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Finlandia e Svezia nella Nato: cosa succede ora e le possibili conseguenze dell'ingresso

I due Paesi scandinavi hanno deciso di interrompere la loro storica neutralità, davanti a una Russia sempre più minacciosa. Ecco cosa è successo negli ultimi mesi e quali sono i prossimi passaggi
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LONDRA – La Finlandia ha preannunciato per la prossima settimana la richiesta ufficiale di adesione alla Nato. La Svezia ha reso noto che farà presto altrettanto. La Russia ha fatto sapere che ci saranno ritorsioni, ma non “atti ostili”: intanto ha tagliato il gas a Helsinki. Ecco che cosa comporta l’allargamento dell’Alleanza Atlantica per i due Paesi scandinavi e per gli equilibri militari in Europa.

Innanzi tutto, perché Finlandia e Svezia vogliono entrare nella Nato?

Perché si sono spaventate vedendo quello che è accaduto all’Ucraina. Per precisare meglio: le ha spaventate non soltanto l’invasione russa, ma il fatto che l’Ucraina, non facendo parte della Nato, non ha potuto contare sull’intervento diretto dell’Alleanza Atlantica in sua difesa, dovendo accontentarsi di aiuti militari, ovvero armi, munizioni, intelligence.  

LONDRA – La Finlandia ha preannunciato per la prossima settimana la richiesta ufficiale di adesione alla Nato. La Svezia ha reso noto che farà presto altrettanto. La Russia ha fatto sapere che ci saranno ritorsioni, ma non “atti ostili”: intanto ha tagliato il gas a Helsinki. Ecco che cosa comporta l’allargamento dell’Alleanza Atlantica per i due Paesi scandinavi e per gli equilibri militari in Europa.

Innanzi tutto, perché Finlandia e Svezia vogliono entrare nella Nato?

Perché si sono spaventate vedendo quello che è accaduto all’Ucraina. Per precisare meglio: le ha spaventate non soltanto l’invasione russa, ma il fatto che l’Ucraina, non facendo parte della Nato, non ha potuto contare sull’intervento diretto dell’Alleanza Atlantica in sua difesa, dovendo accontentarsi di aiuti militari, ovvero armi, munizioni, intelligence.  

E invece quando un Paese è membro della Nato cosa succede? 

Succede che, in base all’articolo 5 del Patto Atlantico, un attacco contro un Paese della Nato equivale a un attacco contro tutta la Nato, per cui tutti i membri dell’Alleanza (attualmente sono 30) devono rispondere insieme all’aggressione. Questo è da un lato un decisivo fattore deterrente: bisogna essere pazzi per aggredire un Paese della Nato sapendo che ti risponderanno in 30, tre dei quali (Usa, Regno Unito, Francia) in possesso di armi nucleari. Dall’altro lato è comunque confortante sapere che, se un Paese è così pazzo da attaccare lo stesso, ci saranno vaste forze e risorse pronte a intervenire in difesa dell’aggredito. 

C’è mai stato un attacco contro un Paese della Nato? 

No. O meglio, l’Argentina attaccò nel 1982 il Regno Unito per conquistare le isole Falkland, che rivendicava come proprie, ma in quel caso l’articolo 5 non venne invocato perché l’articolo 6 del Patto Atlantico specifica che il principio dell’autodifesa collettiva è applicabile soltanto ad attacchi contro territori degli Stati membri situati a nord del Tropico del Cancro. In pratica, gli ex possedimenti coloniali, come le Falkland e altri territori, non sono coperti dal Patto. 

Chi ha deciso che Finlandia e Svezia chiedano di entrare nella Nato? 

I rispettivi governi democratici. La decisione è conseguenza di una svolta nell’opinione pubblica delle due nazioni, manifestatasi dopo l’invasione russa dell’Ucraina: mentre in passato soltanto una minoranza delle rispettive popolazioni era favorevole all’ingresso nella Nato, dopo l’aggressione russa all’Ucraina più del 70 per cento dei finlandesi e più del 50 per cento degli svedesi si sono schierati per entrare nella Nato. L’iniziativa è appoggiata sia dai partiti di governo che da quelli di opposizione. 

Dunque, per chiarire eventuali dubbi, non è stata la Nato a proporre a Finlandia e Svezia di entrare nell’Alleanza, per rafforzarsi e minacciare la Russia? 

No. Al contrario, la Nato deve valutare la richiesta di Helsinki e Stoccolma, per poi decidere se accoglierla o meno. E deve essere accolta all’unanimità, da tutti i 30 attuali Paesi membri, altrimenti viene respinta. Se la Turchia si oppone, come ha per adesso ipotizzato il suo presidente Erdogan, dicendo di non poter guardare con favore all’ingresso di Finlandia e Svezia perché “danno ospitalità a organizzazione terroristiche curde”, la richiesta non passerà. 

Ed è verosimile che passi o non passi? 

La diplomazia è al lavoro per superare questo ostacolo. Il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg, ex premier norvegese, ha affermato nei giorni scorsi che il processo di adesione sarà “fulmineo”. In realtà potrebbero volerci dei mesi, se non un anno. 

Per essere ancora più chiari, visto che alcuni vedono la Nato come un’emanazione militarista e imperialista degli Stati Uniti: non c’è lo zampino dell’America dietro il piano per allargare la Nato a Finlandia e Svezia? 

No. Bisogna essere prigionieri dell’antiamericanismo a oltranza per crederlo. Oppure basta avere amici finlandesi o svedesi e chiedere a loro se vogliono entrare nella Nato per via di un complotto americano o per paura della Russia di Putin. 

Ma la Nato, dicono alcuni, non si è già allargata abbastanza? Dal crollo dell’Urss nel 1991 non ha fatto altro che espandersi a Est, inglobando Paesi fino alla frontiera con la Russia. 

