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Elezioni in Libano, la candidata più giovane: “Noi cambieremo il Paese. I vecchi politici dovranno andare via”

Verena el Amil (afp)
Intervista a Verena el Amil, ventiseienne candidata alle elezioni
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BEIRUT - Verena el Amil appartiene alla stessa fascia di età dei quasi 80 mila libanesi che fra il 2020 e il 2021 hanno deciso di lasciare il Paese, in cerca di un futuro migliore: ha 26 anni, ma rispetto a tanti suoi coetanei ha fatto la scelta opposta. Restare, e provare a cambiare un Paese che in quello stesso biennio ha visto quasi quintuplicare il tasso di migrazione, (+446%). El Amil, avvocatessa, un passato da leader del movimento studentesco e della rivolta popolare che nel 2019 ha messo in crisi gli equilibri politici nazionali, è la più giovane candidata alle elezioni che si sono tenute ieri in Libano. Indipendente, correva nel difficile distretto di Metn, a Nord di Beirut: a tarda serata il risultato della sua corsa non era ancora chiaro, ma la sua vittoria morale sì. La raccontavano l'attenzione della stampa e quella dei rivali, che venerdì sera sono arrivati ad aggredire lei e il suo team per impedire che distribuissero volantini. Di…

BEIRUT - Verena el Amil appartiene alla stessa fascia di età dei quasi 80 mila libanesi che fra il 2020 e il 2021 hanno deciso di lasciare il Paese, in cerca di un futuro migliore: ha 26 anni, ma rispetto a tanti suoi coetanei ha fatto la scelta opposta. Restare, e provare a cambiare un Paese che in quello stesso biennio ha visto quasi quintuplicare il tasso di migrazione, (+446%). El Amil, avvocatessa, un passato da leader del movimento studentesco e della rivolta popolare che nel 2019 ha messo in crisi gli equilibri politici nazionali, è la più giovane candidata alle elezioni che si sono tenute ieri in Libano. Indipendente, correva nel difficile distretto di Metn, a Nord di Beirut: a tarda serata il risultato della sua corsa non era ancora chiaro, ma la sua vittoria morale sì. La raccontavano l'attenzione della stampa e quella dei rivali, che venerdì sera sono arrivati ad aggredire lei e il suo team per impedire che distribuissero volantini. Di questa vittoria el Amil è perfettamente consapevole: "Già testimoniare con la mia presenza che i partiti tradizionali hanno perso la loro legittimità, che non sono gli unici a poter governare, è un grande risultato".


La domanda più scontata: perché non è partita?
"Nel 2019, quando abbiamo occupato piazza dei Martiri per chiedere un cambiamento, il 40 per cento della folla era composto da giovani come me. Non sono andata via, voglio dimostrare che qui c'è gente che non si rassegna: anche se allora non abbiamo vinto. E anche se non vinceremo nemmeno in queste elezioni: la legge elettorale infatti è stata fatta per favorire i vecchi partiti, e gli indipendenti come me corrono in salita. Ma ci siamo: per dire che il Libano siamo anche noi, che può e deve cambiare. Che se combattiamo possiamo ancora avere qualcosa, che restare è ancora una possibilità. Mi sono candidata per dimostrare tutto questo, prima ancora che per vincere".

E che reazioni ha avuto?
"Entusiaste da parte dei giovani: alcuni mai sarebbero andati a votare, e invece lo faranno per me. Ci sono ragazzi che mi hanno detto che non pensavano che una come loro potesse fare la differenza: ma con me hanno capito che si può provare. E ragazze che sono venute a dirmi che mai, in un Paese tradizionalista e maschilista come questo, avrebbero pensato di vedere in lista una giovane donna che non appartiene a nessuna famiglia. Ho rotto gli stereotipi, ho dato speranza. Io e quelli come me abbiamo già vinto, al di là dei numeri".



È un discorso molto bello il suo: ma in Paese tanto violento non pecca di ingenuità?
"Capisco che le mie parole possano sembrare retoriche: ma nelle università, quando abbiamo creato la prima lista laica e non settaria della storia del Libano, ci prendevano per sognatori. Ora la nostra è la lista più grande nelle 12 maggiori università del Paese. Siamo qui per restare: l'importante sarà continuare".

I risultati provvisori consegnano di nuovo il Libano in mano agli stessi partiti: Hezbollah, prima di tutto. Forse la gente non vuole tutto questo cambiamento.
"La legge elettorale è disegnata per far vincere i vecchi partiti. Le liste, le circoscrizioni, il settarismo. E la crisi economica rende più facile comprare i voti. Non è una battaglia facile la nostra. Ma noi siamo il vento del cambiamento, e continueremo a inseguire quelli che hanno portato alla rovina questo Paese fino a quando non perderanno del tutto la loro legittimità".



Crisi economica, disoccupazione, mancanza di cibo e di medicine: la lista dei problemi è infinita. Se sarà eletta da dove inizierà?
"Dall'età del voto. Si deve votare a 18 anni e non a 21. Piazza dei Martiri nel 2019 era piena di giovani: la loro voce deve essere ascoltata. E poi lotterò per l'indipendenza della magistratura: senza giustizia non c'è futuro e la strage del porto di Beirut, ancora senza colpevoli, lo dimostra. Infine le leggi anti-discriminazione: voglio mettere fine al sistema che fa ancora delle donne delle cittadine discriminate quando si parla di temi come l'eredità o la custodia dei figli".