I delfini del Mar Nero tra le vittime della guerra in Ucraina
di Natasha Caragnano , di Natasha CaragnanoDall’inizio della guerra in Ucraina, il 24 febbraio, più di 80 delfini sono stati trovarti morti lungo le coste del Mar Nero, in Turchia e Bulgaria. Un aumento preoccupante che, secondo gli scienziati, potrebbe dipendere dalle attività militari in corso in queste acque.
“È noto come il rumore delle navi e i sonar a bassa frequenza rappresentino una seria minaccia per le specie marine, in particolare per i delfini, che utilizzano i suoni sottomarini per nutrirsi e navigare”, ha denunciato la fondazione marina turca Turkish Marine Research Foundation (Tudav) in un comunicato stampa.
L’attività militare della marina russa nel Mar Nero – una flotta di 20 navi, compresi sottomarini, secondo il report del ministero della Difesa del Regno Unito - potrebbe aver portato i cetacei più a sud, verso le coste turche e bulgare, dove sono rimasti bloccati nelle reti da pesca.
Il rumore subacqueo non uccide direttamente i delfi…
Dall’inizio della guerra in Ucraina, il 24 febbraio, più di 80 delfini sono stati trovarti morti lungo le coste del Mar Nero, in Turchia e Bulgaria. Un aumento preoccupante che, secondo gli scienziati, potrebbe dipendere dalle attività militari in corso in queste acque.
“È noto come il rumore delle navi e i sonar a bassa frequenza rappresentino una seria minaccia per le specie marine, in particolare per i delfini, che utilizzano i suoni sottomarini per nutrirsi e navigare”, ha denunciato la fondazione marina turca Turkish Marine Research Foundation (Tudav) in un comunicato stampa.
L’attività militare della marina russa nel Mar Nero – una flotta di 20 navi, compresi sottomarini, secondo il report del ministero della Difesa del Regno Unito - potrebbe aver portato i cetacei più a sud, verso le coste turche e bulgare, dove sono rimasti bloccati nelle reti da pesca.
Il rumore subacqueo non uccide direttamente i delfini, ma li disturba e li spinge a dirigersi verso territori sconosciuti nel tentativo di evitarlo. Questa potrebbe essere la causa della migrazione di mazza di stock ittici e cetacei verso sud e di conseguenza l’origine dell’elevato tasso di catture.
Ma questa motivazione, almeno secondo le prime indagini di Tudav, è vera solo per metà degli 80 esemplari trovati morti. Il destino dell’altra metà “è ancora una domanda senza risposta”, ha detto il presidente della fondazione marina Bayram Ozturk al quotidiano britannico The Guardian. Sulle carcasse ritrovate sulle spiagge non sono stati trovati i segni delle reti o di ferite da armi da fuoco.
“Il trauma acustico è una delle possibilità che mi vengono in mente”, ha spiegato Ozturk, sottolineando che è importante essere cauti. “Non abbiamo prove su ciò che il sonar a bassa frequenza può causare nel Mar Nero perché non abbiamo mai visto così tante navi, e rumore, per così tanto tempo. La scienza richiede sempre prove”.
Secondo Tudav, le indagini sono ostacolate dall'assenza di protocolli per proteggere i mammiferi marini durante una guerra. “Ci sono dozzine di navi nel Mar Nero, ma non sappiamo nemmeno quanto spesso usano il sonar”, ha detto Ozturk. Quel che è certo è le navi da guerra usano i sonar per individuare i sottomarini avversari. Ma questo perturba, confonde e spaventa i mammiferi marini, che si servono di suoni analoghi per comunicare e spostarsi, con conseguenze che possono essere fatali.
Il mancato accesso alle informazioni non solo ostacola la ricerca sulla morte dei cetacei, ma rende anche difficile tracciare quali animali siano più a rischio. È probabile che tra questi ci siano focene portuali e uccelli migratori che trascorrono parte dell'anno nelle ricche zone umide del Mar Nero settentrionale. Le riserve della biosfera nel Mar d'Azov, il Delta del Danubio e il Golfo di Odessa sono i luoghi in cui la biodiversità è più fragile. Le specie scelgono queste aree per riprodursi, nutrirsi, migrare e deporre le uova, ma dall’inizio della guerra devono fare i conti con i frequenti bombardamenti.
Tutto questo ha spinto la Turkish Marine Research Foundation (Tudav) a chiedere che i Paesi del Mar Nero e le istituzioni specializzate delle Nazioni Unite esaminino la situazione per comprendere, e prevenire, la distruzione ambientale causata dalla guerra, e informino il pubblico prima che sia troppo tardi.