Somalia, dopo 15 mesi di rinvii i parlamentari scelgono il nuovo presidente all'ombra della minaccia di Al Shabaab
di Natasha Caragnano , di Natasha CaragnanoIn Somalia, alle prime ore del mattino, i 329 parlamentari delle due Camere si sono riuniti in seduta comune per eleggere il nuovo presidente. In un hangar dell’aeroporto Aden Abdulle di Mogadiscio, capitale del Paese, hanno messo fine a un processo elettorale che va avanti da 15 mesi tra disordini e rinvii. Le elezioni avrebbero dovuto tenersi alla fine del mandato del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmaajo, nel febbraio 2021. Ma il processo è stato rallentato delle controversie politiche che hanno ostacolato il processo di elezione dei membri del Parlamento, da dispute tra governo federale e leader regionali sul modello elettorale da adottare e dai contrasti tra il presidente e il premier Mohamed Hussein Roble incaricato di coordinare l'intero processo.
La Somalia avrebbe dovuto tenere per la prima volta in 50 anni le elezioni dirette, ma è mancato l’accordo su una nuova Costituzione capace di garantire un quadro giuridico a procedure di …
In Somalia, alle prime ore del mattino, i 329 parlamentari delle due Camere si sono riuniti in seduta comune per eleggere il nuovo presidente. In un hangar dell’aeroporto Aden Abdulle di Mogadiscio, capitale del Paese, hanno messo fine a un processo elettorale che va avanti da 15 mesi tra disordini e rinvii. Le elezioni avrebbero dovuto tenersi alla fine del mandato del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmaajo, nel febbraio 2021. Ma il processo è stato rallentato delle controversie politiche che hanno ostacolato il processo di elezione dei membri del Parlamento, da dispute tra governo federale e leader regionali sul modello elettorale da adottare e dai contrasti tra il presidente e il premier Mohamed Hussein Roble incaricato di coordinare l'intero processo.
La Somalia avrebbe dovuto tenere per la prima volta in 50 anni le elezioni dirette, ma è mancato l’accordo su una nuova Costituzione capace di garantire un quadro giuridico a procedure di voto e collegi elettorali, costringendo così a optare per il modello di voto indiretto già usato nelle precedenti consultazioni. Il sistema prevede che siano i rappresentanti dei clan e della società civile somala a scegliere i propri delegati, che a loro volta scelgono i 275 membri della Camera dei rappresentanti e i 54 membri del Senato che rappresenta i cinque stati regionali della Somalia. Spetta quindi ai parlamentari votare per il presidente.
Le elezioni per il rinnovo del Parlamento sono iniziate nel luglio dello scorso anno e solo il 14 aprile scorso le due Camere hanno prestato giuramento. Dopo aver eletto i suoi nuovi legislatori e i presidenti delle due Camere, il 4 maggio il parlamento di Mogadiscio ha nominato un comitato di 17 membri – 11 deputati e sei senatori – incaricato di stabilire i criteri per lo scrutinio presidenziale e la data delle elezioni. Per evitare che i donatori internazionali tagliassero i finanziamenti al Paese africano, il Comitato ha deciso con un voto per alzata di mano di tenere le elezioni il 15 maggio, appena due giorni prima della scadenza fissata per formare un nuovo governo somalo.
Oggi saranno quindi i 329 parlamentari delle due Camere riuniti in seduta comune a eleggere il nuovo presidente, e si prevede che le votazioni si protrarranno fino a tarda notte. Sono 37 i candidati alla massima carica dello Stato, un dato mai registrato finora nel Paese del Corno d’Africa e che all'inizio era più alto. In settimana due candidati hanno annunciato,infatti, la loro uscita dalla corsa. L'elenco definitivo include il presidente in carica Mohamed Abdullahi Mohamed che si ricandida "in risposta all'appello del popolo somalo", impegnandosi a contiunare "sulla via del progresso e dello sviluppo".
