Libano, Hezbollah apre al dialogo dopo la sconfitta elettorale
di Francesca Caferri , di Francesca CaferriIl leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, torna a parlare dopo i risultati delle elezioni legislative di domenica scorsa, che hanno visto la coalizione guidata dal suo partito perdere seggi e la maggioranza nel Parlamento libanese. "Nessuno puo' rivendicare che la maggioranza appartiene a questo o quel gruppo", ha affermato il capo del partito filo-Iran, riconoscendo per la prima volta la sconfitta, seppur parziale: Hezbollah come partito non ha perso voti, ma li hanno persi i suoi importanti alleati sia cristiani che drusi. "Vuoto, caos e fallimento" sono "l'alternativa al partenariato e alla cooperazione", ha messo in guardia Nasrallah.
Il Parlam…
Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, torna a parlare dopo i risultati delle elezioni legislative di domenica scorsa, che hanno visto la coalizione guidata dal suo partito perdere seggi e la maggioranza nel Parlamento libanese. "Nessuno puo' rivendicare che la maggioranza appartiene a questo o quel gruppo", ha affermato il capo del partito filo-Iran, riconoscendo per la prima volta la sconfitta, seppur parziale: Hezbollah come partito non ha perso voti, ma li hanno persi i suoi importanti alleati sia cristiani che drusi. "Vuoto, caos e fallimento" sono "l'alternativa al partenariato e alla cooperazione", ha messo in guardia Nasrallah.
Il Parlamento uscito dalle urne domenica è molto più polarizzato di quello uscente. Da una parte Hezbollah e i suoi alleati, primo fra tutti il partito cristiano guidato dal presidente Michel Aoun. Dall'altra il gruppo cristiano di destra Forze libanesi, appoggiato dall'Arabia Saudita e guidato dall'ex signore della guerra Samir Geagea. In mezzo, il vuoto lasciato dal ritiro dalla scena politica dell'ex premier sunnita Saad Hariri che i questi anni ha spesso avuto un ruolo di mediazione fra i due estremi. Importante inoltre la presenza - tredici seggi - di candidati legati al movimento di protesta che dal 2019 chiede cambiamento in Libano: non è ancora chiaro se il gruppo dei nuovi arrivati riuscirà a coalizzarsi e lavorare insieme.
Il rischio è quello di uno stallo, pericoloso in un Paese che vive la peggiore crisi economica della sua Storia, con una valuta che ha perso il 90 per cento del valore in tre anni e l'80 per cento della popolazione sotto la linea di povertà, secondo le stime delle Nazioni Unite. Solo un governo solido potrà contrattare con il Fondo monetario internazionale le condizioni per un prestito che è necessario per far ripartire l'economia: dopo le elezioni il cambio lira dollaro è passato da 27 mila a 30 mila lire per dollaro. E benzina e pane hanno ricominciato a scarseggiare. Lunedì Hezbollah aveva dimostrato la sua rabbia per il deludente risultato bruciando, nella notte, il "Pugno", monumento simbolo della protesta in Piazza dei Martiri, cuore di Beirut.