✕

Russia, le mosse del ministro Shoigu: via l’Fsb e dialogo per uscire dal pantano

Ascolta l'audio

Il titolare della Difesa ha passato la guida della “operazione speciale” ai Servizi militari
2 minuti di lettura

MOSCA - Per settimane il segretario statunitense della Difesa Lloyd Austin aveva chiesto un colloquio con il suo omologo russo Sergej Shoigu. Invano. Fino a due giorni fa. "Abbiamo chiesto costantemente di avere questa conversazione e il ministro Shoigu ha acconsentito solo questa settimana. Che cosa lo abbia motivato a cambiare idea e ad accettare? Non lo sappiamo di certo", ha commentato un funzionario del Pentagono. La telefonata non ha risolto nessun "dossier caldo", né ha cambiato "l'atteggiamento dei russi", ha fatto sapere la stessa fonte, "ma è un ottimo segnale". Un'apertura, certo, che sarebbe sbagliato, però, leggere come sintomo di debolezza.

A dispetto delle voci, disseminate ad arte, che lo vorrebbero in disgrazia o, peggio, capro espiatorio del rallentamento dell'operazione militare speciale in Ucraina o addirittura pronto a tramare alle spalle del presidente russo Vladimir Putin, Shoigu non…

MOSCA - Per settimane il segretario statunitense della Difesa Lloyd Austin aveva chiesto un colloquio con il suo omologo russo Sergej Shoigu. Invano. Fino a due giorni fa. "Abbiamo chiesto costantemente di avere questa conversazione e il ministro Shoigu ha acconsentito solo questa settimana. Che cosa lo abbia motivato a cambiare idea e ad accettare? Non lo sappiamo di certo", ha commentato un funzionario del Pentagono. La telefonata non ha risolto nessun "dossier caldo", né ha cambiato "l'atteggiamento dei russi", ha fatto sapere la stessa fonte, "ma è un ottimo segnale". Un'apertura, certo, che sarebbe sbagliato, però, leggere come sintomo di debolezza.

A dispetto delle voci, disseminate ad arte, che lo vorrebbero in disgrazia o, peggio, capro espiatorio del rallentamento dell'operazione militare speciale in Ucraina o addirittura pronto a tramare alle spalle del presidente russo Vladimir Putin, Shoigu non mostra cedimenti. Certo, intorno alla metà di marzo, era scomparso dai riflettori, ma la sua assenza mediatica - insolita per un uomo onnipresente sui media e perciò popolarissimo - potrebbe essere stata solo un'abile mossa per ricordare a tutti, se ce ne fosse stato il bisogno, chi fosse "il vero volto" dell'operazione, come congetturò Andrej Soldatov, massimo esperto di servizi segreti russi, parlando con Repubblica. Mossa apparentemente riuscita: Shoigu avrebbe persino avuto la meglio sui "siloviki", gli uomini delle forze di sicurezza tradizionalmente vicini al leader del Cremlino.

Un indizio delle battaglie per il potere che stanno avvenendo dietro le quinte si può cogliere tra le righe di un servizio diffuso la scorsa settimana dalla tv Tsargrad intitolato: "I generali della vittoria. Chi è a capo dell'operazione speciale russa?". Si scopre che l'agenzia responsabile dell'offensiva in Ucraina non è più il Quinto Servizio dell'Fsb, ex Kgb, ma il famigerato Gru, l'intelligence militare. E che a prendere il posto del generale Fsb Sergej Beseda, arrestato e incarcerato nella prigione Lefortovo prima di essere reintegrato, è stato Vladimir Alekseev, primo vice dei servizi segreti militari, già implicato nell'avvelenamento di Sergej Skripal a Salisbury del 2018, nonché sanzionato dagli Usa per gli attacchi hacker durante le presidenziali americane 2016.

La promozione di Alekseev, ha osservato lo stesso Soldatov, altro non è che un successo di Shoigu, un outsider tra l'élite russa, ingegnere di formazione cresciuto nella Repubblica di Tuva al confine con la Mongolia, e approdato a Mosca nel 1990 dopo aver fatto carriera nel Partito Comunista. Erano gli anni del disastro di Chernobyl e del terremoto in Armenia e venne creata una sorta di Protezione Civile russa che poi divenne il ministero per le Emergenze, per vent'anni suo feudo e palcoscenico. Shoigu appariva sulla scena di ogni disastro con i giornalisti al seguito. Una passione, quella per le pubbliche relazioni, che ha mantenuto anche quando nel 2012 è diventato il titolare della Difesa tanto da classificarsi ogni anno come politico più popolare dopo Putin. Negli anni si è conquistato pure la fiducia del leader accompagnandolo in giro per la sua nativa Siberia e aiutandolo a promuovere la sua immagine di "uomo forte". Mentre alla Difesa ha presieduto teatrali esercitazioni teatrali, esibito nuove armi e rafforzato il Gru pescando agenti tra i ranghi delle forze speciali. Come Alekseev, un ex Spetsnaz che ha operato in Siria e nel Donbass.

Il passaggio di testimone da Beseda ad Alekseev, e dall'Fsb al Gru, non è un traguardo, ma una grande responsabilità. Vuol dire che ora spetta a Shoigu trovare una via d'uscita dal pantano ucraino e strappare una vittoria militare che soddisfi Putin. I successi o insuccessi sul campo di battaglia potrebbero determinare il suo futuro di ministro più longevo.