Chi pagherà per ricostruire l'Ucraina?
dal nostro corrispondente Enrico Franceschini , dal nostro corrispondente Enrico FranceschiniCinquecento miliardi di dollari. È il costo stimato per ora della ricostruzione dell’Ucraina, quando la guerra sarà finita. Ponti, strade, ferrovie, fabbriche, intere città e un’economia nazionale da rimettere in piedi, dopo una paralisi che al momento ha già causato un calo del pil del 45 per cento. L’interrogativo è chi pagherà. Ecco le possibilità attualmente discusse dalla comunità internazionale. Con una precondizione, naturalmente: che finiscano bombardamenti e combattimenti. Finché il conflitto va avanti, infatti, il costo della ricostruzione è destinato ad aumentare e i lavori per riedificare l’Ucraina non possono cominciare, per il rischio che tutto venga di nuovo distrutto e perché la priorità, per Kiev come per l’Occidente, è fermare l’invasione russa.
Il calcolo dei danni
Secondo un rapporto dell’Istituto di Studi Economici di Kiev, s…
Cinquecento miliardi di dollari. È il costo stimato per ora della ricostruzione dell’Ucraina, quando la guerra sarà finita. Ponti, strade, ferrovie, fabbriche, intere città e un’economia nazionale da rimettere in piedi, dopo una paralisi che al momento ha già causato un calo del pil del 45 per cento. L’interrogativo è chi pagherà. Ecco le possibilità attualmente discusse dalla comunità internazionale. Con una precondizione, naturalmente: che finiscano bombardamenti e combattimenti. Finché il conflitto va avanti, infatti, il costo della ricostruzione è destinato ad aumentare e i lavori per riedificare l’Ucraina non possono cominciare, per il rischio che tutto venga di nuovo distrutto e perché la priorità, per Kiev come per l’Occidente, è fermare l’invasione russa.
Il calcolo dei danni
Secondo un rapporto dell’Istituto di Studi Economici di Kiev, soltanto i danni alle infrastrutture in tre mesi di guerra superano i 92 miliardi di dollari. Le perdite totali sono stiate tra 500 e 600 miliardi di dollari. Soltanto per aiuti militari, salari e spese civili, il governo ucraino ha bisogno di 5 miliardi di dollari al mese. L’Ucraina non aspetta la fine della guerra per cominciare a ricostruire, specie nelle zone meno colpite dai bombardamenti, ma è quando tornerà la pace che saranno necessari i maggiori investimenti. Intanto è iniziato il dibattito su quanto costerà e chi dovrebbe pagare. Dando per scontato che non tutti sono d’accordo e che gli aiuti non potranno provenire da una sola fonte.
Un Recovery Fund della Ue
Anche se “ci vorranno anni” affinché l’Ucraina entri nell’Unione Europea, come ha detto l’altro giorno il presidente francese Macron, il processo si è già messo in moto con le visite a Kiev della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha simbolicamente consegnato al presidente ucraino Zelensky i moduli per la richiesta di adesione. Se come pare probabile l’Ucraina a questo punto non entrerà nella Nato, altrettanto probabile è il suo ingresso nell’Europa unita, nel nome dei cui valori di democrazia e libertà il popolo ucraino sta lottando contro la Russia. E Bruxelles si sta assumendo dunque anche almeno una parte dell’opera di ricostruzione. “Consideriamo tutte le opzioni”, afferma il commissario Oliver Vahely. Un’ipotesi è la creazione di un fondo speciale per l’Ucraina simile al Recovery Fund stanziato dalla Ue per aiutare i paesi membri più colpiti dalla pandemia del Covid, che potrebbe offrire a Kiev un’assistenza per centinaia di miliardi di euro.
