Helsinki non teme la minaccia russa: “I rifugi sono pronti, i militari pure”
dal nostro inviato Riccardo Staglianò , dal nostro inviato Riccardo StaglianòHELSINKI - Sul traghetto per Suomenlinna, la fortezza costruita nel 1748 su sei isolette a quindici minuti dalla capitale per proteggerla contro l'espansionismo russo, c'è una nebbia che si taglia con il coltello. L'unica cosa chiara, a queste latitudini, è un'altra: la Finlandia, lasciandosi alle spalle decenni di neutralità, sta per chiedere l'adesione alla Nato.
L'hanno annunciato ieri il presidente Sauli Niinisto e la primo ministro Sanna Marin, alla guida dei socialdemocratici, sin qui più cauti. L'ufficializzazione si attende nel fine settimana. Dopodiché, verosimilmente, potrebbe arrivare il raddoppio svedese (lì è a favore il 50% della popolazione contro il 76 di qui) in una delle più colossali eterogenesi dei fini per una carneficina che, stando alle dichiarazioni russe, era stata fatta anche per evitare un ulteriore allargamento dell'alleanza atlantica.
Una volta formalizzate le r…
HELSINKI - Sul traghetto per Suomenlinna, la fortezza costruita nel 1748 su sei isolette a quindici minuti dalla capitale per proteggerla contro l'espansionismo russo, c'è una nebbia che si taglia con il coltello. L'unica cosa chiara, a queste latitudini, è un'altra: la Finlandia, lasciandosi alle spalle decenni di neutralità, sta per chiedere l'adesione alla Nato.
L'hanno annunciato ieri il presidente Sauli Niinisto e la primo ministro Sanna Marin, alla guida dei socialdemocratici, sin qui più cauti. L'ufficializzazione si attende nel fine settimana. Dopodiché, verosimilmente, potrebbe arrivare il raddoppio svedese (lì è a favore il 50% della popolazione contro il 76 di qui) in una delle più colossali eterogenesi dei fini per una carneficina che, stando alle dichiarazioni russe, era stata fatta anche per evitare un ulteriore allargamento dell'alleanza atlantica.
Una volta formalizzate le richieste, però, passerà del tempo. Il processo di ratifica da parte dei trenta Paesi membri, a cose normali, potrebbe prendere un anno. Viviamo però tempi speciali. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri, Pekka Haavisto, si è sbilanciato nel dire che, entro ottobre, saranno dentro. Di più ha fatto, non si capisce bene su che basi, il premier norvegese Jonas Gahr Støre che ha parlato di "due settimane".
L'interrogativo più serio è come reagirà la Russia, con cui la Finlandia condivide 1340 chilometri di confine. A dispetto delle minacce del Cremlino, il lunghissimo tratto in comune è più sguarnito del solito proprio per l'impegno bellico in Ucraina. Hauli Hautala, un ex diplomatico di stanza a Mosca e oggi al Center for a New American Security, ha previsto piuttosto campagne di disinformazione, cyberattacchi e un uso strumentale dei migranti simile a quello dell'anno scorso alla frontiera tra Bielorussia e Polonia. Ordinaria amministrazione, insomma.
In città però niente segnala l'imminente cambio geopolitico. Questo è un popolo che non ha mai dimenticato la Guerra d'inverno del 1939 contro i russi e da allora vive in una quieta ma vigile preparazione al peggio. Con un esercito attivo di 280 mila soldati e 900 mila riservisti, che si addestrano regolarmente. Ogni uomo tra i 18 e i 55 anni, se le cose dovessero mettersi davvero male, sa in quale unità e con quali funzioni prenderebbero servizio. Tuttavia regna un granitico pragmatismo: "Non c'è alcuna minaccia diretta contro di noi", dice un ufficiale della difesa civile che sovrintende a uno dei tanti rifugi in grado di ospitare tutta la popolazione della capitale: "Li manteniamo funzionali né più né meno come abbiamo fatto in questi ultimi ottant'anni".
La verità è che quello finlandese è un esercito già largamente integrato nei ranghi Nato. Dagli anni '90, insieme a quello svedese, ha partecipato a missioni nei Balcani, in Afghanistan e Iraq. Sono forze già interoperabili, nel gergo degli esperti. Ad aprile scorso, per dire, a coordinare un'esercitazione di guerriglia urbana nella vicina isola di Santahamina c'era Ari Helenius, un comandante di battaglione che ha servito accanto alle forze Nato in Kosovo. E poco prima dell'invasione dell'Ucraina, Helsinki ha finalizzato l'acquisto di 64 caccia F-35 dall'americana Lockheed Martin.
Sul tetto della stazione, come in molti altri palazzi pubblici, sventola la bandiera ucraina. Davanti al Kiasma, il museo di arte contemporanea in centro, un drappello di ragazzi avvolti in bandiere di Kiev fanno la spola per chiedere alla cittadinanza di non dimenticare che cosa succede a causa di Putin.
Alcuni alberghi hanno inaugurato composizioni floreali gialle e azzurre. Al tg della sera un inviato a Kotka, a metà strada tra la capitale e San Pietroburgo, mostra l'ultima statua di Lenin ancora in piedi e dà conto del dibattito cittadino ("E allora quella dell'imperatore Alessandro I?", obietta una storica locale). Ma i finlandesi sanno benissimo che la geografia non è facoltativa e che la Russia resterà sempre il loro temibile vicino. E, a differenza delle statue, non potrà essere rimosso. Quel che possono fare è mettersi sotto l'ombrello atlantico e, a quanto pare, non hanno alcuna intenzione di traccheggiare.