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Caso Nato-Turchia: aziende e aiuti militari, un filo diretto tra curdi e Paesi scandinavi

Stoccolma in particolare ha da tempo uno stretto rapporto con il Kurdistan
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LONDRA - Finlandia e Svezia non sono rimaste del tutto sorprese dal veto della Turchia al loro ingresso nella Nato, motivato dal presidente Erdogan con l'accusa secondo cui i due Paesi scandinavi ospiterebbero "organizzazioni terroristiche curde".


La questione è complessa. Il Kurdistan iracheno è un'entità autonoma, che ha avuto rapporti altalenanti tra indifferenza e interazione con la Turchia. Le forze armate curde vengono addestrate da Paesi della Nato, Italia inclusa. Il problema è il rapporto che Svezia e Finlandia hanno con la comunità di curdi turchi legati al Pkk, il partito operaio curdo considerato un'organizzazione terrorista dalla Turchia ma pure da Stati Uniti e Unione Europea, con il riconoscimento dell'asilo politico, da parte di Stoccolma e Helsinki, anche a chi viene condannato in Turchia per terrorismo. Secondariamente, c'è la questione dei curdi siriani e in particolare dello Ypg, la miliz…

LONDRA - Finlandia e Svezia non sono rimaste del tutto sorprese dal veto della Turchia al loro ingresso nella Nato, motivato dal presidente Erdogan con l'accusa secondo cui i due Paesi scandinavi ospiterebbero "organizzazioni terroristiche curde".


La questione è complessa. Il Kurdistan iracheno è un'entità autonoma, che ha avuto rapporti altalenanti tra indifferenza e interazione con la Turchia. Le forze armate curde vengono addestrate da Paesi della Nato, Italia inclusa. Il problema è il rapporto che Svezia e Finlandia hanno con la comunità di curdi turchi legati al Pkk, il partito operaio curdo considerato un'organizzazione terrorista dalla Turchia ma pure da Stati Uniti e Unione Europea, con il riconoscimento dell'asilo politico, da parte di Stoccolma e Helsinki, anche a chi viene condannato in Turchia per terrorismo. Secondariamente, c'è la questione dei curdi siriani e in particolare dello Ypg, la milizia principalmente curda, anche quella addestrata dalla Nato contro l'Isis, però numericamente meno consistente.


I rapporti sono stretti. Da dieci anni la Svezia ha un'ambasciata a Erbil, sede del Parlamento curdo. Nel 2016 il presidente svedese Lofven visitò Erbil, incontrando il presidente curdo Barzani. Settanta soldati svedesi sono andati in Kurdistan ad addestrare l'esercito curdo in tecniche di guerriglia e difesa contro armi chimiche. "Siamo amici del popolo curdo e il nostro obiettivo principale è sostenere l'autodeterminazione dei curdi", ha dichiarato il deputato svedese Fredik Malm.


In Svezia vivono 85 mila curdi: una presenza evidente anche nel Parlamento di Stoccolma, di cui sono membri sei deputati di origine curda. Ad essi si riferisce Erdogan quando afferma scandalizzato che in alcuni paesi scandinavi "ci sono dei curdi perfino in Parlamento". L'atteggiamento di Helsinki è simile: 50 soldati finlandesi hanno addestrato 1700 soldati curdi.

In Finlandia vivono ufficialmente 14 mila curdi, ma il numero reale dei finlandesi di origine curda è probabilmente più alto. L'anno scorso, la ministra degli Esteri svedese, Ann Linde, ha incontrato a Erbil una delegazione d'alto livello dei curdi; e in una visita ad Ankara ha dichiarato che la Turchia deve ritirarsi da Rojava, una delle quattro parti del Kurdistan, irritando il suo collega turco.


Per queste altre ragioni fonti del governo e del Parlamento svedese erano preoccupate da tempo che la Turchia potesse opporsi alla richiesta di entrare nella Nato. "Ci sono un sacco di curdi in Svezia, ci sono un sacco di deputati svedesi di origine curda e la Svezia è stata attiva sulla questione curda, ho paura che possa esserci una reazione dall'Ankara", aveva commentato il mese scorso sul Financial Times un alto funzionario svedese.

"La Turchia vorrà qualcosa in cambio", si è limitata a dire ieri la ministra Linde, apparentemente senza allarmarsi troppo, "sappiamo che il processo di adesione all'Alleanza atlantica comporta sempre delle incertezze e che la ratificazione dell'ingresso può venire usata per fini politici interni da alcuni membri della Nato". Fonti finlandesi dicono che Ankara sembra avere un problema più con Stoccolma che con Helsinki, notando che i loro contatti con la Turchia sono stati positivi. Dopo una telefonata con Erdogan a inizio aprile, il presidente finlandese Sauli Niinisto ha detto che la Turchia "appoggia gli obiettivi della Finlandia". Pekka Haavisto, ministro degli Esteri finlandese, consiglia pazienza: "Sono cose complicate, andiamo avanti un passo alla volta".