Al momento, a parte gli aiuti militari, Bruxelles ha attivato un prestito di 600 milioni di euro all’Ucraina, a cui potrebbe seguire un fondo di emergenza di 15 miliardi di uro per i prossimi tre mesi. E ha premuto sul Fondo Monetario Internazionale, ottenendo la concessione a Kiev di un prestito di un miliardo e mezzo di dollari e la cancellazione di due miliardi di dollari di debiti. Fra le iniziative della Ue c’è anche quella di sbloccare 25 milioni di tonnellate di granaglie ferme nel porto di Odessa, ma con il blocco navale russo nel mar Nero sembra difficile che nell’immediato ci possano essere progressi da questo punto di vista. La presidente von der Leyen ha anche sottolineato che occorre “rendere attraente l’Ucraina per gli investimenti esteri”, il che significa lotta alla corruzione, che è un problema per Kiev come per altri paesi (anche della Ue), e allineare l’Ucraina con gli standard legali europei. Resta il fatto che l’Ucraina è sulla porta di casa della Ue e che per questo toccherà in primo luogo alla Ue occuparsi di ricostruirla, così come è stata la principale destinazione dei 5 milioni di profughi ucraini fuggiti all’estero dall’inizio della guerra.
Un nuovo Piano Marshall americano
Gli Stati Uniti hanno approvato finora più di 40 miliardi di dollari a Kiev tra aiuti militari e civili. Ma anche a Washington si discute la costituzione di un fondo speciale a sostegno della ricostruzione dell’Ucraina, che potrebbe arrivare a decine o centinaia di miliardi di dollari nel corso dei prossimi anni. Lo stesso Zelensky, parlando il mese scorso in videocollegamento a una conferenza di paesi donatori a Varsavia, ha esortato a “un nuovo Piano Marshall”, evocando il massiccio programma di aiuti economici americani ai paesi dell’Europa occidentale dopo la Seconda guerra mondiale, tra cui l’Italia, per riparare i danni del conflitto e per sostenere la democrazia di fronte alla nuova sfida della guerra fredda: un piano di cui l’Italia beneficiò in particolare e che contribuì al boom economico del nostro dopoguerra. In questo caso sarebbe un programma a cui partecipano, oltre agli Stati Uniti, tutte le democrazie occidentali, inclusi Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Per la ricostruzione dell’Iraq dopo la guerra, per avere un raffronto, sono stati spesi 220 miliardi di dollari, 60 miliardi dei quali messi a disposizione dagli Stati Uniti.
Fare pagare a chi ha distrutto
“La parte che ha distrutto dovrebbe essere la parte che paga per ricostruire” dice stamane al Financial Times Georgij Yerko, sindaco di Borodyanka, una delle città teatro dei più intensi bombardamenti russi. Della stessa opinione è Josep Borrell, il ministro degli Esteri della Ue: “Sarei favorevole a fare pagare alla Russia la ricostruzione dell’Ucraina perché è la soluzione più logica”, ha dichiarato questa settimana. Un modo di fare pagare Mosca per i danni causati da Mosca è usare le riserve di valuta estera russe depositate presso banche americane e occidentali, che sono state congelate dopo l’invasione nel quadro delle sanzioni contro il Cremlino: una somma pari a centinaia di miliardi di euro. Ci sono precedenti per azioni di questo tipo: gli Usa lo hanno fatto con i depositi esteri dell’Afghanistan all’inizio di quest’anno. Ma il “tesoro” afghano è ovviamente molto più piccolo di quello russo: togliere a Mosca quelli che erano i suoi soldi per darli all’Ucraina sarebbe una misura estrema, possibile solo nel caso di una completa e definitiva rottura dei rapporti con la Russia. Un’altra possibilità è far pagare non lo stato russo ma singoli russi, per esempio gli oligarchi fedeli a Putin, anch’essi colpiti da sanzioni, confiscando e vendendo i beni che sono stati loro sequestrati con le sanzioni: case, yacht, aerei, conti bancari. Togliere ai miliardari che si sono arricchiti con la corruzione attorno a Putin, compreso il capo del Cremlino e la sua famiglia, per dare agli ucraini che non hanno più niente a causa dell’invasione russa.