. Noi, i nonni che hanno liberato il Paese dai fascisti e i nostri nipoti oggi ci stiamo sparando addosso".