Al termine dei quattro anni di mandato Mohamed è rimasto in carica, dopo che la Camera bassa del Parlamento ha approvato una proroga di due anni del suo mandato e di quello del governo federale, suscitando la rabbia dei leader del Senato e le critiche della comunità internazionale. Questo ha innescato disordini nell'aprile 2021 contro quella che consideravano l'estensione illegale del suo mandato da presidente. Mohamed ha quindi revocato la proroga e ha incaricato il premier di impegnarsi con i leader degli Stati regionali per tracciare un nuovo piano per il voto.
Tra i suoi principali contendenti ci sono due ex presidenti, che gli analisti vedono come favoriti, Hassan Cheikh Mohamoud, in carica prima di Farmaajo, e Sharif Cheikh Ahmed, 2009-2012, e l'attuale presidente dello Stato federale del Puntland Said Dani. Altri candidati di spicco sono l’ex premier Hassan Ali Khaire (marzo 2017-giugno 2020) e Fawzia Yusuf Adan, ex ministra degli Esteri e vice primo ministro dal 2012 al 2014.
Per vincere al primo turno, un candidato deve assicurarsi due terzi dei voti, o 219 schede. Ma gli osservatori specificano che questo non è mai avvenuto in Somalia e si aspettano un secondo, o anche un terzo, turno di votazioni per i quattro migliori candidati. I sondaggi sono imprevedibili e sembra che Mohamed dovrà affrontare una dura battaglia per la rielezione. Anche se il suo primo ministro non è in corsa per la presidenza, dietro le quinte lui e altri leader potrebbero giocare un ruolo decisivo nell'esito del voto."Ci sono segnali preoccupanti fanno credere che anche se non riuscirà a ottenere i voti necessari per la sua rielezione, è determinato a distorcere i risultati a favore del suo candidato preferito dell'opposizione e a impedire a specifici nomi di vincere anche se sono in vantaggio nei sondaggi", ha affermato Mohamed Mohamud, analista politico con sede a Mogadiscio all'agenzia di stampa statunitense Ap.
Nella capitale somala è stato decretato un coprifuoco di 33 ore per cercare di mantenere l'area al sicuro. I legislatori, il personale di sicurezza e tutti gli altri funzionari coinvolti nel voto sono gli unici liberi di muoversi durante queste ore. Le autorità temono che il gruppo islamista Al Shabaab possa tentare attentati durante le votazioni. L'insurrezione di Al Shabaab,un'affiliata di al-Qaeda considerata la più pericolosa dell'Africa, attanaglia la Somalia da oltre un decennio e la promessa fatta da Mohamed al suo insediamento nel 2017 di "sradicare" il gruppo non è stata mantenuta. L'obiettivo di al Shabaab è quello di rovesciare il governo centrale del Paese e di voler stabilire un proprio governo basato su una rigida interpretazione della sharia islamica - un insieme di precetti ricavati dal Corano, il libro sacro per i musulmani, e dai racconti della vita del profeta Maometto che agiscono come un codice di condotta a cui i musulmani devono aderire.
I candidati hanno contestato a Mohamed di non essere riuscito a sconfiggere la minaccia rappresentata dagli Shebab nè la diffusa corruzione. “Farmaajo aveva promesso di sradicare Al Shebab dalla Somalia in soli due anni quando si è insediato nel 2017. Una promessa non mantenuta”, ha sottolineato il suo predecessore, Hassan Sheikh Mohamud. L’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed è andato anche oltre, accusando il governo di essersi schierato con i gruppi terroristici.
La lotta ai miliziani rimarrà quindi una priorità del futuro governo, anche alla luce del recente attacco messo a segno contro una base della missione dell’Unione africana. Grave è inoltre la situazione umanitaria, con quasi il 90% della Somalia colpita dalla più grave siccità degli ultimi 40 anni. Secondo gli ultimi dati Onu, sono circa 6,1 milioni le persone che non dispongono di mezzi di sussistenza a causa della siccità.Tra le sfide che il prossimo leader somalo erediterà anche la lotta di potere tra il governo e gli Stati federali.