“Non ridiamoli a Kiev”. Mosca vuole processare i reduci dell’acciaieria
di Daniele Raineri , di Daniele RaineriKHARKIV - La fine dell'assedio dentro all'Azovstal è un fatto locale che però riguarda l'intera guerra fra Russia e Ucraina. È chiaro che c'è stato un accordo a tre per risolvere la crisi fra il governo russo, il governo ucraino e i combattenti asserragliati dentro da due mesi. Adesso c'è da capire se questo accordo a tre è il preludio ad altri negoziati più ampi che vanno in direzione di un cessate il fuoco oppure se si tratta soltanto di un episodio isolato. In Russia sulla questione è cominciato un gioco delle parti. Il presidente Putin non ha preso una posizione definitiva e ha dichiarato che i prigionieri di Azovstal saranno trattati secondo la legge internazionale di guerra, ma è una dichiarazione che può significare tutto e il suo contrario. Dipende da come la Russia considera i combattenti catturati. Il 26 maggio la Corte suprema russa su richiesta della Procura generale prend…
KHARKIV - La fine dell'assedio dentro all'Azovstal è un fatto locale che però riguarda l'intera guerra fra Russia e Ucraina. È chiaro che c'è stato un accordo a tre per risolvere la crisi fra il governo russo, il governo ucraino e i combattenti asserragliati dentro da due mesi. Adesso c'è da capire se questo accordo a tre è il preludio ad altri negoziati più ampi che vanno in direzione di un cessate il fuoco oppure se si tratta soltanto di un episodio isolato. In Russia sulla questione è cominciato un gioco delle parti. Il presidente Putin non ha preso una posizione definitiva e ha dichiarato che i prigionieri di Azovstal saranno trattati secondo la legge internazionale di guerra, ma è una dichiarazione che può significare tutto e il suo contrario. Dipende da come la Russia considera i combattenti catturati. Il 26 maggio la Corte suprema russa su richiesta della Procura generale prenderà in esame la natura del reggimento Azov, per decidere se si tratta di un "gruppo terrorista" oppure no. Dal punto di vista formale gli uomini di Azov sono militari ucraini inquadrati nella Guardia nazionale, ma se la Corte russa dichiarasse che sono terroristi allora "le leggi internazionali di guerra" citate da Putin, che assicurano un trattamento dignitoso dei prigionieri, non varrebbero più.
Il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, ha dichiarato ieri durante una seduta plenaria che i prigionieri ucraini non devono essere scambiati con prigionieri russi, come propone il governo di Kiev, ma devono essere processati come criminali di guerra nazisti. La Duma spesso è incaricata di interpretare gli umori e la voce della Russia, alla quale poi il presidente Putin presta ascolto. Il Parlamento russo sta prendendo in considerazione l'idea di una legge che vieterebbe lo scambio di prigionieri con l'Ucraina e il capo della Commissione Esteri della Duma, Leonid Slutsky, ha proposto che la pena di morte per i combattenti di Azov catturati - e quindi una sospensione della moratoria sulla pena di morte in vigore in Russia dedicata in modo specifico ai sopravvissuti dell'acciaieria.
La resa degli uomini di Azov e la fine dell'assedio sono quindi il preludio a un accordo più generale? Un test di fiducia? Mark Galeotti, osservatore attentissimo delle questioni di sicurezza e di intelligence russa, dice a Repubblica che si tratta di un episodio che non porterà ad altri negoziati: "I russi volevano semplicemente finire l'assedio e hanno accettato di far uscire i feriti, non penso davvero che ci sarà altro".
Volodymir Fesenko, capo del centro studi politici ucraino Penta di Kiev, dice che "prima di tutto non si è trattato di una resa. Si tratta della fase iniziale dell'accordo per uno scambio tra i prigionieri usciti da Azovstal e prigionieri russi. Abbiamo consegnato i combattenti che erano feriti in modo grave e lo abbiamo fatto per salvare le loro vite. Un'altra parte di combattenti è stata fatta prigioniera come parte dell'accordo. Ma secondo i dati iniziali, meno della metà dei combattenti ha lasciato la Azovstal. Se ci sarà uno scambio di prigionieri, sarà un esempio positivo per altri negoziati, rafforzerà la fiducia reciproca. Sfortunatamente, stiamo vedendo l'opposto, la Russia sta già violando l'accordo e non è la prima volta. La Duma vuole proibire l'accordo di scambio di prigionieri e li vuole processare, se i russi fanno così rovinano i negoziati futuri e non si nominerà nemmeno più la parola fiducia".
Forse, chiediamo a Fesenko, i russi terranno gli ostaggi come carta da giocarsi durante i negoziati con l'Ucraina. "Chi dice così sono i "tradimentofili" (nomignolo affibbiato ai critici a tempo pieno del governo ucraino), che inconsciamente lavorano nell'interesse della Russia. La Federazione russa non ha bisogno dei combattenti di Azov per usarli come un asso nella manica, ma per montare uno show di propaganda che giustifichi la guerra: il Grande Processo ai nazisti. Inoltre hanno bisogno che quelli di Azov creino problemi alla società ucraina, per far perdere la fiducia nelle azioni del governo. È un piano subdolo del Cremlino, che riduce e non aumenta le possibilità di una pace tra Russia e Ucraina. Quest'operazione non farà che aumentare l'odio degli ucraini contro i russi".