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Intervista al ministro della Difesa polacco Mariusz Blaszczak: "L'Ucraina deve vincere la guerra"

Il rappresentante del governo di Varsavia, che domani a Roma incontrerà il ministro italiano Guerini, plaude all'ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: "Non facciamoci intimidire. Siamo dalla parte giusta ed è la Russia che dovrebbe avere paura. Non il contrario”
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BERLINO - Domattina il ministro della Difesa polacco Mariusz Blaszczak sarà a Roma per incontrare il suo omologo italiano Lorenzo Guerini e per partecipare alle celebrazioni della battaglia di Montecassino, vinta anche grazie al generale Wladyslaw Anders con il suo esercito polacco. E qui Blaszczak spiega perché l’"Ucraina deve vincere la guerra”, cosa ne pensa della proposta di Macron di un’unione politica europea e del rischio di un’escalation nucleare.


Ministro, la Finlandia e la Svezia hanno chiesto di entrare nella Nato. Che cosa ne pensa?
“La dolorosa esperienza delle ultime settimane di guerra in Ucraina ci insegna che non si può e non si deve credere alla Russia. Il Cremlino sta cinicamente perseguendo una politica di espansione neo-imperialista. Lo sta facendo a costo della vita e del futuro di un'intera generazione di ucraini. La decisione di Finlandia e Svezia di avviare la procedura di adesione alla Nato &eg…

BERLINO - Domattina il ministro della Difesa polacco Mariusz Blaszczak sarà a Roma per incontrare il suo omologo italiano Lorenzo Guerini e per partecipare alle celebrazioni della battaglia di Montecassino, vinta anche grazie al generale Wladyslaw Anders con il suo esercito polacco. E qui Blaszczak spiega perché l’"Ucraina deve vincere la guerra”, cosa ne pensa della proposta di Macron di un’unione politica europea e del rischio di un’escalation nucleare.


Ministro, la Finlandia e la Svezia hanno chiesto di entrare nella Nato. Che cosa ne pensa?
“La dolorosa esperienza delle ultime settimane di guerra in Ucraina ci insegna che non si può e non si deve credere alla Russia. Il Cremlino sta cinicamente perseguendo una politica di espansione neo-imperialista. Lo sta facendo a costo della vita e del futuro di un'intera generazione di ucraini. La decisione di Finlandia e Svezia di avviare la procedura di adesione alla Nato è un'ottima notizia per la sicurezza della Polonia e dell'Europa. Si tratta di un reale incremento del livello di sicurezza dei Paesi europei ed è una risposta alle richieste della Russia di non estendere la Nato. La Russia sta subendo ciò che si è meritata: ostracismo e perdita di credibilità. Non è più un interlocutore e nessuno presterà attenzione alle sue idee immaginarie sui nuovi 'rischi'".

Mosca segnala spesso il rischio di un’escalation nucleare. Quanto è realistica?
“Naturalmente, la Polonia e i suoi alleati monitorano e analizzano costantemente e attentamente la retorica russa in ambito nucleare. La riteniamo inequivocabilmente negativa. È completamente falsa, ingiustificata e infondata. Non abbiamo dubbi che l'obiettivo di questi messaggi sia soprattutto scoraggiare noi e l'intera Alleanza dal fornire un sostegno politico e militare sempre più efficace all'Ucraina. È anche un gioco calcolato per intimidire l'opinione pubblica e rompere l'unità dell'alleanza. Ma non avrà successo. Al contempo Putin e i suoi sostenitori sono consapevoli che la Nato è anche un'alleanza nucleare credibile e forte che mantiene l'unità d'azione. La cosa più importante, quindi, è non farsi intimidire. Siamo dalla parte giusta ed è la Russia che dovrebbe avere paura. Non il contrario”.



Però molti argomentano che mandare sempre più armi all’Ucraina è un modo per aggravare il conflitto e non può favorire una de-escalation.
“Non si può parlare di de-escalation se l'aggressore usa ogni mezzo per distruggere un Paese senza avere alcun motivo razionale per farlo. Siamo dinanzi a un attacco ingiustificato da parte della Russia, che ha sempre adottato una postura da superpotenza nella nostra area, cercando di rendere i nostri Paesi dipendenti, sottometterli e intimidirli. Pertanto, l'unica strada è quella di fornire un sostegno forte e duraturo all'Ucraina. E questo sotto tutti gli aspetti: diplomatico, militare, umanitario e sociale. L'Ucraina non può essere lasciata sola e deve vincere questa guerra”.

Pensa che il presidente ucraino Zelensky dovrebbe accettare l’annessione della Crimea e di altri territori come parte di un accordo di pace con la Russia?
“Gli ucraini e il presidente Zelensky sanno perfettamente cosa possono e cosa devono fare. È uno Stato sovrano e indipendente, quindi i suoi leader decideranno da soli, in autonomia, del proprio futuro. Il popolo ucraino lo ha già dimostrato con la sua incredibile ed eroica resistenza alla Russia. Questo da solo li legittima a decidere del proprio destino. Dell'Ucraina decideranno gli ucraini stessi, non il Cremlino”.


Al recente G7 il ministro degli Esteri ucraino Kuleba ha chiesto di nuovo l’invio di jet militari in Ucraina. Lei sarebbe d’accordo?
“Gli ucraini stanno combattendo per la sopravvivenza del loro Paese, per cui qualsiasi forma e richiesta di rafforzare le loro forze armate non è sorprendente. Per loro è 'essere o non essere'. Sembra che, nelle dinamiche di questa guerra, tutte le carte siano sul tavolo e tutte le strade siano aperte. Tuttavia, ricordiamo che la Nato non è parte in causa in questa guerra. I nostri soldati non stanno combattendo lì”.

