Zelensky, la porta socchiusa per aiutare il dialogo: "Lasciamo da parte la Crimea"
di Natasha Caragnano , di Natasha Caragnano“Sono pronto a parlare con Putin, ma non devono esserci ultimatum. I russi devono uscire dal nostro territorio, è il primo passo per poter parlare”, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo chiarisce diverse volte durante l’intervista a Porta a Porta che andrà in onda questa sera su Rai1 e che Repubblica ha potuto ascoltare in anteprima. Un colloquio di 48 minuti, il primo in una televisione italiana dall'inizio della guerra, in cui Zelensky chiede la pace per la propria gente e il rispetto della sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina.
La maglietta verde con cui tutti abbiamo ormai imparato a conoscerlo e la barba incolta, saluta l’Italia e ringrazia per gli aiuti umanitari e gli sforzi del governo Draghi. “Ma le trattative con la Russia diventano sempre più complicate perché i russi ogni giorno occupano villaggi, perché migliaia di persone hanno lasciato le loro case o sono sta…
“Sono pronto a parlare con Putin, ma non devono esserci ultimatum. I russi devono uscire dal nostro territorio, è il primo passo per poter parlare”, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo chiarisce diverse volte durante l’intervista a Porta a Porta che andrà in onda questa sera su Rai1 e che Repubblica ha potuto ascoltare in anteprima. Un colloquio di 48 minuti, il primo in una televisione italiana dall'inizio della guerra, in cui Zelensky chiede la pace per la propria gente e il rispetto della sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina.
La maglietta verde con cui tutti abbiamo ormai imparato a conoscerlo e la barba incolta, saluta l’Italia e ringrazia per gli aiuti umanitari e gli sforzi del governo Draghi. “Ma le trattative con la Russia diventano sempre più complicate perché i russi ogni giorno occupano villaggi, perché migliaia di persone hanno lasciato le loro case o sono state uccise dai russi. Vedo tracce di torture e uccisioni”. Il loro sangue adesso macchia la strada che porta al tavolo dei negoziati, spiega Zelensky.
Vite che nessuno potrà mai restituire e che l’Ucraina non può dimenticare e non può perdonare. “Le truppe russe devono lasciare il territorio che hanno occupato dal 24 febbraio. Devono liberare i nostri villaggi, le nostre case, restituire cosa è stato saccheggiato. Se ne vadano e rispondano per quello che hanno fatto. Come popolo non possiamo accettare compromessi per quello che riguarda la nostra indipendenza”. Per il presidente ucraino questo è il primo passo per poter sedersi a un tavolo e poter parlare di qualsiasi cosa.
Ma per portare la pace nel suo Paese Zelensky si dice pronto a mettere da parte la questione dell’indipendenza della Crimea, almeno per ora, visto che ostacola l’incontro tra i due presidenti. Chiarisce che non ha mai parlato di riconoscerla come parte della Federazione russa. “Abbiamo proposto che i nostri Stati regolarizzino la questione in futuro. Ma non abbiamo avuto alcuna risposta dalla parte russa”. Per quanto riguarda la possibilità di concedere una larga autonomia al Donbass la questione è diversa. “Larga autonomia di cosa? Lì non è rimasto nulla. I russi hanno ucciso, distrutto e ora chiedono l’autonomia. Noi non la riconosceremo mai”.
Nei giorni scorsi il presidente francese, Emmanuel Macron, ricorda Vespa nel corso dell’intervista, ha sottolineato l’importanza della costruzione della pace in Ucraina e di “non umiliare la Russia”. Ma secondo il presidente ucraino non spetta al suo Paese trovare la soluzione a questo: “Non dobbiamo cercare una via di uscita per la Russia, noi non siamo pronti a salvare la faccia a qualcuno pagando con i nostri territori”.
"So bene che Putin voleva portare a casa dei risultati – continua Zelensky – e non ci è riuscito, ma non è corretto da parte degli altri leader chiedere a noi di cedere i nostri territori. L’esercito russo è quattro volte più grande di quello ucraino, ma il nostro esercito può vincere”.
“Draghi ha ragione: possiamo vincere perché stiamo combattendo per la verità e non dobbiamo essere soli in questo”. Secondo Zelensky, l'Italia ha un ruolo da protagonista in Europa e un ruolo molto importante nel mondo. La sua fiducia e quella del popolo ucraino verso la mediazione culturale del nostro Paese è grande. “Sono molto grato a Draghi e felice che l'Italia abbia adottato le sanzioni europee. Credo che questi passi, anche nell'ambito del turismo, siano stati molto forti”.
Il presidente ucraino esprime la stessa gratitudine per Papa Francesco, ma ammette che il suo popolo non riesce ad accettare quell'immagine di due persone che camminano una accanto all'altra tenendo le bandiere della Russia e dell'Ucraina perché bandiera russa è diventa ormai sinonimo di occupazione.
Alla fine dell’intervista Zelensky scherza con Bruno Vespa, il quale gli chiede quando potrà tornare a intervistarlo a Kiev, senza alcuna minaccia di attacchi russi. "Io adesso non sto nel bunker. Questo è il centro di Kiev e io mi trovo nell'ufficio del presidente ucraino. Ogni giorno sono qui. Poi, se suonano le sirene, ovviamente mi nascondo, come gli altri”. Vespa, infine, gli chiede chi lo ha salvato la notte del 24 febbraio, quando è iniziata l'invasione russa: "Forse sono stato salvato da Dio e dal popolo ucraino", risponde Zelensky.