Omicidio in Paraguay, il capo della Criminalpol Rizzi: “I Narcos non sono più soli, le mafie si sono consorziate”
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele Mastrogiacomo"La grande criminalità è cambiata. C'è stata una metamorfosi della mafia che da organizzazione anche internazionale si è fatta sistema. Ed è con questo sistema che noi, come Italia e come gli altri Paesi del mondo, ci troviamo a fare i conti". Vittorio Rizzi, capo della Criminalpol e vicecapo della Polizia, non ha dubbi sulla matrice "mafiosa" dell'omicidio del procuratore antidroga del Paraguay Marcelo Pecci. Per le modalità, la scelta del luogo, il momento intimo e delicato come può essere un viaggio di nozze, sulla spiaggia di un'isola dei Caraibi colombiani. Per la freddezza e la professionalità dei killer.
"La grande criminalità è cambiata. C'è stata una metamorfosi della mafia che da organizzazione anche internazionale si è fatta sistema. Ed è con questo sistema che noi, come Italia e come gli altri Paesi del mondo, ci troviamo a fare i conti". Vittorio Rizzi, capo della Criminalpol e vicecapo della Polizia, non ha dubbi sulla matrice "mafiosa" dell'omicidio del procuratore antidroga del Paraguay Marcelo Pecci. Per le modalità, la scelta del luogo, il momento intimo e delicato come può essere un viaggio di nozze, sulla spiaggia di un'isola dei Caraibi colombiani. Per la freddezza e la professionalità dei killer.
Chi lo ha ucciso, dottor Rizzi?
"Non abbiamo altre informazioni se non quelle che ci vengono fornite dai colleghi che indagano sull'isola di Barú. Ma il gesto è chiarissimo".
Una sfida dell'Internazionale della droga?
"Ognuno dà le letture che ritiene. Sicuramente è un attentato molto sfidante. Conferma il grado di allarme che stiamo lanciando da diverso tempo a livello internazionale. Le mafie si sono consorziate, la loro dimensione è globale e la risposta deve essere altrettanto globale".
Si uccide in Colombia per dare un segnale al Paraguay?
"Questo è un attentato rivolto a un giudice che non ostacolava il traffico di droga ma il business del riciclaggio. Incideva sul settore più delicato e vitale della filiera. Le mafie oggi sono macchine tecnologiche organizzate che investono in capitale sociale, nelle relazioni del mondo imprenditoriale. Operano nelle banche, nelle Borse, in attività di successo. Si fanno impresa. Hanno uomini nelle istituzioni, sono rappresentate da sindaci e amministratori. Oggi non esistono più gli attacchi frontali del passato. Rocco Morbito, capo indiscusso della 'ndrangheta, non avrebbe potuto essere arrestato in una grotta dall'Aspromonte. È stato preso grazie a sofisticati sistemi tecnologici coordinati dalle polizie mondiali".
Come rispondono gli Stati?
"L'Italia ha risposto con una struttura internazionale che si chiama ICAN, Interpol/Italy cooperation against 'ndrangheta. È focalizzata a costruire un sistema di punti di contatto tra i Paesi dove è radicata la n'drangheta".
La 'ndrangheta continua ad essere così forte?
"Non dico che sia la più potente. C'è sempre il Cartello di Sinaloa. Ma in questo momento è uno dei player del narcotraffico. Come tutte le mafie, ha subito la metamorfosi. Grazie all'ICAN, lanciato due anni fa e finanziato con 4,5 milioni di euro, spieghiamo che cosa sia la 'ndrangheta, il suo linguaggio, i suoi gesti, il suo modo di operare, la sua struttura organizzativa. Conosciamo meglio di altri le mafie, abbiamo anticipato la risposta".
Pecci lavorava sulla n'drangheta?
"Ne aveva parlato in alcune delle sue ultime inchieste. Sappiamo che anch'essa è presente in Paraguay".
Perché il Paraguay?
"Perché è il crocevia del traffico di droga destinato ai mercati europei, asiatici, australiani. C'è un dato eloquente: dal giugno 2020 al novembre 2021 sono stati sequestrati tra Anversa e Malta 44.986 chili di cocaina. Un record. Arrivavano dal Paraguay. Ci sono 3.500 chilometri di rete fluviale che sfociano nell'Atlantico. Li solcano migliaia di navi l'anno. Controllarle tutte è impossibile".