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Jumblatt: "La gente vuole cambiare. Basta interferenze"

Walid Jumblatt (reuters)
“Avrebbero voluto distruggerci, ma non ci sono riusciti. Ora deciderà mio figlio come procedere nella nostra battaglia”
2 minuti di lettura

Tutto si può dire di Walid Jumblatt meno che non sia un combattente. Protagonista da trent'anni della scena politica libanese, capo indiscusso della comunità drusa nonostante nel 2018 abbia ufficialmente ceduto lo scettro al figlio Taymur, Jumblatt è il campione indiscusso delle alleanze flessibili che sono da sempre il marchio di fabbrica di questo Paese. Una scelta che lui stesso ha più volte rivendicato come l'unica possibile per tenere al sicuro una minoranza, quella drusa, che conta circa il 5 per cento dei cittadini di questa nazione ma che sulla scena politica ha sempre avuto un peso specifico ben più forte. Una scelta che negli ultimi anni lo vede alleato di quelle stesse Forze libanesi che ha combattuto ferocemente negli anni di guerra civile.

Tutto si può dire di Walid Jumblatt meno che non sia un combattente. Protagonista da trent'anni della scena politica libanese, capo indiscusso della comunità drusa nonostante nel 2018 abbia ufficialmente ceduto lo scettro al figlio Taymur, Jumblatt è il campione indiscusso delle alleanze flessibili che sono da sempre il marchio di fabbrica di questo Paese. Una scelta che lui stesso ha più volte rivendicato come l'unica possibile per tenere al sicuro una minoranza, quella drusa, che conta circa il 5 per cento dei cittadini di questa nazione ma che sulla scena politica ha sempre avuto un peso specifico ben più forte. Una scelta che negli ultimi anni lo vede alleato di quelle stesse Forze libanesi che ha combattuto ferocemente negli anni di guerra civile.

Signor Jumblatt, la vostra alleanza - secondo i dati provvisori - ha perso due seggi nello Chouf, la montagna del Libano, la sua roccaforte: si sente sconfitto?
"Mi sento vincitore. Siamo riusciti a resistere. Avrebbero voluto cancellarci e invece eccoci qui, grazie alla fedeltà dei drusi".

Quando dice avrebbero voluto...
"Hezbollah e i suoi avrebbero voluto distruggerci. Non ci sono riusciti. Hanno perso loro e i loro alleati guidati dal presidente Aoun. Io sono alleato con le Forze libanesi, che sono i grandi vincitori di questo voto. Abbiamo tenuto i nostri seggi e consideriamo una buona cosa l'ingresso in Parlamento dei rappresentanti delle proteste di piazza. Sarà interessante vedere ora cosa faranno questi nuovi eletti: molto dipenderà da loro".

Parlando di rivoluzione: nel 2019 Piazza dei Martiri urlava "tutti i vecchi politici a casa. Tutti". Questo comprendeva anche lei...
"Non sono d'accordo. Noi rappresentiamo una minoranza. Una minoranza che ha detto chiaramente che non tollera nessuna egemonia, soprattutto quella di Hezbollah. Mi sono battuto per trent'anni contro il sistema settario: mio padre Kamal lo ha fatto prima di me ed è stato ucciso (nel 1977, secondo la leadership drusa su ordine del regime siriano, ndr). Non tutti i politici sono uguali: per questo noi abbiamo vinto e loro hanno perso. La gente ha chiesto cambiamento, ha detto basta alle perpetue interferenze di Hezbollah nella vita di questo Paese, alla sua volontà di controllo su tutto. La gente è ancora sotto shock per quello che è accaduto al porto di Beirut due anni fa: per questo ha chiesto cambiamento".

E da dove dovrebbe partire il cambiamento in Libano oggi?
"Dalla legge elettorale. Che non è fatta per dare rappresentazione a tutti ma perpetuare le divisioni settarie. Insieme a questo viene la giustizia, che deve essere messa in grado di agire in modo davvero indipendente: non c'è futuro senza che sia fatta giustizia per i crimini che sono stati commessi in questo Paese".

Quale futuro vede per il Libano con un Parlamento così diviso? Senza Hariri e i sunniti, molti guardano a voi come possibili mediatori fra i poli opposti.
"Questo non spetta a me dirlo. Ho combattuto la mia ultima battaglia, accanto a mio figlio: per lui e per tutta la nostra gente. Ma ora spetterà a lui decidere".

Lei è stato per anni un punto di riferimento per i governi stranieri quando si parlava di Libano. La comunità internazionale sembra piuttosto stanca di questo Paese, che appare incapace di uscire dal pantano in cui si è cacciato: soprattutto a causa dei suoi politici. Cosa si sente di dire, da parte in causa?
"Nulla. Sono esausto, non ho più nulla da dire a quelli che stanno fuori. Non siamo tutti uguali, gliel'ho già detto. Noi ci siamo battuti per anni per un sistema meno settario e per la giustizia: continueremo a farlo".