Afghanistan, donne in piazza contro l'obbligo di indossare il burqa imposto dai talebani
di Natasha Caragnano , di Natasha CaragnanoIn Afghanistan, un gruppo di donne ha manifestato contro il nuovo decreto dei talebani che impone di indossare il burqa in pubblico dal 7 maggio. “Giustizia, giustizia”, hanno ripetuto per circa 200 metri, nel centro della capitale Kabul, prima di essere fermate. Ma la protesta del 10 maggio non è un fenomeno isolato, in molte stanno facendo il possibile per opporsi a uno degli ordini più severi e restrittivi da quando il gruppo estremista ha riconquistato il potere a Kabul nell’agosto 2021.
“Vogliamo essere considerate come creature viventi, esseri umani. Non come schiavi imprigionati in un angolo della casa”, ha detto una manifestante rispondendo al nuovo decreto in cui si legge che se una donna “non ha cose di vitale importanza da fare all’esterno è meglio che resti in casa”.
“Le donne che non sono né troppo giovani né troppo anziane devono coprirsi il volto, tranne gli occhi, come indicato d…
In Afghanistan, un gruppo di donne ha manifestato contro il nuovo decreto dei talebani che impone di indossare il burqa in pubblico dal 7 maggio. “Giustizia, giustizia”, hanno ripetuto per circa 200 metri, nel centro della capitale Kabul, prima di essere fermate. Ma la protesta del 10 maggio non è un fenomeno isolato, in molte stanno facendo il possibile per opporsi a uno degli ordini più severi e restrittivi da quando il gruppo estremista ha riconquistato il potere a Kabul nell’agosto 2021.
“Vogliamo essere considerate come creature viventi, esseri umani. Non come schiavi imprigionati in un angolo della casa”, ha detto una manifestante rispondendo al nuovo decreto in cui si legge che se una donna “non ha cose di vitale importanza da fare all’esterno è meglio che resti in casa”.
“Le donne che non sono né troppo giovani né troppo anziane devono coprirsi il volto, tranne gli occhi, come indicato dalla Sharia, per evitare di provocare quando incontrano uomini che non siano mahram”, cioè parenti stretti, continua il decreto firmato dal leader supremo dei talebani, Haibatullah Akhunzada. Esse, prosegue, “devono indossare un chadori (l’espressione afghana per indicare il burqa) poiché è tradizionale e rispettoso”.
Nell’ultima settimana contro queste parole sono state organizzate almeno due proteste nella capitale. Le donne escono indossando mascherine anti-Covid19 e l’hijab, il velo che copre solo il capo, per ribellarsi al nuovo ordine. Un venditore di burqa di Kabul ha detto all’agenzia Reuters che nei giorni successivi alla dichiarazione i commercianti hanno aumentato i prezzi di circa il 30%, ma da allora si sono riabbassati perché non c’è stato un aumento della domanda. “La maggior parte delle donne preferisce comprare un hijab”, ha detto.
Khalid Hanafi, ministro ad interim per la Propagazione della virtù e la Prevenzione del vizio, in una conferenza stampa ha spiegato che a rispondere di eventuali violazioni saranno anche il padre, il marito o il parente maschio più vicino alla donna: saranno passibili di ammonimento alla prima infrazione, di convocazione da parte del ministero alla seconda, di tre anni di carcere e licenziamento al terzo. Non è chiaro se qualcuno abbia già subito delle ripercussioni per aver disobbedito all’ordine. Le autorità talebane hanno affermato che si sarebbero prima concentrare “sull’incoraggiare l’adesione”.
Reuters ha parlato con due dottoresse e un'insegnante, i pochi lavori formali ancora concessi alle donne, che hanno raccontato come coprirsi il viso e indossare indumenti larghi interferirebbe con il loro lavoro. “Siamo medici, facciamo operazioni e dobbiamo lavarci le mani fino ai gomiti”, ha detto una dottoressa che preferisce rimanere anonima per motivi di sicurezza.
Il decreto è solo l'ultimo di una serie di restrizioni che solleva dubbi sulla volontà dei talebani di mantenere le promesse fatte alla comunità internazionale. A fine marzo le autorità hanno chiuso le scuole superiori alle ragazze poche ore dopo la loro riapertura, attesa da tempo. Hanno già impedito alle donne di viaggiare fuori dalla propria città o regione senza la compagnia di un parente maschio, di svolgere molti mestieri, persino di essere curate in ospedale senza la presenza di un accompagnatore.
Queste decisioni contraddicono numerose assicurazioni in merito al rispetto e alla protezione dei diritti umani di tutti gli afghani, compresi quelli delle donne e delle ragazze. Dal loro ritorno al potere, infatti, i talebani hanno gradualmente eroso le libertà conquistate dalle donne negli ultimi 20 anni, dalla caduta del precedente regime.