Biden vola in Asia per rinsaldare l’alleanza contro Russia e Cina
dal nostro inviato Paolo Mastrolilli , dal nostro inviato Paolo MastrolilliSEUL - Joe Biden arriva in Corea del Sud per il primo viaggio asiatico della sua presidenza, con in tasca un piano per strozzare l’industria petrolifera russa che senza dubbio irriterà Cina e India. La prova concreta di come la guerra in Ucraina sia ormai una sfida geopolitica globale, e si intreccia con le ambizioni di Pechino, il rischio di vedere la stessa aggressione contro Taiwan, e Pyongyang che vuole attenzione preparando test missilistici e forse nucleari durante la visita.
Ieri mattina, subito prima di partire per Seul, Biden ha ospitato alla Casa Bianca la premier svedese Magdalena Andersson e il presidente finlandese Sauli Niinistö, per celebrare la richiesta dei due …
SEUL - Joe Biden arriva in Corea del Sud per il primo viaggio asiatico della sua presidenza, con in tasca un piano per strozzare l’industria petrolifera russa che senza dubbio irriterà Cina e India. La prova concreta di come la guerra in Ucraina sia ormai una sfida geopolitica globale, e si intreccia con le ambizioni di Pechino, il rischio di vedere la stessa aggressione contro Taiwan, e Pyongyang che vuole attenzione preparando test missilistici e forse nucleari durante la visita.
Ieri mattina, subito prima di partire per Seul, Biden ha ospitato alla Casa Bianca la premier svedese Magdalena Andersson e il presidente finlandese Sauli Niinistö, per celebrare la richiesta dei due Paesi di entrare nella Nato, «alleanza necessaria ora più che mai», ha detto ieri. Nonostante le resistenze turche, o forse proprio per superarle, con questa forte manifestazione di supporto per due partner che hanno risposto all’aggressione di Vladimir Putin allargando il fronte degli alleati che lui voleva ricacciare indietro. Secondo il New York Times, l’amministrazione ha già preparato un piano per togliere a Mosca i profitti del petrolio, che fruttano al Cremlino 20 miliardi di dollari al mese, scavalcando le incertezze degli europei. Lo scopo è negare a Putin i soldi con cui finanzia la guerra, senza alimentare l’inflazione.
Il primo passo sarà imporre un tetto massimo al prezzo a cui si può comprare il petrolio russo, per tagliarne nettamente i ricavi, e poi imporre sanzioni secondarie ai Paesi che non lo rispetteranno. I pagamenti non verranno inviati a Mosca, ma messi su conti stranieri dove potranno essere prelevati solo per acquistare cibo e altri generi di prima necessità. Le sanzioni secondarie significano che anche i clienti asiatici di Putin, soprattutto Cina e India, verrebbero punite se non rispettassero il tetto dei prezzi, e così il piano si intreccia con la missione di Biden. Lo scopo infatti è rassicurare gli alleati orientali che gli Usa non li hanno dimenticati a causa dell’Ucraina, ma nello stesso tempo rinsaldare i ranghi proprio per contrastare la sfida lanciata dalle autocrazie di Mosca e Pechino.
In Corea il presidente non visiterà la zona demilitarizzata, dove il predecessore Donald Trump era andato per un incontro tanto appariscente quanto inutile con Kim Jong-un. Invece rinsalderà l’alleanza col nuovo leader conservatore di Seul, Yoon Suk-yeol, che vuole adottare una linea più dura verso Pyongyang, pur offrendo tutto l’aiuto possibile per contrastare la nuova ondata di Covid; prospetta una collaborazione più stretta con la Nato; e promette di superare i rancori storici col Giappone, nel nome della reciproca sicurezza. Kim infatti vuole tornare al centro dell’attenzione, dopo la fallimentare corte di Trump, e perciò ha ripreso i test dei missili. L’intelligence americana si aspetta che ne lancerà qualcuno durante la visita, ma teme anche che riprenda le esplosioni nucleari: «Siamo pronti ad entrambe le possibilità», ha detto ai giornalisti il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.
Domenica Biden si trasferirà in Giappone per vedere il nuovo premier Fumio Kishida, ringraziarlo per il sostegno sull’Ucraina che ha concretizzato inviando a Kiev anche materiali militari, coordinare la risposta a Pyongyang, forse mettere le basi per un vertice a tre con Yoon. Poi il capo della Casa Bianca lancerà l’Indo Pacific Economic Framework, ossia la toppa che cercherà di mettere alla decisione di Trump di abbandonare la Trans-Pacific Partnership, con cui aveva lasciato alla Cina campo libero sui commerci nella regione. Non è la stessa cosa, i critici già rimproverano la superficialità del progetto, ma almeno è un tentativo di ristabilire la leadership. Riaffermata sullo sfondo dell’incubo che Pechino prenda Mosca a modello, e replichi a Taiwan l’invasione dell’Ucraina. Una minaccia diretta tanto per Seul quanto per Tokyo, le cui isole più meridionali sono a poche centinaia di miglia da Taipei. La costruzione dell’alleanza asiatica contro le autocrazie diventerà sistematica martedì, con la riunione del Quad che metterà insieme agli Usa e al Giappone anche India e Australia.
Lo scopo è sfilare il premier indiano Narendra Modi dall’abbraccio con Putin, e magari tirare dentro anche Seul, in modo da costruire l’embrione di una Nato orientale per fronteggiare Cina e Russia: «Il messaggio del viaggio – ha detto Sullivan – è la visione di come il mondo può funzionare quando le democrazie si mettono insieme a costruirne l’architettura. Non è indirizzato contro un Paese specifico, ma pensiamo che Pechino lo ascolterà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA