Elezioni in Libano, Hezbollah e i suoi alleati perdono voti
dalla nostra inviata Francesca Caferri , dalla nostra inviata Francesca CaferriBEIRUT – Non una valanga, ma una crepa: la prima, in un sistema di potere e in un Parlamento finora dominati dal gruppo sciita Hezbollah e dai suoi alleati. È il quadro che emerge dai risultati ancora provvisori delle elezioni legislative che si sono tenute ieri in Libano, le prime da quando il Paese è scivolato nella terribile crisi economica che ha portato l’80% della popolazione sotto la soglia di povertà.
Il gruppo sciita ha probabilmente tenuto tutti i suoi seggi: ma a perdere sono stati i suoi alleati cristiani, il Movimento patriottico libero del presidente della repubblica Michel Aoun. E il suo storico alleato druso Talal Arslane, che non è stato rieletto. L’alleanza riunita intorno a Hezbollah aveva finora 71 seggi sui 128 del Parlamento: è ancora in dubbio se arriverà ai 65 che servono per tenere la maggioranza. Il primo partito cristiano dovrebbe essere Forze libanesi, formazione di destra appoggiata dall'…
BEIRUT – Non una valanga, ma una crepa: la prima, in un sistema di potere e in un Parlamento finora dominati dal gruppo sciita Hezbollah e dai suoi alleati. È il quadro che emerge dai risultati ancora provvisori delle elezioni legislative che si sono tenute ieri in Libano, le prime da quando il Paese è scivolato nella terribile crisi economica che ha portato l’80% della popolazione sotto la soglia di povertà.
Il gruppo sciita ha probabilmente tenuto tutti i suoi seggi: ma a perdere sono stati i suoi alleati cristiani, il Movimento patriottico libero del presidente della repubblica Michel Aoun. E il suo storico alleato druso Talal Arslane, che non è stato rieletto. L’alleanza riunita intorno a Hezbollah aveva finora 71 seggi sui 128 del Parlamento: è ancora in dubbio se arriverà ai 65 che servono per tenere la maggioranza. Il primo partito cristiano dovrebbe essere Forze libanesi, formazione di destra appoggiata dall'Arabia Saudita che vede alla sua testa Samir Geagea, uno dei grandi signori della Guerra civile che per quindici anni ha spaccato il Paese.
Non solo: molto simbolica è la vittoria di un candidato indipendente nel Sud, zona nel Paese in mano a Hezbollah e al suo alleato Amal. È infatti la prima volta che un candidato apertamente schierato contro i due gruppi si afferma. Elias Jaradè è stato eletto in un seggio riservato ai cristiani ortodossi, ma ha fatto campagna su posizioni opposte a quelle portate avanti dai gruppi sciiti: i suoi predecessori avevano sempre sposato le posizioni di Hezbollah.
Il tasso di partecipazione, in un Paese che negli ultimi tre anni ha visto la moneta perdere il 90% del suo valore e l’emigrazione crescere in un anno del 446%, è stato molto basso. Ha superato di poco il 41 per cento contro il 55 del 2018, toccando il minimo del 27% nelle aree di Beirut distrutte dall’esplosione del 2020. L’annuncio dei primi risultati è stato salutato da cortei e colpi in aria in diverse zone del Paese: un bambino colpito da un proiettile vagante è in gravi condizioni a Tripoli, nel Nord.