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Lo spettro delle armi laser nel conflitto ucraino

(ansa)
Il Cremlino ha parlato di armi laser per distruggere i droni, ma gli analisti sono scettici sull'esistenza di un’arma del genere gli analisti sono scettici. Ecco a che punto è la ricerca in Russia, Stati Uniti ed Europa
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Ormai sul campo di battaglia sono stati usati sistemi bellici d’ogni tecnologia: dalle “loitering munition”, anche chiamate droni kamikaze, che cercano da soli i bersagli da bombardare, alle apparecchiature da guerra elettronica. Ordigni evoluti per una carneficina combattuta oggi soprattutto nelle trincee come a Verdun o nel Carso di un secolo fa. Il Cremlino ora ha parlato di sistemi laser, schierati proprio in Ucraina con un compito speciale: distruggere i droni. Secondo il vicepremier Yury Borisov questi raggi letali possono colpire fino a 5 chilometri di distanza: “Li abbiamo testati martedì e hanno incenerito un bersaglio a 3 miglia in 5 secondi”.

“Se devo…

Ormai sul campo di battaglia sono stati usati sistemi bellici d’ogni tecnologia: dalle “loitering munition”, anche chiamate droni kamikaze, che cercano da soli i bersagli da bombardare, alle apparecchiature da guerra elettronica. Ordigni evoluti per una carneficina combattuta oggi soprattutto nelle trincee come a Verdun o nel Carso di un secolo fa. Il Cremlino ora ha parlato di sistemi laser, schierati proprio in Ucraina con un compito speciale: distruggere i droni. Secondo il vicepremier Yury Borisov questi raggi letali possono colpire fino a 5 chilometri di distanza: “Li abbiamo testati martedì e hanno incenerito un bersaglio a 3 miglia in 5 secondi”.

“Se devono ricorrere alle armi laser vuole dire che li stiamo sconfiggendo in modo catastrofico”, ha commentato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sull’esistenza di un’arma del genere gli analisti sono scettici. E’ dai tempi dell’Unione Sovietica che Mosca studia l’impiego bellico dell’“energia diretta”. Le applicazioni però sono state rivolte allo spazio, con l’intento di usare il “raggio che uccide” contro i satelliti spia, campo dove le ricerche sono state incrementate proprio negli scorsi anni. L’idea di fondo è stata poi trasferita dai satelliti ai droni, perché hanno una peculiarità comune: i visori ottici, telecamere ad alta definizione o di altri sensori, sono molto delicati e vengono completamente “bruciati” dall’impatto di un laser. In pratica, se un drone viene accecato, a quel punto non può condurre attacchi né compiere sorveglianze: diventa impossibile pure continuare a pilotarlo da distanza.

I prototipi russi conosciuti hanno un limite: sono molto grandi, perché hanno bisogno dei generatori che forniscano un raggio così potente da inoltrarsi oltre l’atmosfera. Esistono pure sistemi miniaturizzati, che trasformano la tecnologia dei “disegnatori laser” impiegati per guidare bombe e missili contro bersagli specifici in uno strumento per “oscurare” i droni. Ma in questo settore Mosca pare molto in ritardo rispetto ai Paesi della Nato, alla Cina e - secondo alcuni osservatori - persino all’Iran, che lavora in questo campo dai tempi del conflitto contro Saddam Hussein. L’industria russa hi-tech è molto carente sul fronte della miniaturizzazione ed è in difficoltà nel trasformare i concetti sovietici in piccoli apparati portatili: come si vede ogni giorno sul campo di battaglia, gli equipaggiamenti degli invasori sono più ingombranti e meno efficienti di quelli occidentali o cinesi.

Putin ha concesso fondi enormi per colmare il gap e nel 2018 ha incluso i laser tra le priorità belliche, chiamate enfaticamente “armi invincibili”, ipotizzando che possano rimpiazzare in futuro di missili terra-aria nella contraerea. Il vicepremier Borisov, in un'intervista tv, ha chiamato il nuovo sistema d’armi “Zadira” e ha specificato che è più potente del precedente “Peresvet”, dal nome di un monaco guerriero ortodosso medioevale che morì in combattimento. I risultati concreti però non sono chiari. Anche il Pentagono negli ultimi anni sta spingendo molto su queste ricerche, investendo per rendere operative “armi a energia diretta” imbarcate sulle navi militari e persino su semoventi terrestri: alcune sono in fase avanzata di test e possono non soltanto “accecare” i visori ma distruggere imbarcazioni, aerei ed elicotteri focalizzando un calore enorme sugli obiettivi, fino a far esplodere il carburante. In Europa invece le ricerche sono guidate da tedeschi e britannici, che puntano a costruire mezzi corazzati con un laser in torretta al posto del cannone. Il futuro della guerra, che supera la fantascienza.