La foto del giorno

L' eredità del dolore

Nei racconti di guerre lontane, lontane soprattutto nel tempo, mi colpiva una parola: "mutilati".La guerra distrugge i corpi: può lasciarli vivere, ma segnati

1 minuti di lettura

Ospedale da campo dell'acciaieria Azovstal, Mariupol
Ospedale da campo dell'acciaieria Azovstal, Mariupol (afp)
Nei racconti di guerre lontane, lontane soprattutto nel tempo, mi colpiva una parola. Entrava anche - nei lunghi interminabili dolorosi dopoguerra - nel linguaggio della burocrazia. Finiva sulle insegne nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto. Spesso si accostava alla parola, più generica, "reduci". Mi riferisco alla parola "mutilati". Sta a indicare chi non è solo reduce e basta, ma torna dalla guerra con un segno della violenza addosso. Porta scritta sul corpo di sopravvissuto la lacerazione, la ferita, e più precisamente una mancanza - che non è astratta.

Così, contemplare questa fotografia, rimandare al soldato ucraino, che sembra fissarci, muto, il nostro sguardo, vuol dire prendere coscienza ancora una volta di ciò che la guerra distrugge e squarcia. Non solo le case, gli ospedali, le scuole, le acciaierie, le città. Distrugge e squarcia i corpi; può lasciarli vivere ma segnati. Mutilati, per l’appunto. Consegnarci un’eredità di dolore che si legge nei corpi, nelle loro - visibili e disperanti - mancanze.