Non pensa che la guerra in Ucraina dovrebbe essere un’occasione per rafforzare le capacità di difesa dei Paesi europei? Anche con un esercito comune?
“Da anni discutiamo su come rafforzare le capacità di difesa dei Paesi europei sfruttando le opportunità di cooperazione all'interno dell'Ue. Ricordiamo tuttavia che la maggior parte di noi, cioè gli Stati democratici d'Europa, sono membri della più forte alleanza politica e militare della storia del mondo: la Nato. Pertanto, la ricerca di alternative o di nuove idee può portare alla divisione o alla duplicazione delle capacità già sviluppate e indebolire il legame transatlantico, fondamentale per contenere la Russia. In un momento di reale necessità dobbiamo ricorrere a soluzioni già collaudate e funzionanti. Cerchiamo pertanto di sviluppare, perfezionandole, le strutture già esistenti. Questa è la strada per una deterrenza efficace”.


E invece cosa ne pensa della proposta del presidente francese Macron di favorire un’unione politica che possa includere anche il Regno Unito e l’Ucraina?
“È difficile discutere di progetti di questa portata nella fase di definizione dell'idea stessa, ma lo ripeto ancora una volta: con la duplicazione di alcune strutture si rischia la frammentazione della comunità e l’indebolimento di istituzioni esistenti. L'offerta all'Ucraina non dovrebbe quindi essere rimodulata. Non gioverebbe né all'Ucraina né ai membri dell’Ue: ridurrebbe significativamente l'effetto stabilizzante che l'offerta di adesione all'Ue potrebbe avere”.

Il membro della Duma russa Oleg Morozow ha avvertito che dopo l’Ucraina toccherà alla Polonia di essere “denazificata”. È una minaccia che temete?
“Non abbiamo e non intendiamo avere paura della Russia. In Polonia viviamo da secoli con questa 'spada di Damocle' dell’aggressività della Russia. Ne abbiamo anche parlato a gran voce, anche quando non era gradito. La Russia è stata ed è una minaccia per la nostra civiltà, indipendenza e libertà, e questo non dovrebbe mai essere dimenticato. Già nel 2008, in occasione di un comizio a Tbilisi, capitale della Georgia, il defunto presidente polacco Lech Kaczynski, durante la guerra russo-georgiana, disse profeticamente: 'Sappiamo bene che oggi la Georgia, domani l'Ucraina, dopodomani gli Stati baltici, e più tardi potrebbe essere il momento del mio Paese, della Polonia'. Questo avvertimento è stato espresso un decennio fa. Già allora c'erano chiari sintomi della tendenza aggressiva della politica del Cremlino. Oggi, di fronte all'avverarsi di queste parole, dobbiamo opporci alla Russia in modo inequivocabile - come Polonia, Europa e Nato. Insieme, all'unanimità e in solidarietà”.


La Russia ha già cominciato a bloccare gasdotti, lo ha fatto anche con il vostro Yamal. Come avete reagito?
“La diversificazione delle fonti energetiche della Polonia è un processo in corso da tempo e la guerra di Putin in Ucraina non farà che accelerarlo. La nostra indipendenza energetica sta già aumentando: basti pensare all’interconnettore tra gas Polonia-Lituania, aperto di recente, che consentirà al gas del terminale Gnl di Klaipeda di arrivare nel nostro Paese, al porto del gas di Swinoujscie, in costante espansione, o infine al BalticPipe, un investimento chiave nella regione. Grazie a questi elementi, combinati con l'estrazione autonoma, la Polonia non cederà al ricatto energetico del Cremlino. I nostri avvertimenti che la Russia avrebbe usato l’energia come un’arma si sono rivelati veri. L'Europa, e l'intero mondo democratico, si trovano ad affrontare la guerra in corso in Ucraina, una guerra scatenata in nome di ambizioni imperiali celate dietro il mantello della disinformazione e delle menzogne di Mosca. Temi come la sicurezza energetica e l'aiuto agli ucraini e all'Ucraina accomunano molti Paesi e organizzazioni internazionali. Solo questo sforzo congiunto, espresso dalla massimizzazione delle sanzioni, dagli aiuti militari e umanitari all'Ucraina, dall'attività sulla scena internazionale, può costringere Putin a fermare ciò che lui stesso ha iniziato: il più grande conflitto armato in Europa dalla Seconda guerra mondiale. L'unità dimostrata allora dagli Alleati è altrettanto necessaria per noi oggi”. 

L’Ungheria sta bloccando il sesto pacchetto di sanzioni. Con Budapest siete alleati nel gruppo Visegrad. Come si convince Orbán?
“Il tema della dipendenza energetica e dell'uso da parte del Cremlino delle esportazioni di materie prime come elemento di pressione politica non è una novità. La novità, tuttavia, è uscire dai piani e dalle dichiarazioni e affrontare la dura realtà che mostra la dimensione della dipendenza dei singoli Paesi dalla Russia per le materie prime. Non tutti i Paesi sono in grado di abbandonare la loro politica precedente da un giorno all'altro. Tutte le decisioni sulle sanzioni introdotte a livello dell’Unione Europea sono prese in modo solidale, sulla base di due importanti pilastri: la sicurezza dei nostri cittadini e l'efficacia della pressione politica sul regime di Mosca. Vorrei sottolineare che la Polonia, come gli altri Paesi della regione, si aspetta che l'Ungheria sia solidale con le misure adottate congiuntamente”.