Perú, case e colture illegali su un sito archeologico di epoca pre-Inca
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoIl terreno era già pronto per la semina: spianato con le ruspe e disossato. Era stato un vero affare per le famiglie mezzadre del posto che di colpo di erano ritrovate proprietarie di oltre 30 ettari di terre incolte. Avevano fatto caso ad alcuni resti che potevano sembrare reperti archeologici ma l’occasione era troppo ghiotta. E poi, con la pandemia e le restrizioni, nessuno avrebbe contestato quella vendita. Così, per tutto il 2021, gli abitanti di un borgo di El Chorro, nel distretto di Pomalca, regione di Lambayeque, estremo nord del Perù, ci hanno costruito sopra anche tre casette e hanno iniziato a liberare la zona da rovi e erbacce.
Due giorni fa è arrivata in forze la squadra del Museo Archeologico Nazionale …
Il terreno era già pronto per la semina: spianato con le ruspe e disossato. Era stato un vero affare per le famiglie mezzadre del posto che di colpo di erano ritrovate proprietarie di oltre 30 ettari di terre incolte. Avevano fatto caso ad alcuni resti che potevano sembrare reperti archeologici ma l’occasione era troppo ghiotta. E poi, con la pandemia e le restrizioni, nessuno avrebbe contestato quella vendita. Così, per tutto il 2021, gli abitanti di un borgo di El Chorro, nel distretto di Pomalca, regione di Lambayeque, estremo nord del Perù, ci hanno costruito sopra anche tre casette e hanno iniziato a liberare la zona da rovi e erbacce.
Due giorni fa è arrivata in forze la squadra del Museo Archeologico Nazionale di Brüning e ha constatato il disastro. Quel terreno faceva parte del complesso archeologico di Apurlec dove sorgono le vestigia che testimoniano gli albori di una delle più importanti civiltà preincaiche, quella Mochica o Moche, dominata dal Señor de Sipán, un’antica cittadina di 1.500 abitanti sorta tra il I e il IV secolo. La squadra ha subito avvertito la polizia, la direzione decentralizzata della cultura di Lambayeque, il Museo delle tombe reali di Sipán. “È stato combinato un disastro”, ha commentato Carlos Wester La Torre, direttore del museo di Brüning. “Il luogo è stato sconsideratamente depredato”.
Le famiglie di contadini sono rimaste perplesse. Non sapevano, o facevano finta di non sapere, che il terreno su cui avevano iniziato a lavorare in vista di nuove colture fosse un sito archeologico. Ai poliziotti e agli uomini della direzione locale del ministero della Cultura hanno mostrato i documenti che dimostravano la compravendita e quelli che attestavano la proprietà.
Tutto in regola, in apparenza. In realtà non si sa se siano stati truffati da dei criminali che si sono spacciati per proprietari. Oppure se semplicemente hanno fatto finta di niente e si sono impossessati di un terreno come molti abitanti del posto fanno. Le invasioni di terre incolte, spesso isolate e senza interessi commerciali, sono una costante in Perú. Soprattutto nella fascia costiera che è dominata dal deserto che si perde, all’interno, fino alle prime alture che annunciano le Ande. Si occupa una striscia, si transenna e poi si inizia a costruire un rifugio, che diventa baracca e poi casetta infine agglomerato attorno al quale nasce un paese.
Nessuno, di solito, dice niente. Il tempo ti attribuisce alla fine un "diritto". “In questo caso è diverso”, hanno ribadito gli uomini dell’Unità investigativa archeologica. “Gli abitanti si sono appropriati di un luogo che ha un importante valore storico e culturale. Stavano distruggendo impunemente la principale zona dell’area archeologica ovest della collina di Apurlec”. Ad agire sono le gang criminali alla ricerca di nuovi investimenti. Chi cerca un terreno, anche in maniera illegale, si affida a questi ciarlatani che si spacciano per legittimi proprietari.
La complicità è duplice: sembra difficile pensare che chi vive da sempre in quelle zone non sapesse della presenza del sito archeologico. Conviene a tutti. A chi vende e a chi compra. Con tanto di certificati ovviamente contraffatti. Ma le responsabilità sono anche di chi è chiamato a tutelare il patrimonio archeologico di un Paese tra i più ricchi e affascinanti di reliquie storiche. La zona non era transennata, non c’erano cartelli che indicavano la presenza di un sito protetto. Due anni di Covid, con la tragica morte di 213mila persone, il dato più alto al mondo per grandezza di popolazione, avevano sospeso i controlli, così come i lavori a tutela dei tanti centri archeologici. Nel 2009, gli esperti dell’Unità esecuzione Naylamp-Lambayeque assieme ai tecnici del Museo delle tombe reali di Sipán avevano svolto degli scavi nel complesso archeologico di El Chorro dove erano stati scoperti tombe e templi delle culture Cupisnique e Mochica. Il sito era stato poi abbandonato. I predatori ne hanno approfittato giocando sulla fame di terra dei contadini locali.