Nato, quali sono i paesi membri e cos'è: l'alleanza anti-Urss che ora vuole arginare Putin
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Oggi la Finlandia ha chiesto ufficialmente di aderire alla Nato. Presto la Svezia farà altrettanto. La ragione è la guerra in Ucraina: i paesi europei che non sono ancora sotto la protezione dell’Alleanza Atlantica si affrettano a richiederla, nel timore di venire a loro volta minacciati dalla Russia come è successo a Kiev. Un’invasione lanciata per impedire all’Ucraina di entrare nella Nato finirà così per rafforzare la Nato, raddoppiando la lunghezza dei suoi confini con la Russia: un clamoroso autogol per Vladimir Putin. Ecco alcune domande e risposte per capire cos’è la Nato, che attività svolge e che ruolo ha nel conflitto in Ucraina.
Innanzi tutto, cosa significa …
LONDRA – Oggi la Finlandia ha chiesto ufficialmente di aderire alla Nato. Presto la Svezia farà altrettanto. La ragione è la guerra in Ucraina: i paesi europei che non sono ancora sotto la protezione dell’Alleanza Atlantica si affrettano a richiederla, nel timore di venire a loro volta minacciati dalla Russia come è successo a Kiev. Un’invasione lanciata per impedire all’Ucraina di entrare nella Nato finirà così per rafforzare la Nato, raddoppiando la lunghezza dei suoi confini con la Russia: un clamoroso autogol per Vladimir Putin. Ecco alcune domande e risposte per capire cos’è la Nato, che attività svolge e che ruolo ha nel conflitto in Ucraina.
Innanzi tutto, cosa significa Nato e quando è stata creata?
Nato è l’acronimo di North Atlantic Treaty Organization (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord). L’accordo con cui fu creata, il Patto Atlantico, fu firmato a Washington il 4 aprile 1949, quattro anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La sede è a Bruxelles.
Quanti e quali paesi ne fanno parte?
Attualmente vi appartengono 30 paesi: in ordine alfabetico Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti (dal 1949), Grecia e Turchia (dal 1952), Germania (dal 1955), Spagna (dal 1982), Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria (dal 1999), Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia (dal 2004), Albania e Croazia (dal 2009), Montenegro (dal 2017), Macedonia del Nord (dal 2020). L’adesione deve essere richiesta e venire approvata da tutti i paesi già membri dell’Alleanza.
Chi comanda la Nato?
Il suo Segretario Generale, capo della struttura politica della Nato, proviene sempre da uno dei paesi membri europei: attualmente è Jens Stoltenberg, ex-leader laburista norvegese e due volte primo ministro della Norvegia. Il capo della struttura militare è scelto fra tutti i paesi membri: il primo, nel 1949, fu il generale americano Omar Bradley, uno dei comandanti alleati durante la Seconda guerra mondiale, quello attuale è l’ammiraglio olandese Robert Peter Bauer. Per due volte anche un italiano è stato il capo della struttura militare della Nato: l’ammiraglio Guido Venturoni (1999-2002) e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (2008-2011). Le decisioni della Nato devono essere prese all’unanimità.
Perché è stata costituita la Nato?
Perché dopo la spartizione dell’Europa fra le due potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica, i paesi occidentali temevano che Mosca volesse continuare a espandere la sua influenza nel continente e nel mondo. Per rispondere a questa minaccia si sentiva l’esigenza di un’alleanza che mettesse insieme i propri dispositivi di difesa da un eventuale attacco sovietico. Un concetto riassunto dall’articolo 5 del Patto Atlantico, intitolato “Difesa collettiva”, in base al quale un attacco contro uno dei paesi membri della Nato è considerato un attacco contro tutta la Nato. La Nato viene per questo definita un’alleanza “difensiva”.
Quando è stato invocato per la prima volta l’articolo 5?
Dopo l’attacco terroristico all’America da parte di al Qaeda dell’11 settembre 2001 che fece più di tremila morti fra New York e Washington. Per questo le forze della Nato parteciparono congiuntamente alla guerra in Afghanistan, dove al Qaeda aveva base e il cui governo dei Talebani la proteggeva e ne era complice.
Ma non ci sono state operazioni in cui la Nato conduce azioni offensive?
Ce ne sono state, durante la guerra nella ex-Jugoslavia, in Siria e in Libia, ma anche in quei casi con lo scopo di “difendere” qualcuno o qualcosa: una popolazione minacciata di pulizia etnica, come i musulmani bosniaci nella ex-Jugoslavia, i diritti umani, la pace e la democrazia.
Perché fu tanto importante quello che disse Enrico Berlinguer sulla Nato?