Il punto da non dimenticare è che quei Paesi, rimasti per decenni sotto il controllo politico e militare di Mosca, che ne ha impedito, talvolta usando la forza, ogni sviluppo democratico, sono corsi a bussare alla porta della Nato, chiedendo di entrare, appena è crollata l’Urss. 

E perché bussavano, se l’Urss non c’era più ed erano diventati liberi e democratici? 

Perché non si fidavano. Temevano che, prima o poi, alla Russia sarebbe tornata voglia di aggredire i suoi vicini, i Paesi in passato nella sua sfera di influenza. Come in effetti è avvenuto, ma finora, guarda caso, soltanto nei Paesi che non avevano fatto in tempo a entrare nella Nato: come Georgia, nel 2008, e Ucraina, nel 2014 e 2022. Per qualche anno, dopo il crollo dell’Urss, era sembrato che la Nato avesse perduto la sua ragione di esistere: perché non c’era più un “nemico”. Poi si è scoperto che la ragione di esistere ce l’ha ancora: per citare quello che disse Enrico Berlinguer nel 1976, segnalando il distacco del Pci da Mosca, “dentro la Nato mi sento più protetto”. 

Se il processo per aderire alla Nato prenderà mesi, ci sono dei rischi per Finlandia e Svezia durante il periodo di interregno, in cui hanno presentato la richiesta di adesione ma non saranno ancora protetti dall’autodifesa collettiva dell’articolo 5 del Patto Atlantico? 

In teoria, sì: Mosca ha definito la loro decisione “una provocazione”, ha detto che sarà costretta a spostare nel mar Baltico, vicino alle frontiere della Scandinavia, parte della sue forze nucleari, e ha tagliato l'elettricità alla Finlandia, pur sostenendo che la misura non era correlata alla richiesta finlandese di entrare nella Nato, bensì a un mancato pagamento. In pratica, non ci sono tanti rischi per Helsinki e Stoccolma. In primo luogo, la stessa Russia ha già fatto parziale marcia indietro, precisando che ci saranno ritorsioni politiche, non “atti ostili” ovvero militari.
In secondo luogo, molti esperti di affari militari sostengono che la Russia ha già armi nucleari nell’area del Baltico, per esempio nell’enclave di Kaliningrad, e comunque non ha molta importanza dove siano basati i suoi missili, se sono in grado di colpire Londra in due minuti, come ha affermato nei giorni scorsi la tivù russa, e l’America in una ventina. In terzo luogo, il Regno Unito ha immediatamente firmato un patto di cooperazione militare con Svezia e Finlandia, mettendole teoricamente sotto la protezione delle proprie armi nucleari. Ed è difficile pensare che la Nato, se Finlandia e Svezia venissero attaccate dalla Russia nel bel mezzo del processo per aderire all’Alleanza atlantica, non darebbe loro ancora più assistenza di quella che sta dando all’Ucraina, con un diretto coinvolgimento militare. 

In definitiva, cosa avranno da guadagnare Finlandia e Svezia a stare nella Nato? 

Maggiore sicurezza. Entrambi membri dell’Unione Europea, schierati saldamente nel campo occidentale, erano tuttavia rimaste finora neutrali militarmente perché non sentivano il bisogno di appartenere a un’alleanza militare. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, hanno deciso che per loro la neutralità non è più un’opzione. 

E cosa avrà da guadagnare la Nato? 

Parecchio, perché sia Finlandia che Svezia hanno forze militari di grande valore, in particolare le loro forze speciali. Inoltre con l’ingresso di Finlandia e Svezia, il mar Baltico diventa “un mare della Nato”, come commentano alcuni analisti di affari militari. Non a caso i più contenti dell’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato sono i tre piccoli Paesi baltici, Lituania, Lettonia, Estonia, ex repubbliche sovietiche con una minoranza della popolazione di origine russa, che si sentono particolarmente minacciati da Mosca dopo quello che è successo all’Ucraina e che presto potranno contare sulla presenza di due grandi paesi della Nato alle loro spalle.  

E cosa ci perde la Russia? 

Da un certo punto di vista ci perde parecchio: i suoi confini con paesi della Nato raddoppiano con i 1300 chilometri di frontiera russo-finlandese. Mosca, o per la precisione Putin, ci perde anche la faccia: ha invaso l’Ucraina per impedire a un paese di entrare nella Nato e che l’Alleanza Atlantica si rafforzi, ha già ottenuto che due paesi entrino nella Nato e la rafforzino ancora di più di quanto avrebbe fatto l’eventuale futuro ingresso dell’Ucraina. Un clamoroso autogol. Tuttavia, non bisogna esagerare con la cosiddetta “sindrome dell’accerchiamento”. Anche dopo l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, soltanto il 6 per cento della frontiera russa confinerà con la Nato. La Russia è la nazione più grande del mondo. L’idea che, avvicinandosi ai suoi confini, la Nato possa rappresentare una minaccia esistenziale è figlia delle due invasioni subite da ovest nel corso della sua storia: da Napoleone nel 1812 e da Hitler nel 1941. Ma erano altri tempi. Non c’erano le armi nucleari e i satelliti spia. Senza contare che la Nato è per statuto un’alleanza difensiva. Putin usa l’espansione della Nato come una scusa per accendere il nazionalismo, l’ideologia con cui cerca di tenere in piedi il suo regime autocratico. Se la Russia non minacciasse i suoi vicini, bensì cercasse rapporti di cooperazione e amicizia con l’Europa, né Georgia, né Ucraina, tantomeno Finlandia e Svezia, avrebbero chiesto di entrare nella Nato.