Mosca annuncia la vittoria a Mariupol: “Si sono arresi tutti, Azovstal è nostra”
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciODESSA - L'ultimo brandello di Ucraina libera è stato strappato via da Mariupol. La pancia dell'enorme acciaieria Azovstal, dal 21 aprile rifugio e fortino dei soldati di Kiev, si è svuotata. "Con la resa di altri 531 difensori, l'impianto è totalmente sotto il controllo delle nostre forze armate", ha annunciato il governo di Mosca. Il ministro della Difesa Serghei Shoigu in serata ha comunicato personalmente al presidente Putin la "fine dell'operazione" e la completa liberazione della fonderia. Mariupol, la città martire, ora è del tutto russa.
In meno di cento ore dal dedalo di cunicoli ferrosi dell'acciaieria di era sovietica sono usciti 2.439 combattenti. La cifra è quella riferita dal Cremlino, perché Kiev ha deciso di non diffondere alcun dettaglio né di confermare ufficialmente la fine dell'evacuazione. L'ultimo gruppo di militari, stando alle fonti russe, si è c…
ODESSA - L'ultimo brandello di Ucraina libera è stato strappato via da Mariupol. La pancia dell'enorme acciaieria Azovstal, dal 21 aprile rifugio e fortino dei soldati di Kiev, si è svuotata. "Con la resa di altri 531 difensori, l'impianto è totalmente sotto il controllo delle nostre forze armate", ha annunciato il governo di Mosca. Il ministro della Difesa Serghei Shoigu in serata ha comunicato personalmente al presidente Putin la "fine dell'operazione" e la completa liberazione della fonderia. Mariupol, la città martire, ora è del tutto russa.
In meno di cento ore dal dedalo di cunicoli ferrosi dell'acciaieria di era sovietica sono usciti 2.439 combattenti. La cifra è quella riferita dal Cremlino, perché Kiev ha deciso di non diffondere alcun dettaglio né di confermare ufficialmente la fine dell'evacuazione. L'ultimo gruppo di militari, stando alle fonti russe, si è consegnato nel tardo pomeriggio ed è stato trasferito nelle prigioni e nei campi di filtrazione dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk. Tra gli irriducibili c'erano gli uomini del discusso Reggimento Azov e i marine della 36° Brigata. A quanto dichiara il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministro della Difesa russo, il comandante Azov Denis Prokopenko è stato portato via dall'acciaieria con un veicolo blindato speciale.
"I residenti lo odiavano e volevano ucciderlo per le numerose atrocità commesse", sostiene il generale. Nel videomessaggio postato sui suoi canali social, Prokopenko ha fatto capire che la resa non è stata una sua decisione. "Il comando militare superiore ha dato l'ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città di Mariupol". Prokopenko ha specificato anche che i militari feriti e i civili - tra cui 85 donne e 47 minori - erano già stati tutti evacuati. Sono stati trasportati fuori anche dei cadaveri. "Abbiamo sempre insistito in questo, le nostre tre priorità erano: i civili, i feriti e gli eroi caduti".
Con il leader dell'Azov si sono arresi il suo vice, Sviatoslav Palamar detto "Kalina", e il comandante della 36° brigata dei marine Sergei Volyn. Su una chat russa è stato pubblicato il video di Volyn che, sottoposto a un rapido interrogatorio davanti a uno dei pullman, racconta: "Tutti i miei sono usciti, c'erano anche stranieri nell'Azovstal tra le unità delle forze armate dell'Ucraina, ma non so niente di addestratori stranieri". Sulla stessa chat, ma in un altro filmato, si vede uno dei prigionieri che mostra sul collo e sul braccio tatuaggi in stile nazi.
Che nel buio dell'Azovstal qualcuno dei combattenti ucraini abbia pensato fino all'ultimo di continuare la resistenza lo si intuisce dalle parole che il presidente Volodymir Zelensky pronuncia a metà pomeriggio. "Questo venerdì i difensori di Mariupol hanno avuto il chiaro segnale dal loro Comando militare che possono uscire e salvare le loro vite". Aggiungendo: "Presto il ritiro sarà completato. A oggi tutti i civili che erano bloccati nell'impianto sono stati portati via, così come i medici, i feriti gravi e quelli non gravi". Zelensky ha anche rivelato una circostanza sinora non conosciuta. "Molti nostri piloti sono morti cercando di sfondare ad Azovstal".
Cosa succederà adesso ai prigionieri in mano a Putin è tutto da definire. Olga Boiko, moglie di uno dei marine, alle tv ha fatto leggere il messaggio che giovedì suo marito le ha scritto prima di sparire. "Ciao. Ci arrendiamo. Non so se sarò in grado di contattarti ancora e se ci rivedremo. Ti amo, baci". Adesso, per Kiev sarà l'ora delle trattative per tentare uno scambio di prigionieri con Mosca, da condurre anche con la mediazione internazionale, ha spiegato Zelensky, citando il contributo di Turchia, Svizzera, Israele e Francia. "Sono colloqui molto difficili e molto fragili", ammettono, nel giorno in cui si spegne l'ultima speranza per Mariupol.