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Tripoli, fallito il blitz armato di Bashagha. Scontri tra le fazioni dei “due premier"

(afp)
Nei combattimenti risulta ferita anche una guardia libica dell’ambasciata italiana: “Non è grave”
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La Libia fa un altro passo verso il precipizio. Il bilancio è di un morto e un ferito grave ma poteva andare peggio dopo quello che è accaduto ieri mattina a Tripoli, quando uno dei due premier di questo Paese lacerato ha provato a prendersi con la forza lo scettro del governo, e se ne è dovuto fuggir via sconfitto e scortato per evitare un bagno di sangue. La capitale libica si è svegliata sotto i colpi di combattimenti feroci, con armi pesanti e raffiche di fucili automatici. Tra i feriti c'è anche una delle guardie diplomatiche che proteggono l'ambasciata italiana: lo ha colpito un proiettile vagante, per fortuna "in modo non grave".

A tentare il colpo di mano è stato il premier del governo di stabilità nazionale Fathi Bashagha, designato dalla Camera di Tobruk e appoggiato dal generale Haftar ma non dalla comunità internazionale, che lo considera illegittimo e continua a sostenere (con sempre minore convinz…

La Libia fa un altro passo verso il precipizio. Il bilancio è di un morto e un ferito grave ma poteva andare peggio dopo quello che è accaduto ieri mattina a Tripoli, quando uno dei due premier di questo Paese lacerato ha provato a prendersi con la forza lo scettro del governo, e se ne è dovuto fuggir via sconfitto e scortato per evitare un bagno di sangue. La capitale libica si è svegliata sotto i colpi di combattimenti feroci, con armi pesanti e raffiche di fucili automatici. Tra i feriti c'è anche una delle guardie diplomatiche che proteggono l'ambasciata italiana: lo ha colpito un proiettile vagante, per fortuna "in modo non grave".

A tentare il colpo di mano è stato il premier del governo di stabilità nazionale Fathi Bashagha, designato dalla Camera di Tobruk e appoggiato dal generale Haftar ma non dalla comunità internazionale, che lo considera illegittimo e continua a sostenere (con sempre minore convinzione) il premier uscente Abdulhamid Dbeibah. Logorato dall'inattività, ieri Bashaga ha provato a prendersi la capitale ma il tentativo è fallito. È entrato in città prima dell'alba accompagnato da alcuni dei suoi ministri e scortato dai miliziani della brigata Nawasi comandata da Mustafa Gaddur, fratello dello storico ambasciatore libico in Italia e attuale ministro degli Esteri designato dallo stesso Bashaga, Hafed Gaddur. Doveva essere l'atto di forza per insediare un governo unitario, ma Bashagha ha commesso un errore di calcolo, forse male ispirato dall'intelligence di uno dei molti Paesi che giocano un ruolo nella grande bolgia libica: invece di far sgretolare l'appoggio a Dbeibah, si è trovato contro tutte le altre milizie, rimaste fedeli a Tripoli.

L'epilogo è arrivato quando anche la potente brigata salafita 444 si è schierata con Dbeibah, costringendo Bashagha a lasciarsi scortare fuori da Tripoli e a tornarsene a Est con le pive nel sacco. Orala situazione è ancora più intricata di prima. Con questo quarto e probabilmente ultimo tentativo di spezzare un equilibrio del tutto instabile, il già indebolito Bashagha ha perso una fetta consistente della sua credibilità residua. In "5 o 6 ore" di scontri e tensione, ha liquidato quel che restava del suo patrimonio politico. Da mesi, ormai, la Libia veleggia con due premier a metà: da un lato Dbeibah, espressione della Tripolitania e appoggiato dalla comunità internazionale ma ormai delegittimato dal fallimento del suo governo di scopo, che aveva un unico obiettivo le elezioni e lo ha fallito senza dimettersi. Dall'altro Bashagha, il premier designato che prometteva di spezzare i lacci della corruzione che paralizzano la Libia ma ha presentato una lista di ministri infinita nei numeri e discutibile nei nomi, figlia dei soliti pagherò politici.

E in questa paralisi collettiva con due premier e nessun governo legittimo, ora un Bashagha indebolito potrebbe dimettersi o rilanciare instaurando un governo parallelo a Sirte. In entrambe le opzioni, all'orizzonte si vedono solo nubi. In Egitto, uno dei Paesi che sostenevano il tentativo del nuovo governo di Bashaga, sono in corso negoziati difficili e finora inconcludenti tra il Parlamento e il Consiglio di Stato: la strada è appena iniziata e piena di curve, e c'è una data imminente, il 22 giugno, che segna uno spartiacque pericoloso: "Quel giorno cadrà anche il Consiglio presidenziale - dice l'analista Daniele Ruvinetti - e non resterebbe neppure un'istituzione pubblica con base legale. Se la Ue non entra subito in campo, con l'Italia e la Francia unite e in prima fila, la Libia precipiterà". Servirebbe un rimpasto di governo che innesti nuovi ministri a garanzia della Cirenaica, rimettendo in moto e accelerando il progetto elettorale che si sta provando a definire al Cairo. Ma resta da definire con quale timoniere: tra Dbeibah delegittimato e Bashagha indebolito potrebbe emergere una terza figura, ma si rischia di aggiungere un nuovo protagonista invece di sostituire i precedenti. E il rumore di sottofondo è di nuovo quello dei kalashnikov.