✕

L’Europa pensa a nuovi bond comuni per pagare le armi che servono a Kiev

L’ipotesi spuntata ieri al vertice dei ministri della Difesa. Oggi la proposta di un fondo per ricostruire l’Ucraina
2 minuti di lettura

BRUXELLES - Un nuovo Recovery per la Difesa e per sostenere la ricostruzione in Ucraina. L'idea di ricorrere a una nuova forma di debito comune dopo il Next Generation Eu diventa sempre più concreta. Mirata sulla spesa militare. Ieri l'idea è stata discussa esplicitamente durante il Consiglio europeo dei ministri della Difesa ed è stata sostenuta da quelli che un tempo erano chiamati Paesi "frugali", a cominciare dai baltici e dall'Olanda.

A sollevare la questione è stato prima il ministro della Difesa dell'Estonia: "Se la guerra va avanti, non si può pensare che le spese vengano sostenute singolarmente. O almeno andrebbero scomputate dal calcolo del debito e del deficit". A ruota sono seguiti il rappresentante della Repubblica Ceca e quello della Slovacchia. E persino il "falco" olandese non ha detto no.

Il tutto è avvenuto in previsione dell'ipotesi e della proposta che stamani la Com…

BRUXELLES - Un nuovo Recovery per la Difesa e per sostenere la ricostruzione in Ucraina. L'idea di ricorrere a una nuova forma di debito comune dopo il Next Generation Eu diventa sempre più concreta. Mirata sulla spesa militare. Ieri l'idea è stata discussa esplicitamente durante il Consiglio europeo dei ministri della Difesa ed è stata sostenuta da quelli che un tempo erano chiamati Paesi "frugali", a cominciare dai baltici e dall'Olanda.

A sollevare la questione è stato prima il ministro della Difesa dell'Estonia: "Se la guerra va avanti, non si può pensare che le spese vengano sostenute singolarmente. O almeno andrebbero scomputate dal calcolo del debito e del deficit". A ruota sono seguiti il rappresentante della Repubblica Ceca e quello della Slovacchia. E persino il "falco" olandese non ha detto no.

Il tutto è avvenuto in previsione dell'ipotesi e della proposta che stamani la Commissione metterà sul tavolo. La prima riguarda la possibilità di istituire un altro Fondo per sostenere la ricostruzione in Ucraina. Una soluzione nata dall'interlocuzione con gli Usa secondo cui Kiev avrebbe bisogno almeno per il prossimo anno di 5 miliardi al mese e una parte dovrebbe essere finanziata dall'Ue.

L'altra è concentrata proprio sulla Difesa. Ci sono due provvedimenti destinati a soddisfare due esigenze immediate: una riguarda il rifinanziamento dell'Epf (European Peace Facility), il fondo che ha già stanziato due miliardi per le armi ucraine. La seconda è la costituzione di una "Task force" che nel breve periodo possa comprare congiuntamente uno stock di munizioni. Perché una delle necessità dei 27 consiste nel ricostituire gli arsenali che si stanno via via svuotando per il sostegno all'Ucraina. Sarebbe una centrale-acquisti ma non permanente. Però verrebbe dotata di una disponibilità che al momento oscilla tra 1 e tre miliardi. Da considerare che il pacchetto della Commissione potrebbe prevedere per questi acquisti l'esenzione dell'Iva. Una manovra che avrebbe un peso economico non indifferente.

Tutte esigenze che stanno dunque mettendo sul tappeto l'eventualità di concentrare l'impegno in un Fondo finanziato da debito comune. Esattamente come era stato proposto dalla Francia e dall'Italia nel corso del vertice europeo di Versailles. "Per la Difesa - ha osservato l'Alto Rappresentante, Josep Borrell, al termine del Consiglio - gli europei devono spendere insieme, di più e meglio. Perché spendere di più senza farlo insieme sarebbe un enorme spreco che aumenterebbe le duplicazioni".

Ma nel documento che la Commissione presenterà oggi c'è anche altro aspetto. E riguarda la costruzione e lo sviluppo di armi nuove. Il disegno, il "Defence Program", si basa sulla prospettiva di definire bisogni e capacità industriali dei singoli Stati membri per dare vita a progetti operativi comuni. Sostanzialmente l'obiettivo è creare stabilmente consorzi europei per la ricerca, lo sviluppo e la costruzione delle armi. Si tratta del primo passaggio del cosiddetto "Strategic Compass" presentato lo scorso marzo. Su questi ultimi progetti - elaborati dal commissario francese al mercato interno, Breton - la Francia ha cercato di mettere il cappello nel tentativo di esercitare, come spesso capita a Parigi, una egemonia nel settore militare. Ma è stata fermata da Germania, Italia, Spagna e Svezia che hanno reclamato il pieno coinvolgimento. "Attuare rapidamente la Bussola Strategica, attraverso il Piano di implementazione militare - ha sottolineato il ministro italiano della Difesa, Lorenzo Guerini, che ieri ha incontrato proprio Breton - è una priorità politica per l'Ue".