Azovstal, l'addio del fotografo-soldato: rilascia le sue foto in rete come testamento
"A proposito, mentre sono prigioniero vi lascio le mie foto in alta qualità, mandatele a tutti i premi giornalistici e concorsi fotografici. Sarà molto bello se vinco qualcosa, dopo essere uscito". L'ultimo tweet di Dmytro Kozatsky, conosciuto da tutti come Orest, non poteva che essere accompagnato dalle ultime immagini dall'acciaieria Azovstal che per quasi tre mesi gli ha assicurato protezione contro gli assalti russi, insieme a centinaia di commilitoni.
Più di venti foto caricate in una cartella su Google Drive, attraverso un link pubblico e disponibile a tutti, diventate il testamento del fotografo-soldato che non ha mai smesso di raccontare attraverso il suo obiettivo le condizioni di vita all'interno dell'acciaieria. "Bene, questo è tutto. Grazie dal rifugio di Azovstal, il luogo della mia morte e della mia vita", ha scritto nel suo ultimo post su Twitter il giovane combattente. Immagini di volti sfigurati, feriti, amputati e cure in condizioni estreme. Una galleria dei dannati destinata a rimanere scolpita nella memoria della guerra, che gli è valso l'appellativo di "occhio di Azovstal".