Nel 1976, in una famosa intervista, l’allora segretario del Partito comunista italiano disse: “Mi sento più protetto dentro la Nato”. Fu una svolta, perché fino a quel momento il Pci aveva contestato l’appartenenza dell’Italia alla Nato, giudicandola un’organizzazione aggressiva, militarista e imperialista. E aveva appoggiato l’Unione Sovietica durante le due invasioni per reprimere paesi che volevano uscire dalla sfera di influenza di Mosca, mandando i carri armati a occupare e reprimere nel sangue le rivolte popolari in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968. Il discorso di Berlinguer contribuì a cambiare il Pci. Non ha cambiato, ancora oggi, l’impressione di una parte della sinistra italiana sulla Nato.
Come si chiamava l’alleanza militare avversaria della Nato?
Patto di Varsavia, dal nome della capitale polacca in cui nel 1955 l’Unione Sovietica firmò un trattato di reciproca assistenza militare con le nazioni dell’Europa orientale che Mosca aveva mantenuto sotto il proprio controllo dopo la fine della Seconda guerra mondiale: Romania, Bulgaria, Polonia, Germania Orientale, Cecoslovacchia, Ungheria e Albania. L’alleanza ha cessato di esistere con il crollo del muro di Berlino, la fine del comunismo in Europa dell’est, la riunificazione della Germania e il passaggio alla democrazia degli altri paesi orientali europei, oggi entrati a fare parte della Nato.
La Nato è entrata in guerra contro la Russia in Ucraina?
No, ma fornisce assistenza militare all’Ucraina per aiutarla a respingere l’invasione russa del 24 febbraio scorso. All’inizio del conflitto il governo di Kiev ha più volte richiesto un coinvolgimento diretto della Nato nella guerra, stabilendo una no-fly zone con la propria aviazione sul cielo dell’Ucraina per impedire i bombardamenti russi, ma l’Alleanza Atlantica si è rifiutata nel timore che questo portasse a una escalation e a un proprio conflitto diretto con la Russia. Ciononostante, l’opinione dominante è che il confronto sia diventato una “guerra per procura”, in cui di fatto la Nato sostiene l’Ucraina, pur senza combattere direttamente al suo fianco, ma sempre con un obiettivo difensivo. Anche quando esponenti della Nato hanno affermato che l’Ucraina deve “vincere”, nessuno intende che va conquistata o pensa di invaderla e attaccare Mosca: l’obiettivo è sempre e soltanto quello di liberare un paese che è stato arbitrariamente e illegalmente invaso da una forza di occupazione straniera sulla carta molto più numerosa e meglio armata.
L’Ucraina ha rinunciato a chiedere di aderire alla Nato?
Nei negoziati condotti durante il primo mese di guerra, e nelle dichiarazioni del suo stesso presidente Zelensky in quei giorni, il governo di Kiev si era detto pronto a non chiedere più di entrare nella Nato, in cambio di garanzie internazionali sulla sicurezza del proprio paese. Prima che scoppiasse la guerra, la Nato – pur senza escludere tassativamente che avrebbe ammesso l’Ucraina, per rispetto dell’autodeterminazione dei popoli – aveva detto a Mosca che un’eventuale richiesta sarebbe stata un processo a lungo termine destinato a durare molti anni. L’ammissione è un procedimento lungo e complicato, che deve essere approvato, come tutte le decisioni della Nato, da tutti i membri dell’Alleanza all’unanimità
Perché dopo il crollo dell’Urss nel 1991 gli ex-paesi membri del Patto di Varsavia, e tre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica (Lituania, Lettonia, Estonia) hanno chiesto di entrare nella Nato?
Per il timore che in futuro la Russia, successore militare de facto dell’Urss, da cui ha ereditato l’arsenale nucleare, cercasse nuovamente di metterli sotto il suo controllo e li invadesse, come ha fatto con l’ex-repubblica sovietica di Georgia nel 2008 e con l’Ucraina nel 2014 e di nuovo in forma più massiccia quest’anno.
E perché ora anche Finlandia e Svezia vogliono uscire dalla neutralità in cui sono rimaste per tutto il dopoguerra ed entrare nella Nato?
Per la stessa ragione: il timore che prima o poi la Russia di Putin metta nel mirino anche loro. Finlandia e Svezia fanno già parte dell’Unione Europea, ma non si sentono lo stesso abbastanza sicure: dopo avere visto cosa è successo all’Ucraina, pensano che l’articolo 5 della Nato sia la migliore garanzia di sicurezza. Nei sondaggi delle ultime settimane, più del 70 per cento della popolazione in Finlandia e in Svezia, così come sia i partiti di governo che quelli di opposizione, si sono pronunciati per l’adesione alla Nato. Come Berlinguer nel 1976, anche loro dentro la Nato si sentono “più protetti”.