Una guerra paradossale. Ieri entrambi i contendenti hanno ottenuto una vittoria, simbolica ma significativa di quanto sia confusa la situazione al fronte. Il contrattacco ucraino partito da Kharkiv ha praticamente raggiunto la frontiera russa: è la prima volta in assoluto che gli invasori vengono respinti da un’azione militare sulle posizioni precedenti il 24 febbraio. Nelle stesse ore però l’offensiva di Mosca nel Donbass ha toccato i confini amministrativi della Repubblica di Lugansk: è stato tolto agli ucraini parte del territorio rivendicato dall’entità filorussa.
Al momento questi risultati non sembrano potere influenzare le sorti del conflitto. Ier…
Una guerra paradossale. Ieri entrambi i contendenti hanno ottenuto una vittoria, simbolica ma significativa di quanto sia confusa la situazione al fronte. Il contrattacco ucraino partito da Kharkiv ha praticamente raggiunto la frontiera russa: è la prima volta in assoluto che gli invasori vengono respinti da un’azione militare sulle posizioni precedenti il 24 febbraio. Nelle stesse ore però l’offensiva di Mosca nel Donbass ha toccato i confini amministrativi della Repubblica di Lugansk: è stato tolto agli ucraini parte del territorio rivendicato dall’entità filorussa.
Al momento questi risultati non sembrano potere influenzare le sorti del conflitto. Ieri Kiev ha annunciato di avere ripristinato il controllo della sua guardia di frontiera su 1200 chilometri di confine: la lunga linea che si estende dalla Bielorussia alla Russia dove scattò l’attacco iniziale, nelle regioni di Kiev, Chernihiv e Sumy abbandonate dalle forze del Cremlino parecchie settimane fa. L’unico terreno liberato con le armi è quello a nord di Karkiv, che offre all’artiglieria ucraina l’occasione di aumentare il tiro contro i centri abitati russi intorno alla città di Belgorod: un pericoloso focolaio di escalation.
Dall’altra parte, i soldati di Mosca hanno superato Popasna, cittadina rasa al suolo dai combattimenti casa per casa, e mirano a congiungersi a nord con le truppe che procedono da Izyum. Come nella Seconda Guerra Mondiale gli scontri sono condizionati dal corso tortuoso di un fiume, il Serversk Donets, che entrambi gli eserciti cercano di superare con ponti tattici. Ovunque però i russi procedono cercando di limitare le perdite: uomini e tank si muovono solo dopo un massiccio bombardamento. Le foto dei satelliti mostrano come la linea del fronte sia costellata da migliaia di esplosioni: il segno delle ferite dell’artiglieria.