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Rivolta Sri Lanka, si dimette il premier fratello del presidente

(afp)
Nella capitale Colombo cinque morti e 189 feriti per gli scontri tra i filogovernativi e gli oppositori
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PECHINO -  Cinque morti e 189 feriti negli scontri a Colombo, capitale dello Sri Lanka sull’orlo della bancarotta, tra militanti del partito al governo e manifestanti dell’opposizione. In tutto il Paese imposto subito il coprifuoco, il primo ministro Mahinda Rajapaksa ha offerto le proprie dimissioni al fratello minore, il capo dello Stato Gotabaya, sciogliendo di fatto l’esecutivo e aprendo così la via ad un possibile nuovo governo di unità nazionale.

Armati di bastoni e mazze di ferro, migliaia di fedelissimi dei due fratelli si sono scontrati a Colombo con i manifestanti che dallo scorso 9 aprile sono accampati davanti alla residenza del presidente e del primo ministro per chiedere che entrambi se ne vadano. Un deputato del partito al governo si è suicidato dopo aver aperto il fuoco contro due manifestanti che stavano bloccando la sua auto, uccidendo uno dei due e ferendo gravemente l’altro. Decine di paramilitari in assetto a…

PECHINO -  Cinque morti e 189 feriti negli scontri a Colombo, capitale dello Sri Lanka sull’orlo della bancarotta, tra militanti del partito al governo e manifestanti dell’opposizione. In tutto il Paese imposto subito il coprifuoco, il primo ministro Mahinda Rajapaksa ha offerto le proprie dimissioni al fratello minore, il capo dello Stato Gotabaya, sciogliendo di fatto l’esecutivo e aprendo così la via ad un possibile nuovo governo di unità nazionale.

Armati di bastoni e mazze di ferro, migliaia di fedelissimi dei due fratelli si sono scontrati a Colombo con i manifestanti che dallo scorso 9 aprile sono accampati davanti alla residenza del presidente e del primo ministro per chiedere che entrambi se ne vadano. Un deputato del partito al governo si è suicidato dopo aver aperto il fuoco contro due manifestanti che stavano bloccando la sua auto, uccidendo uno dei due e ferendo gravemente l’altro. Decine di paramilitari in assetto antisommossa e soldati sono stati schierati per riportare l’ordine.

Da settimane nella capitale e nelle altre città del Paese si protesta infatti contro il clan dei Rajapaska, al potere nella vecchia Ceylon da 17 anni: mancano carburante, cibo, medicine. Conseguenze della crisi mondiale dell’energia causata dalla guerra in Ucraina, unita qui al collasso di un’intera economia basata sul turismo e che con la pandemia è andata gambe all’aria. Ma soprattutto dei tagli del governo populista al potere, di anni di spesa pubblica alimentata dal debito estero che ha portato alla diminuzione delle riserve di valuta straniera nelle casse della nazione, evaporate negli ultimi due anni, raggiungendo appena questa settimana i 50 milioni di dollari, lasciando Colombo senza soldi per garantire alla popolazione anche i più basilari beni di prima necessità.


Sprofondato sull’orlo del default, alle prese con la peggiore crisi economica da quando ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, lo Sri Lanka cerca disperatamente un aiuto per mettere una pezza al suo enorme debito estero da 51 miliardi di dollari. Ha già tenuto vari colloqui con il Fondo monetario internazionale sia per un finanziamento immediato sia per un piano di salvataggio a lungo termine. A muoversi è stata finora la Banca mondiale: 600 milioni di dollari per le importazioni essenziali. E pure India e Cina, che da anni si contendono l’influenza sull’isola, si muovono.

La Asian Infrastructure Investment Bank, a guida cinese, sta considerando di concedere 100 milioni di dollari in sostegno di emergenza al Paese, ha dichiarato domenica il ministro delle Finanze di Colombo. I prestiti cinesi allo Sri Lanka ammontano a circa 3,38 miliardi di dollari, che ne fanno il principale creditore: la Cina detiene il 9,8% del debito totale del Paese, alla pari con il Giappone. I due Paesi sono in trattative per una linea di credito di 1,5 miliardi di dollari e un nuovo prestito fino a 1 miliardo. Ma la Cina sembra muoversi cauta. E’ da gennaio - da quando sull’isola andò in visita il ministro degli Esteri Wang Yi - che il governo di Rajapaska chiede una ristrutturazione del debito che il suo Paese ha nei confronti di Pechino. Una risposta ancora non c’è stata. Con New Delhi Colombo ha negoziato già una linea di credito di 500 milioni di dollari per l’import di petrolio ed è in trattative per altri 1,5 miliardi di dollari per finanziare le importazioni. 

Negli ultimi sei mesi, secondo i dati della banca centrale, i prezzi di mercato del riso e del grano sono raddoppiati. I prezzi del diesel sono aumentati del 60%, portando a carenze diffuse e blackout. Il 12 aprile lo Sri Lanka ha dovuto sospendere i pagamenti che deve ai creditori stranieri: 7 miliardi di dollari che avrebbe dovuto ripagare quest’anno e altri 25 miliardi spalmati nei prossimi cinque anni.