La foto del giorno

Se questi sono uomini

Il video pubblicato dal New York Times mostra i civili ucraini catturati dalle forze armate russe, messi in fila e poi giustiziati. Tornano in mente le parole di Levi: c'è chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle

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Bucha. Foto ANSA/NEW YORK TIMES
Bucha. Foto ANSA/NEW YORK TIMES 
Le forze paracadutiste russe catturano un gruppo di uomini ucraini che vengono condotti in fila verso un cortile dove poco dopo verranno giustiziati: gli uomini - dice la didascalia - camminano ricurvi, con un braccio sulla testa e l'altro a tenere la cintura del compagno davanti.

Nessuna violenza somiglia a un’altra, nessun orrore è parente di un altro; la Storia si ripete ma non identica a sé stessa, e piuttosto occorre dire che, nel bene e nel male, si ripete l’umano. I paragoni e i paralleli non hanno senso. E chiedersi, davanti a immagini così, se questi siano uomini, presuppone - prima che la domanda tormentosa di Levi - la risposta implicita è inevitabile: sì, lo sono. Sono uomini.
C’è semmai - per stare alla riflessione che Levi porta all’estremo in quel libro ultimo e straordinario che è "I sommersi e i salvati" - da evocare la parola vergogna.

E c’è un’altra vergogna più vasta, la vergogna del mondo. È stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che nessun uomo è un’isola, e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c’è chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, così da non vederla e non sentirsene toccato.

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